CyberCultura

Cina, internet café da regime

Regolamentare, controllare, impedire incidenti, spingere sul business: c'è questo dietro la decisione di portare i circa 110mila café cinesi sotto le grandi aziende di stato
28 ottobre 2003
Punto Informatico

Roma - Una nuova operazione di normalizzazione è stata decisa d'imperio dal regime pechinese a proposito dei circa 110mila internet café oggi operanti nel paese della Grande Muraglia.

Secondo quanto riferito dall'agenzia di stato Xinhua, infatti, il Governo intende attuare una vera e propria rivoluzione che gli consenta di mantenere il controllo su questi posti di ritrovo sempre più popolari. Gli internet café sono d'altra parte spesso presi d'assalto soprattutto dai giovani, nei quali trovano terreno facile dipendenze come il gioco d'azzardo o, cosa più preoccupante per Pechino, idee politiche scomode spesso derivanti da “letture non controllate” di materiali pubblicati su internet.

Le parole chiave usate dal regime pechinese questa volta sono "regolamentazione" e "standardizzazione" associate ad altre come "preoccupante" e "sfuggevole", un mix di termini che i dirigenti della Repubblica popolare sono usi considerare con estrema gravità. A confermare le intenzioni del Governo è stato Liu Yuzhou, alto funzionario del ministero della Cultura, secondo cui saranno un centinaio circa le grosse aziende, partecipate in massima parte dallo Stato, ad assumere il controllo dei café. Tra queste anche i colossi delle TLC cinesi.

Le giustificazioni per l'operazione, oltre al mero controllo politico ed ideologico, non mancano. C'è l'incendio in un café di Pechino che un anno e mezzo fa costò la vita a 25 persone e ci sono numerose illegalità riscontrate dagli ispettori del regime, già noti per la loro propensione a far chiudere café sgraditi ai dipartimenti locali del Partito comunista.

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