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Linux: La filosofia

1 novembre 2003 - Edoardo Valsesia
Linux non è solo un sistema operativo ma anche un modo per concepire la programmazione e lo sviluppo del software.

Tanto si sente parlare in questi periodi di Linux e di free software; il problema maggiore è che molti ne parlano perché qualcuno ne ha parlato loro, e spesso queste informazioni "tramandate oralmente" iniziano a circolare in maniera errata o con qualche tipo di "personalizzazione" che nulla ha a che vedere con ciò che in verità è la filosofia Linux.

Leggevo pochi giorni fa in un quotidiano locale questa definizione di free software: «Distribuire un software come ’free software’ altro non vuol dire che rilasciarlo come freeware ma per i sistemi Linux» che si concludeva poi con: «[...] e le aziende possono prendere questo software per rivendelo ad ignari clienti». Partiamo da questi esempi per illustrare per sommi capi cosa sia effettivamente il free software.

In prima battuta, si può dire che un software rilasciato come free sia un software liberamente utilizzabile da chiunque senza alcuna restrizione, in forma sorgente o compilata; anche la distribuzione e la modifica dello stesso non sono vincolate sebbene, in caso di modifiche all’originale, ne debba essere sempre essere indicato l’autore.

Con queste poche righe, che spiegano per sommi capi cosa sia il software free (o libero), abbiamo già demolito le tesi errate citate poco sopra: il freeware ed il software libero hanno in comune soltanto la non onerosità del prodotto, ma il secondo è molto di più: spesso, anche l’autore del più misero programma freeware non ne fornisce i sorgenti, mentre grazie al software libero possiamo, se capaci ed interessati, leggere i sorgenti di programmi come Apache, sendmail e molti altri. Inoltre, il programma freeware non è modificabile, cosa che non avviene con il free software a patto che l’autore delle modifiche non reclami la paternità del software.

Prendiamo ora la fine della definizione sopra riportata: il software distribuito come free può essere venduto? La GPL (Generic Public License, Licenza Pubblica Generica), che definisce cosa sia e come debba essere trattato il free software, non lo nega affatto, sebbene ci siano delle clausole: non è in nessun caso possibile far sembrare il software come proprio solamente perché lo si vende e non si può vendere un software rilasciato come free con una differente licenza d’uso; per questo, gli utenti che sopra sono definiti "ignari" non lo sono affatto o, almeno, non dovrebbero esserlo!
Il consiglio è comunque di leggere per intero la GPL reperibile tramite qualsiasi motore di ricerca o, per chi abbia già Linux installato (o sia in procinto di farlo!), nelle directory di documentazione del programmi, solitamente /usr/doc/*. Una traduzione in italiano è reperibile sul sito di Open Press.

Adesso, come per tutte le cose, cerchiamo di ridimensionare il discorso: Linux non vive solamente di software libero, esistono anche realtà che scrivono software proprietario e non è sancito da nessuna parte che utilizzando Linux si debba utilizzare solamente software libero (software che comunque esiste anche per altri sistemi): pochi sono, in verità, gli esempi di software a pagamento o shareware: più spesso si vedono pacchetti etichettati come "non-free" per il fatto, ad esempio, di contenere algoritmi proprietari (si pensi al formato Gif, ad esempio); oppure perché tale software sia liberamente utilizzabile da privati ma non a scopo commerciale oppure sia distribuito solamente in forma binaria (come Netscape). Ma prendiamo l’esempio del software non utilizzabile liberamente per scopi commerciali: perché etichiettarlo "non free" quando per l’utente casalingo non lo è? Semplicemente, per il fatto di non essere attinente ai dettami della GPL, che indica software free il software che ha le caratteristiche viste sopra indipendentemente da chiunque ne faccia uso ed in qualsiasi situazione.

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