Cambiare social si può: da Facebook a Mastodon
"E' il momento di cambiare i social" è l'articolo di Riccardo Luna (Repubblica, 5 ottobre 2021) in relazione al blackout di Facebook, Instagram e Whatsapp. L'articolo finisce in questo modo "Nei social non scorre solo 'il male del mondo', ma anche le nostre vite, i nostri affetti, i rapporti lavorativi. Dei social abbiamo bisogno e non ne faremo a meno. Ma è venuto il momento di cambiarli davvero."
Ma non dice nulla di nulla su come. Nulla su come sostituirli, su che piattaforme usare, su come sceglierle. Identifica il problema, lo segnala, ma manca la risposta. Allora mi permetto di segnalare che le alternative esistono e non bisogna andare neanche troppo lontano per trovarle.

Al contrario di Facebook dove lo scontro, per esempio, tra fascisti e antifascisti, tra nonviolenti e guerrafondai è posto in un sistema e in una struttura in cui risulta funzionale a un modello di business, Mastodon è una grande rete libera e decentralizzata di proprietà della comunità, priva di algoritmi e pubblicità, il cui obiettivo è rimettere la rete nelle mani degli utenti.
Su Mastodon non ci sono algoritmi che decidono per voi cosa dovete vedere. Non ci sono pubblicità e non c’è alcuna profilazione. Siete davvero liberi. E non liberi nel senso “posso dire quello che voglio senza censura!” perché su Mastodon ci sono regole di convivenza molto chiare. Però sarete liberi dalla profilazione pubblicitaria e dalle Big Tech.
Cambiare si può e le alternative ci sono. Perché la libertà è un valore troppo importante per lasciarla in mano a pochi soggetti globali che non rispondono a nessuno - se non ai rispettivi proprietari - e che odiano, per questo motivo, la democrazia.
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