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La morte del brevetto

Recensione del libro "Informatica solidale 2" di Berra e Meo.
12 settembre 2007 - Loris D'Emilio

copertina libro

Se la gente avesse compreso, al tempo in cui gran parte delle idee odierne sono state sviluppate, come si sarebbero concessi in futuro i brevetti, e avesse allora ottenuto brevetti, l'industria del software sarebbe oggi ad un punto di stallo completo. Bill Gates (citato in introduzione al cap. 9 del libro)

Si può intitolare la recensione di un libro citando pedissequamente un paragrafo dell'ultimo capitolo del libro stesso?
E si può iniziare la medesima recensione con l'introduzione dello stesso, ultimo capitolo?
Si. E a maggior ragione quando nelle poche parole di una citazione e del titolo di un paragrafo è raccolta la summa dell'intero libro.

Arrivare a quel nono capitolo, introdotto da un pensiero del massimo esponente tra i fautori della brevettabilità del software (quel Bill Gates che ha acquistato i manoscritti di Leonardo Da Vinci, quello stesso Bill Gates che ha acquistato, insieme ad un rampollo dei Getty, circa 120milioni di fotografie - per digitalizzarle e tutelarle dall'incuria del tempo, dice lui!) che svela in modo apparentemente così ingenuo "il lato oscuro della Forza", leggerne i primi otto paragrafi in cui gli autori ricostruiscono le sotterranee guerre commerciali tra le Corporate (l'unico vero Potere oggi nel mondo, che ha spazzato via tutti gli altri), e tra queste e le piccole aziende-pirata (il cui unico scopo è brevettare tutto il brevettabile, anche le cose più stupide e/o inutili, sperando che un domani una qualche grossa azienda usi in modo sprovveduto qualcosa di già brevettato per poterla citare per danni e chiedere risarcimenti miliardari ... "investimenti sul futuro, insomma), per arrivare al quel nono paragrafo il cui titolo è, appunto, "la morte del brevetto".

I motivi di questa "morte" sono così sintetizzati:
1) lo spostamento dei processi innovativi in ambito scientifico (la "Repubblica delle Scienze", come viene chiamata da Berra e Meo), dove non si è mai pensato che vi potesse essere un meccanismo diverso dalle conoscenze libere;
2) i brevetti, proprio perchè equivalgono a mettere sotto chiave le conoscenze, sono dannosi per il progresso della Scienza.
3) le conoscenze avanzano su ronti d'onda molto vasti, e vale il principio di Huygens-Fresnel, detto in altre parole qualunque innovazione in qualunque momento non è frutto del nanerottolo salito sulle spalle del gigante, ma è la sovrapposizione di infiniti contributi elementari precedenti;
4) gli esaminatori degli uffici brevetti, per svolgere la loro funzione con equità, dovrebbero essere milioni e ciascuno di essi dovrebbe avere conoscenze molto estese e approfondite nella sua area di competenze. Nell'impossibilità di operare correttamente, gli uffici brevetti (di cui si è oltremodo detto in riferimento ai libri di Lessig, dove il giurista americano mette in guardia dal fatto che in America non esiste un database comune dove chiunque possa accedere per poter verificare se un determinato brevetto esiste già e chi ne sia il legittimo proprietario) rischiano di accettare qualunque idea, anche la più strampalata (ed il test che gli autori suggeriscono di fare è qualcosa di veramente interessante: provate anche voi, inserite in un motore di ricerca una qualunque parola - in inglese - seguita dal termine "patent"; Berra e Meo hanno provato con "toilet" e "patent", divertitevi a leggere quali e quanti brevetti esistano al mondo ... sul gabinetto!)

Come sono giunti gli autori a queste conclusioni? Ripercorrendo la storia dell'innovazione tecnologica degli ultimi anni da un punto di vista economico, sociologico, tecnologico. In estrema sintesi:

il primo capitolo illustra una breve rassegna delle tecnologie e dei prodotti che hanno contribuito più direttamente alla nuova rivoluzione industriale (sia hardware che software);
il secondo capitolo presenta i dati di mercato relativi al settore dell'elaborazione e della trasmissione dell'informazione (in vero, il capitolo un po' più ... pesante!);
il terzo capitolo riassume la storia del movimento del free software / open source;
il quarto capitolo è dedicato alla storia di Internet che è stata "madre e figlia contemporaneamente del software libero. La Rete è stato lo strumento principale per la promozione e diffusione del fs/os, e tutto il software importante necessario per il suo funzionamento è assolutamente libero";
il quinto capitolo pone a confronto qualità, manuteniblità, sicurezza e costi del software libero e del software proprietario analizzandone i rispettivi processi produttivi;
il sesto capitolo analizza dal punto di vista socio-economico la nuova modalità di sviluppo software, che non è quella del mercato e neanche quella propria d'intervento del sistema pubblico, ma il frutto di una logica che pone al centro la cooperazione e la partecipazione;
il settimo capitolo contiene un riassunto di alcuni esempi per ciascuna delle aree applicative più importanti, come le telecomunicazioni, l'ufficio, l'automazione, l'informatica "incastonata" (ad es. il software che gestisce le nostre lavatrici, le autovetture, gli orologi, i cellulari e via dicendo ... siamo una società sempre più informatizzata e dipendente da quella strana sequenza di 1 e 0, ma spesso non ce ne rendiamo conto perchè pensiamo al software associandolo esclusivamente ai personal computer);
l'ottavo capito è molto interessante, presenta una panoramica mondiale delle politiche e delle motivazioni che i governi (e le PA in generale) hanno deciso di adottare nei confronti del fs/os;
del nono capitolo si è già detto, affronta l'ormai sempre più gravoso problema della proprietà intellettuale: qui gli esempi citati sono tantissimi, dalle cause intentate dalle big-pharm per i brevetti sui farmaci nei confronti di alcuni Paesi del sud del mondo, ai veri e propri furti di codici genetici di piante locali (ad es. in India), alle questioni legate all'editoria, alla musica, al cinema, in generale all'info-entertainment.

Ce n'è per tutti i gusti, e se pensate che il problema non vi riguardi, o che sia giusto continuare sulla strada dei brevetti, allora questo libro non fa per voi. Potreste restarne terribilmente sconvolti.

Indice del libro
Introduzione
Pantasoftware
Numeri e ancora dollari
L'avvento del software libero
Internet, figlia e madre di un grande progetto libero
Qualità, assistenza, sicurezza e costo del software proprietario e in quello libero
Dono e coopoerazione: un nuovo modello di produzione e sviluppo
La nascita di un nuovo comparto industriale
Le politiche dei governi
Proprietà intellettuale, disuguaglianze e futuro dell'innovazione

Gli autori (dalla quarta di copertina)
Mariella Berra è docente di Sociologia delle reti telematiche presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Torino. È autrice di numerosi studi pubblicati in riviste e libri, in Italia e all’estero. Per i nostri tipi ha curato Ripensare la tecnologia. Informatica, occupazione e sviluppo regionale (1995).
Angelo Raffaele Meo è docente di Sistemi di elaborazione dell’informazione e reti di calcolatori al Politecnico di Torino. È autore di più di duecento pubblicazioni. Ha diretto dal 1979 al 1985 il Progetto finalizzato Informatica del CNR.
Insieme i due autori hanno pubblicato Informatica solidale (Bollati Boringhieri, 2001).

Scheda libro
Titolo: Informatica solidale 2. Libertà di software, hardware e conoscenza
Autori: Berra Mariella, Meo Angelo R.
Editore: Bollati Boringhieri
Data di Pubblicazione: 2006
Collana: Temi
ISBN: 8833916464
ISBN-13: 9788833916460
Pagine: 346
Prezzo di copertina: E 17,00
web: http://www.bollatiboringhieri.it/scheda.php?codice=9788833916460

Note:

definizione Open Source: http://it.wikipedia.org/wiki/Open_source
Recensione su L'Espresso

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