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Contro-denuncia sconcertante

La Riaa accusata di estorsione

Nel New Jersey la Recording Industry Association of America è stata citata in giudizio: le sue attività contro gli utenti di sistemi peer to peer sono state paragonate a quelle del racket
Nicola Battista
Fonte: Mytech - 23 febbraio 2004

Logo della campagna "Boycott Riaa" - www.boycott-riaa.com Solo qualche giorno fa si parlava della Riaa - acronimo di Recording Industry Association of America - per via dell'ennesima azione legale [1] intrapresa dall'associazione dei discografici statunitensi contro anonimi utenti di sistemi peer-to-peer dediti allo scambio di file musicali.
La Riaa si trova all'improvviso sul banco degli imputati: i mezzi impiegati per combattere il filesharing abusivo configurano forse una violazione della normativa antiracket degli Stati Uniti? Sara' un giudice a doversi esprimere in merito.

L'idea di colpire singoli utenti di Internet piuttosto che societa' produttrici dei software p2p (come nelle cause anti-Napster [2]) parte da lontano, anche se la massiccia adozione di questa procedura e' cosa piuttosto recente; l'annuncio ufficiale della nuova strategia e' del giugno 2003, le prime azioni legali dello scorso settembre. Molta documentazione [3] sull'argomento e' stata raccolta dalla Eff, che segue direttamente la questione, e presentata nel proprio sito.

Ultimamente si e' scelto il modello della causa contro "John Doe", il classico nominativo utilizzato per indicare qualcuno di cui non si conoscono le generalita'; modello di cui la Riaa esibisce orgogliosamente un campione nel proprio sito [4]. Questo tipo di strumento legale era un tempo utilizzato per casi lontani dal mondo di Internet: come lo stesso sito Riaa riferisce, un nota marca di orologi fece uso di questa procedura per combattere i numerosi - e ignoti - spacciatori di falsi.

Come sempre, nel mondo della musica on line le cose tendono a muoversi molto rapidamente ed ogni giorno si registrano novita' che a volte segnano il capovolgimento di situazioni date ormai per assodate: un nome importante come Mp3.com chiude i battenti, un sito vicino al fallimento risorge... e stavolta tocca alla Riaa vedere ribaltarsi le proprie posizioni.

Una donna del New Jersey ha citato in giudizio la Riaa perche' assieme alle citazioni, gli utenti ricevono proposta per accordarsi pagando un corposo risarcimento.

Questo tipo di modalita' ha spaventato molte persone che hanno preferito pagare piuttosto che imbarcarsi in una lunga e probabilmente costosa causa; pertanto, i legali della donna hanno pensato che cio' possa paragonarsi a talune pratiche tipiche del crimine organizzato, e precisamente quelle combattute dalle leggi note come Racketeer Influenced and Corrupt Organizations (RICO) laws. L'accusa e' pesante e tutta da provare: in ogni caso, mai l'industria discografica si era trovata in una tale situazione di difficolta' nel confronti del problema del filesharing.

Note:

Fonte: http://www.mytech.it/mytech/internet/art006010051471.jsp

Note:

[1] http://www.mytech.it/mytech/internet/art006010051445.jsp
[2] http://www.mytech.it/mytech/internet/art006010050719.jsp
[3] http://www.eff.org/IP/P2P/riaa-v-thepeople.php
[4] http://www.riaa.com/news/newsletter/pdf/sampleJohnDoeLawsuit.pdf

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