Tracciamoli tutti

Il Covid-19 ha aperto un tema: il tracciamento globale

La situazione gravissima in cui potremmo precipitare, a causa della "distrazione" e "disperazione" generale
Giacomo Alessandroni15 aprile 2020

Lo strano legame tra Covid-19 e raccolta dati personali

Stefania Maurizi, un'eccellente reporter di Repubblica, dopo dieci anni passati all'Espresso, oggi ci mette in guardia sulla gravissima situazione in cui l'Italia rischia di collassare. Il tema all'ordine del giorno è la sorveglianza globale e il coronavirus capita a fagliolo, come un eccellente pretesto. Questo visto dagli occhi di chi, fin dal 2009, ha lavorato con Julian Assange e con la sua organizzazione, WikiLeaks, al rilascio di tutti i documenti segreti, a partire dai file sulla guerra in Afghanistan (Afghan War Logs), dai cablo della diplomazia Usa (Cablegate) e dalle schede segrete dei detenuti di Guantánamo (GitmoFiles), fino alle rivelazioni più recenti sulla missione europea in Libia contro i trafficanti di migranti e sullo spionaggio dei leader francesi ed europei da parte della National Security Agency (NSA).

Stefania Maurizi afferma che «sette anni fa, grazie a Snowden, rivelammo i file sulla sorveglianza di massa ad opera dell'NSA. In pochi notarono un dettaglio: dopo la rivelazione di Glenn Greenwald su Verizon, pochi volevano fare nomi delle aziende telefoniche tirate in ballo dai file.»

E aggiunge: «io non ho mai capito perché i media dimostrassero una così grande riluttanza nel fare le ragioni sociali delle aziende telefoniche che avevano un ruolo chiave nella sorveglianza di massa orchestra dall'NSA in quanto proprietari dei cavi sottomarini a fibra ottica, dai quali l'NSA aveva libero accesso a tutte le comunicazioni del pianeta. Con due eccezioni: io sono però una cosa: quei nomi furono pubblicati dai colleghi tedeschi di Süddeutsche Zeitung e per l'Italia furono pubblicati da me su L'Espresso

Dobbiamo spostarci verso l'attualità, per l'esattezza il 25 marzo 2020, per osservare il momento in cui Vittorio Colao, ex amministratore delegato di Vodafone dal 2008 sino al 2018 e consigliere di punta della Verizon, entra in scena con un editoriale sul Corriere della Sera. Ricordate Verizon, vero: la prima compagnia telefonica messa in luce dai file di Snowden nell'articolo bomba di Glenn Greenwald.

Sempre Stefania Maurizi ci ricorda che «Vittorio Colao si presenta come un grande manager di una grandissima compagnia telefonica. Nessuno nota che quello stesso giorno The Guardian rivela che GSMA, una potentissima associazione di operatori telefonici, vuole buttarsi nella sorveglianza digitale nella battaglia contro il Covid-19. Esattamente il 25 marzo 2020, lo stesso giorno in cui Vittorio Colao pubblica il suo editoriale sul Corriere della Sera, The Guardian rivela che GSMA sta pianificando applicazioni di sorveglianza digitale, contro il Covid-19, ma… curioso: nessuno nota che Verizon è parte di GSMA.»

Dal 25 marzo sono seguite settimane di distrazione di massa. Oggi scopriamo che stiamo rischiando una scelta tra un colpo e una paralisi: tracciamento alla Vittorio Colao o tracciamento più rispettoso dei dati personali, ma con rischio che aziende telefoniche abbiano anche i dati sanitari dei malati e loro contatti.

Stefania Maurizi ci avverte in ogni modo possibile e immaginabile: «I dati sanitari in mano alle aziende telefoniche, rappresentano l'ultima frontiera della distruzione delle libertà individuali e della distruzione del Sistema Sanitario Pubblico.» Dopodiché, non dite che non eravate stati avvisati. Il rischio è immenso perché: «pur con tutti i programmi di sorveglianza di massa creati dopo l'undici settembre, e rivelati da Snowden con il rischio concreto di non ritrovarsi più la sua testa attaccata al collo, mai, mai, mai si era arrivati a integrare il tutto: geolocalizzalizzazione, dati sanitari e ogni peggiore incubo.»

A questo punto il focus si sposta sulla politica, nel senso alto del termine. Infatti, anche nell'ultimo dei bar sport ci si chiederà come la politica possa non rendersi conto di come quello che si sta preparando sia un'immenso suicidio collettivo, poiché la sproporzione di potere tra ministro come Paola Pisano e un imprenditore come Vittorio Colao è immensa.

Infatti, oggi, comanda chi possiede i dati personali. Stefania Maurizi conclude la sua riflessione dicendo: «Il povero politico non è che un fuscello, di fronte a manager che in un minuto possono sapere tutta la tua vita: morte, miracoli, salute di tutti noi. Politici inclusi.»

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