Diritto in Rete, un po' di storia
Sicuramente la stessa velocità con cui le nuove tecnologie hanno modificato di fatto i mezzi di diffusione e di fruizione delle notizie, non ha permesso un adeguato cambiamento nelle leggi a tutela delle stesse e dei soggetti interessati. Ed ecco allora sorgere le contraddizioni, spesso sfociate in progetti legislativi controversi e in discusse sentenze. Già nello scorso anno 2000, ad esempio, Peacelink denunciava la preparazione di un disegno di legge (il progetto Anedda, dal nome del parlamentare di AN che ne è stato promotore) che, in apparenza destinato a salvaguardare i giornalisti dal reato di diffamazione, presentava tra le righe alcune frasi che avrebbero stravolto la libertà di gestire siti Internet anche personali o di associazioni senza lucro, equiparando di fatto la loro esistenza a quella di testate giornalistiche. Alcuni ricorderanno la nostra presa di posizione (leggi ad esempio l'"Appello per la liberta' di espressione, di comunicazione e di informazione in rete"), come pure l'attivazione di iniziative anche istituzionali (per esempio la mozione approvata in sede di Consiglio regionale della Toscana, in cui si invitava il governo a tutelare i siti no-profit altrimenti minacciati da atti legislativi non abbastanza chiari). Il termine della legislatura non consentì la conversione in legge del progetto Anedda ma, pochi mesi dopo, un'altra legge venne alla luce, prevista per facilitare questa volta le sovvenzioni a favore di testate editoriali, ma anch'essa contenente frasi che in particolari contesti davano anche qui l'idea di obbligo, da parte dei siti web anche no-profit, di registrazione in tribunale come testata giornalistica. Nelle note segnalo i link ad alcuni documenti, già pubblicati nel sito di Peacelink o depositati nel sito del Parlamento italiano come pure a commenti apparsi sulla stampa online.
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