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Resoconto stenografico dell'Assemblea Seduta n. 133 del 23/3/2007

Svolgimento di interpellanza urgente

Problematiche relative alla presenza di strutture militari USA e NATO nella regione Campania - n. 2-00425
29 marzo 2007 - Vittorio Moccia

Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 133 del 23/3/2007

Svolgimento di interpellanze urgenti (ore 10,08).
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interpellanze urgenti.

(Problematiche relative alla presenza di strutture militari USA e NATO nella regione Campania - n. 2-00425)
PRESIDENTE. L'onorevole De Cristofaro ha facoltà di illustrare la sua interpellanza n. 2-00425 (vedi l'allegato A - Interpellanze urgenti sezione 1).

PEPPE DE CRISTOFARO. Signor Presidente, la regione Campania è un territorio sempre più occupato dalla presenza di strutture militari della NATO e degli Stati Uniti. Nel corso di questi anni sono cresciute di numero le strutture per la formazione e l'addestramento delle truppe, gli aeroporti, i centri di comunicazione, gli arsenali, i poligoni di tiro e le strutture di coordinamento di scuole militari.
Sono molte le installazioni significative in Campania, da Ischia, a Lago Patria, fino a quelle più consistenti di Licola, Giugliano, Napoli Capodichino, Napoli Camaldoli e Napoli Bagnoli. Questa concentrazione fa presupporre una vera e propria rete, integrata all'interno di un progetto di sistema bellico sovranazionale, che sembra corrispondere in pieno alla nuova strategia di riassetto geopolitico degli Stati Uniti, con particolare riferimento alla zona sud-orientale del mondo.
Per il comando NATO, con sede a Bagnoli, è stata prevista una nuova collocazione nel comune di Giugliano, una vera e propria cittadella, provvista di tutte le strutture necessarie alla vita civile e militare, consona alle nuove modalità operative della pianificazione strategica statunitense. Questo nuovo sito - per capirne le dimensioni - interesserà una superficie di 85 mila metri quadrati, con una presenza di edifici civili destinati ad accogliere oltre 3 mila persone. Il nuovo complesso prevede, tra l'altro, di ospitare vari comandi della forza statunitense. Ancora, nell'ambito di una più generale dislocazione delle forze armate statunitensi, è stato trasferito a Napoli, dalla precedente sede londinese, il principale comando statunitense della marina, con il compito di pianificare e dirigere le operazioni navali nell'area europea e mediterranea, oltre al comando della sesta flotta della marina militare statunitense.
Come si vede, la marina ha spostato a Napoli il suo quartiere generale, coprendo un'area di intervento militare che comprende 89 paesi in tre diversi continenti, da Capo Nord al Capo di Buona Speranza fino al Mar Nero, con la conseguenza, per il golfo di Napoli, di un notevole incremento del transito e della sosta di unità navali e sottomarine a propulsione nucleare, utilizzate a supporto delle operazioni belliche della stessa marina.
Tutto questo, come si vede, fa diventare il sito napoletano il centro strategico dell'area mediterranea, per quel che riguarda i nuovi scenari di guerra soprattutto di natura medio orientale, tanto che proprio da Napoli sono partite le recenti operazioni belliche in quell'area, oltre che nei Balcani. Allo stesso tempo, - elemento che mi sembra da sottolineare - questa situazione espone il territorio napoletano, in conseguenza all'attracco dei sottomarini atomici nelle aree circostanti, ad una condizione di grave rischio radioattivo per gli abitanti, oltre che di serio pericolo di inquinamento ambientale.
Secondo uno studio statistico, ci sarebbero infatti circa 160 passaggi di sottomarini nelle basi italiane. Il primato spetta alla base de La Maddalena, seguita da Napoli e da Taranto.
Vorrei ricordare che questi sottomarini hanno dei motori che sfruttano energia nucleare, attraverso dei reattori nucleari e trasportano essi stessi armi nucleari. Quindi, assistiamo al paradosso che, pur non avendo il nostro paese mezzi di questo genere, né utilizzando l'energia nucleare per produrre energia, paghiamo i rischi ad esso connessi per una scelta di un'altra nazione, gli Stati Uniti, che, peraltro, nei porti civili del proprio territorio, non consentono l'attracco a mezzi di tal genere.
Ricordo che scienziati e studiosi in materia nucleare concordano su un punto: i reattori a bordo di sottomarini e portaerei non otterrebbero le necessarie licenze se fossero sulla terraferma perché non dispongono dei dispositivi di sicurezza previsti dalla legge. è molto costoso, infatti, utilizzare i sistemi di schermatura a bordo di questi veicoli militari. Secondo alcune fonti, il numero di marinai contaminati, solo per aver lavorato a contatto con i reattori, è molto alto.
In questo quadro, il porto di Napoli è inserito nell'elenco degli undici porti a rischio del nostro paese ma, a tutt'oggi, non risulta essere operativo un piano di emergenza esterna per le popolazioni interessate. Una richiesta di chiarimento in merito a tale piano è stata rivolta al precedente prefetto di Napoli, il dottor Profili, da alcuni cittadini; in particolare, dal cittadino Esposito Giuseppe, al quale il prefetto rispose il 22 febbraio 2004. Allo stato attuale, questi piani non sono operativi o comunque il loro eventuale funzionamento non è conosciuto perché sembra che mancherebbero i pareri degli organi centrali e la valutazione tecnica della commissione di sicurezza e protezione sanitaria. A tale proposito, ricordo che l'articolo 128 del decreto legislativo del 17 marzo 1995, n. 230, prevede testualmente che le informazioni devono essere accessibili al pubblico sia in condizioni normali sia in fase di preallarme o di emergenza radiologica. Le stesse normative europee su questa materia prevedono una pubblicizzazione dei piani di emergenza per rischio radioattivo. La mancata assunzione di tale fondamentale norma di sicurezza ha consentito di avviare da parte della Commissione europea una procedura di infrazione per l'inadempienza alla disposizione.
Per tutte queste ragioni, si chiedono al Governo maggiori delucidazioni in merito alla presenza crescente di tutte queste strutture militari degli USA e della NATO nell'area della Campania. Si chiede, altresì, se non ritenga che la progressiva militarizzazione impressa alla regione Campania e, in particolare, alla provincia di Napoli, non sia in contraddizione con la sicurezza del territorio e delle popolazioni locali, esponendole anche a rischi di azioni terroristiche.
Si chiede, infine, se non ritenga che l'aumentata presenza di tali strutture militari e, in particolare, di sommergibili a propulsione nucleare nelle acque del golfo di Napoli non costituiscano un livello di rischio talmente elevato per le popolazioni civili e l'ambiente circostante, tali da rendere urgente e necessaria la pubblicizzazione di tutte le procedure previste dal piano di emergenza nazionale, consentendo l'acquisizione, da parte della popolazione stessa, delle norme di comportamento da attuare nel caso dovesse verificarsi realmente una tale emergenza.

PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per la difesa, Giovanni Lorenzo Forcieri, ha facoltà di rispondere.

GIOVANNI LORENZO FORCIERI, Sottosegretario di Stato per la difesa.
Signor Presidente, onorevole De Cristofaro, in premessa alla specifica questione del porto di Napoli, affrontata nell'interpellanza urgente che lei ha appena illustrato, è opportuno formulare alcune considerazioni generali per meglio inquadrare quella che, nell'ambito dell'atto di sindacato ispettivo in esame, viene da lei definita la nuova strategia di riassetto geopolitica degli Stati Uniti.
L'amministrazione americana, in effetti, è da tempo impegnata a definire un riposizionamento delle sue forze, così come delineato nel documento di revisione strategica US Global Defense Posture Review con l'obiettivo di adattare la struttura militare ai mutati assetti strategici.
Al fine di contrastare le nuove minacce e i nuovi rischi, in particolare il terrorismo e le crisi regionali, la strategia americana prevede infatti una riconfigurazione in senso più flessibile ed operativo delle capacità esistenti. Si tratta peraltro di un processo di revisione e di riduzione delle forze militari soggetto, di fatto, a consultazioni con alleati e partner in vista delle conseguenti decisioni operative assunte in sintonia con i paesi interessati.
Il fondamento politico e giuridico per la concessione in uso sia alla NATO sia agli Stati Uniti di infrastrutture militari è il medesimo e risiede nell'articolo 3 del Trattato Nord Atlantico che prevede la reciproca assistenza fra gli Stati membri allo scopo di conseguire con maggiore efficacia gli obiettivi dell'Alleanza. Le decisioni relative alla struttura dei comandi militari NATO, tra cui il comando di Bagnoli, sono assunte collettivamente e con consenso di tutti i ventisei paesi alleati in seno all'Alleanza. La struttura dei comandi NATO è stata oggetto nel corso degli ultimi anni di una profonda revisione che ha comportato, in generale, un sensibile ridimensionamento.
Questo è avvenuto anche per il comando di Napoli, perché lei ricorderà che tutta la parte aerea è stata trasferita in Turchia. Quanto alle infrastrutture USA di Capodichino e dipendenti, esse sono parte della sesta flotta americana. Tutte le infrastrutture concesse in uso agli Stati Uniti sono regolate da intese tecniche bilaterali, tra cui in particolare il memorandum di intesa del 1995, che ha riordinato la materia. Il territorio italiano ove esse sono ubicate rimane sotto il comando italiano. Per ogni base militare c'è un comandante generale della base che è un comandante italiano ed un comandante americano che però comanda soltanto i suoi ufficiali e militari americani. Il comandante italiano ha libero accesso a tutte le aree dove le installazioni sono ubicate ed è responsabile per la sicurezza. Il comandante americano è inoltre tenuto ad informare il comandante italiano in merito a tutte le attività di rilievo di natura operativa ed addestrativa. Non risulta inoltre che la base di Napoli concessa in uso agli Stati Uniti sia oggetto di alcun significativo progetto di ampliamento, che dovrebbe in ogni caso essere preventivamente autorizzato dal Governo italiano.
Chiarito questo primo aspetto, passiamo ora ad esaminare la tematica relativa alla sosta delle unità navali a propulsione nucleare. In particolare, riguardo alla possibilità di transito o attracco di unità militari a propulsione nucleare presso i porti nazionali, il permesso di sosta delle citate unità deve essere richiesto di volta in volta, ed il suo rilascio è subordinato naturalmente alla preventiva autorizzazione da parte della difesa ed è soggetto a vincoli relativi alle attrezzature dei porti nonchè al tipo e al numero delle unità contemporaneamente presenti.
Ciò posto, per la protezione della popolazione e la tutela dell'ambiente, la Marina militare ha approntato un piano di emergenza per la sosta in porto di navi militari a propulsione nucleare, al fine di delineare i compiti e le responsabilità dell'amministrazione militare. In particolare, tali disposizioni ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 13 febbraio 1964, n. 185, prevedono azioni precauzionali, intese ad evitare o a minimizzare la possibilità di qualsiasi incidente che possa interessare tali unità , nonché ad ottimizzare le condizioni di sicurezza della sosta, sia individuando posti di ormeggio sicuri, sia informando le autorità locali preposte alla sicurezza territoriale in merito alla presenza in porto di navi a propulsione nucleare, sia attraverso un collegamento radio continuo tra l'unità e l'autorità portuale della sede.
Sono previste inoltre azioni da attuare durante la sosta per minimizzare, in caso di emergenza, i tempi di intervento: tra queste, la disponibilità di un rimorchiatore per l'eventuale trasferimento fuori porto dell'unità interessata; la gestione del servizio di monitoraggio ambientale per il controllo dei livelli di radioattività nell'aria e nell'acqua; la sorveglianza del posto di ormeggio con unità delle capitanerie di porto e dei carabinieri per evitare avvicinamenti indesiderati di imbarcazioni. Inoltre, sono previste azioni da intraprendere in caso di emergenza per assicurare il più rapido allontanamento dell'unità eventualmente sinistrata nonché modalità per fornire alle autorità locali il concorso dell'amministrazione militare nel settore sanitario dei viveri e dei trasporti, nell'ambito dei piani di emergenza predisposti dalle competenti prefetture.
Le disposizioni contenute nei piani di emergenza predisposti dagli alti comandi o dai comandi militari marittimi autonomi costituiscono un utile riferimento per definire le procedure da adottarsi, da parte delle competenti autorità locali, in favore delle popolazioni civili in caso di incidente nucleare. In particolare, tali piani vengono estesi alle competenti prefetture, che provvedono ad integrare i pertinenti piani di emergenza di protezione civile con le previsioni elaborate dai citati comandi.
Venendo ora alla specifica situazione del porto di Napoli, si osserva che le precauzioni di sicurezza per la sosta di unità militari a propulsione nucleare sono definite dal piano di emergenza e norme per la sosta di unità militari a propulsione nucleari nel porto di Napoli, edito nel gennaio 2006, che prevede nel caso di sommergibile nucleare impegnato in operazioni di soccorso reali ad altri sommergibili sinistrati l'affiancamento al molo San Vincenzo; negli altri casi l'ancoraggio in rada. Nel primo caso, l'autorizzazione viene concessa solo quando siano realmente in pericolo vite umane e, quindi, quando siamo di fronte ad una vera e propria emergenza per scopi umanitari; la sosta è limitata alle poche ore necessarie ad imbarcare sul sommergibile di soccorso il veicolo subacqueo che dovrà effettuare l'operazione di evacuazione dell'equipaggio del sommergibile sinistrato, in accoglimento di una specifica richiesta che deve provenire dalla prefettura di Napoli.
La fonda in rada, invece, riguarda le soste di unità subacquee o di superficie, di durata limitata (mediamente quattro o cinque giorni) effettuate per dare riposo al personale dell'equipaggio e per l'eventuale imbarco di viveri freschi.
L'attuale piano di emergenza accoglie le osservazioni formulate dalla commissione tecnica per la sicurezza nucleare e la protezione sanitaria, di cui all'articolo 9 del decreto legislativo n. 230 del 1995, riunitasi a Roma presso l'Agenzia per la protezione dell'ambiente e per i servizi tecnici in data 18 aprile 2005.
Peraltro, in considerazione del fatto che negli ultimi tre anni si sono verificate soltanto due soste alla fonda di unità a propulsione nucleare statunitensi, è ragionevole poter escludere l'ipotesi - che viene paventata nella sua interpellanza - di un incremento del transito e della sosta in questo tratto di mare di unità navali e di sottomarini a propulsione nucleare da parte della Marina statunitense. Per l'esattezza, le due unità navali che si sono fermate in questi ultimi tre anni sono la USS Roosevelt, dal 19 al 23 settembre 2005 alla fonda e la USS Eisenhower, dal 17 al 21 ottobre 2006 alla fonda.
In tale quadro, si fa notare che la competente prefettura di Napoli ha ultimato i lavori di aggiornamento del documento di pianificazione di emergenza esterna per incidenti a navi a propulsione nucleare nei porti di Napoli e Castellammare di Stabia ed ha altresì verificato la conformità dei piani di dettaglio elaborati dagli enti a vario titolo interessati dalla presenza di naviglio a propulsione nucleare.
In data 14 luglio 2006, con decreto prefettizio, è stato quindi approvato il piano di emergenza esterna per la sosta di unità navali a propulsione nucleare nei porti di Napoli e Castellammare di Stabia, parte integrante del documento di pianificazione. Il successivo 22 agosto 2006 il predetto piano è stato inviato a tutte le amministrazioni interessate.
Per quanto, invece, concerne l'opportunità di una pubblicazione delle norme di comportamento da attuare da parte delle popolazioni in caso di emergenza si fa presente che, in allegato al citato piano, redatto dalla predetta prefettura, vi è un piano particolareggiato relativo all'informazione della popolazione in cui vengono esplicitate le linee guida per l'informazione alla popolazione, sia preventiva, sia in caso di emergenza radiologica in atto.
Il piano in parola è stato trasmesso ai sindaci di Napoli e di Castellammare di Stabia, a cui compete la divulgazione dell'informazione in parola d'intesa con l'unità di crisi regionale sanitaria nonchè delle autorità competenti.
In conclusione, alla luce del quadro sopra delineato, da cui si evince chiaramente come non vi sia stato negli ultimi tre anni un incremento del transito o della sosta delle unità in questione, è possibile ritenere che non sussistano allo stato i paventati elementi di preoccupazione in ordine alle condizioni di rischio radioattivo e di pericolo di inquinamento ambientale per la popolazione locale.

PRESIDENTE. L'onorevole De Cristofaro ha facoltà di replicare.

PEPPE DE CRISTOFARO. Ringrazio il sottosegretario per le utili delucidazioni, di cui invito a dare la massima pubblicità in modo da poter esattamente spiegare alla popolazione, in conformità con le leggi, cosa accade in un insediamento importante come quello del porto di Napoli.
Rimane, tuttavia, una considerazione politica, cioè un elemento di dubbio e di perplessità rispetto a quella che secondo me rimane un'anomalia.
Resta anomalo il fatto che strutture militari statunitensi - della Marina militare americana - a testata nucleare, che non possono attraccare nei porti degli Stati Uniti d'America, in quanto è vietato in base alla legislazione americana che tali mezzi attracchino nei porti civili, possano invece, anche se soltanto sporadicamente e per pochi giorni, attraccare nei porti del territorio italiano.
Ritengo che si tratti di un'anomalia sulla quale dovremmo riflettere.
Penso infatti che anche all'interno di un trattato tra paesi e nell'ambito di una collaborazione fra i medesimi bisognerebbe comunque guardare in maniera sospettosa un elemento del genere.
Credo che tale elemento rimandi, naturalmente, a considerazioni politiche di carattere più generale, che dovrebbero affrontare il tema generale della presenza delle basi militari sul territorio nazionale italiano. Si tratta, peraltro, di un tema che credo vada affrontato in maniera non ideologica, ma con grande urgenza ed anche con grande rigore.

Note:

Il testo dell'interpellanza di De Cristofaro
http://lists.peacelink.it/news/2007/03/msg00034.html

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