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Disarmo: il paradosso di Obama.

21 febbraio 2010 - Rossana De Simone

Il giorno dopo l’annuncio di Barack Obama a favore del rilancio dell’energia nucleare negli Stati Uniti - http://www.energy.gov/ -, Massimo Scalia e Gianni Mattioli (Comitato per il Controllo delle Scelte Energetiche e promotori del movimento antinucleare) hanno scritto che “Obama non ha mai promesso ai suoi elettori di uscire dal nucleare” e che l’America “si può permettere una politica di manutenzione del nucleare e muovere al tempo stesso un grande passo verso il futuro”.

Così non la pensa Robert Alvarez (studioso senior presso l’Institute for Policy Studies dove si occupa di disarmo nucleare, politiche energetiche ed ambientali) che ha elencato le cinque ragioni del no agli investimenti per nuovi reattori - Five Reasons NOT to Invest in Nuclear Power -
http://www.commondreams.org/headline/2010/02/17 .

Greg Mello (Los Alamos Study Group) scrive un articolo “The Obama disarmament paradox” - http://thebulletin.org/web-edition/op-eds/the-obama-disarmament-paradox - in cui si legge che il discorso tenuto da Obama a Praga nell’aprile 2009 è stato interpretato dai più come un impegno significativo per il disarmo nucleare.

Ora, però, la Casa Bianca chiede uno degli aumenti più grandi nella storia della spesa nucleare. Se la richiesta sarà interamente finanziata, la spesa avrà un aumento del 10 per cento in un solo anno, con ulteriori aumenti promessi per il futuro.
Il Los Alamos National Laboratory avrebbe un incremento del 22 per cento, il più grande dal 1944.
In particolare, il finanziamento sarebbe più del doppio per il plutonio "pit" (contenitore, materiale fissile sotto forma di pits), segnale di un impegno per la produzione di nuove armi nucleari.

Così com’è, il bilancio del Presidente è compatibile con la sua visione del disarmo?
La risposta è semplice: Non vi è alcuna prova che Obama abbia, o abbia mai avuto, alcuna prospettiva di questo tipo. Non ha detto nulla in tal senso a Praga. Lì, semplicemente, ha parlato del suo impegno "a cercare... Un mondo senza armi nucleari". Una vaga aspirazione, un romanzo, a quel livello di astrazione.

Il Vice President Joe Biden durante il suo discorso alla National Defense University, ha detto che alcuni membri del partito potrebbero avere dei problemi a proposito della decisione dell'amministrazione di investire 7 miliardi dollari nei prossimi cinque anni per aggiornare il complesso di armi nucleari.

Il bilancio è stato pubblicato nei primi giorni di febbraio http://www.cfo.doe.gov/budget/11budget/Content/Volume%201.pdf .
Se si fa un confronto con gli anni passati si può vedere che nel 2008 sono stati spesi 6.30 miliardi di dollari, 6.38 nel 2009, più o meno simile è la spesa per il 2010, mentre per il 2011 sono previsti 7.01 miliardi.

L’ultima richiesta di George W. Bush per il 2009 era stata di 6.62 miliardi ma poi il Congresso ne aveva approvati 6.38.
http://www.lasg.org/images/NuclearWeaponsBudget.gif

L'attenzione viene concentrata su due strutture, l'impianto di uranio a Y-12 National Security Complex a Oak Ridge e uno a Los Alamos.
http://www.lasg.org/ , http://www.y12.doe.gov/

Analisi sui costi e funzioni dei due nuovi impianti di produzione previsti.
http://www.lasg.org/CMRR_Dec_09.pdf

Biden ha spiegato che per capire la motivazione di tale scelta bisogna cogliere la complessa e apparentemente contraddittoria verità, per cui l'unico modo per ottenere una riduzione di armi nucleari nel mondo (come per il trattato START ), è necessario che gli Stati Uniti siano in grado di agire da una posizione di forza nei negoziati. Se la minaccia degli Stati Uniti non è reale ed affidabile, la sua capacità di scoraggiare e influenzare la politica diminuisce.

Diversa è la posizione di Paul Martin, direttore di http://www.peace-action.org/ che ha detto che sarebbe più saggio smantellare le scorte degli Stati Uniti perchè minore è il numero di armi nucleari, più gli Stati Uniti sono sicuri e inviano un messaggio giusto al resto del mondo.

L’articolo di Greg Mello ricorda che Obama ha promesso di negoziare "un nuovo trattato di riduzione delle armi strategiche [START] con i russi" e che avrebbe proseguito con la ratifica del trattato Comprehensive Test Ban Treaty (Trattato di bando complessivo dei test nucleari), ma che paradossalmente il controllo per un fermo al nucleare dei Democratici nel Congresso, Pentagono, STRATCOM e NNSA http://nnsa.energy.gov/ , è assente.

Il ricercatore conclude affermando che il paese e il mondo devono affrontare sfide alla sicurezza davvero apocalittiche, dal cambiamento climatico alla incombente scarsità di carburanti. L’economia è molto debole e rimarrà tale per il prossimo futuro. Gli aumenti di spesa proposti in armi nucleari in un bilancio complessivo militare più grande dal 1940, dovrebbero essere un vibrante appello per un rinnovato impegno politico al servizio dei valori fondamentali di qualsiasi società.
Questi valori sono oggi gravemente minacciati - non da ultimo da una Casa Bianca incerta, che o non vuole o non è in grado di lottare per ciò che è giusto -.

 

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