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Guerra nucleare locale, catastrofe globale

27 febbraio 2010 - Alan Robock e Owen Brian Toon
Fonte: Le Scienze di Marzo 2010 - 27 febbraio 2010

http://climate.envsci.rutgers.edu/pdf/RobockToonSciAmJan2010.pdf

Negli ultimi mesi l'attenzione politica internazionale è stata puntata sugli impianti iraniani per l'arricchimento dell'uranio. Secondo Teheran non è che un legittimo sviluppo del nucleare civile, ma per molti osservatori c'è la seria preoccupazione che la repubblica islamica sviluppi armi nucleari, violando il Trattato di non proliferazione ed entrando nel sempre meno ristretto «club dell'atomica»
E le preoccupazioni sono quanto mai giustificate. Basta leggere l'articolo Guerra nucleare locale, catastrofe globale, di Alan Robock e Owen Brian Toon, a pagina 62. Riprendendo gli studi degli anni ottanta sull'«inverno nucleare» che sarebbe stato provocato da una guerra atomica tra Stati Uniti e Unione Sovietica - studi che hanno contribuito ai trattati sul disarmo - Robock e Ton hanno usato modelli molto più sofisticati per simulare l'impatto globale di un conflitto nucleare, sia pure limitato ai «piccoli» arsenali di India e Pakistan. E i risultati sono tutt'altro che rassicuranti.
Anche se i due paesi asiatici dispongono di poche decine di testate a fissione ciascuno, e per di più di potenza limitata (nulla a che vedere con gli ordigni a fusione termonucleare di Russia e Stati Uniti), se questi ordigni fossero reciprocamente sganciati sulle città e sulle aree industriali nemiche causerebbero milioni di vittime e scatenerebbero immani incendi. Da questi si libererebbero milioni di tonnellate di fumo che in poche settimane coprirebbero tutta la superficie della Terra, nascondendola alla luce del Sole, raggiungendo l'alta atmosfera e provocando un'improvvisa diminuzione della temperatura per diversi anni a livello globale e una riduzione delle precipitazioni. Ne seguirebbe, secondo gli autori, una crisi agricola mondiale, con conseguenze catastrofiche sulle risorse alimentari. Robock e Toon concludono l'esposizione dei loro risultati invocando nuove simulazioni indipendenti condotte da altri ricercatori, ma soprattutto invitando i leader mondiali a impegnarsi per l'abolizione delle armi atomiche.
È chiaro, dunque, come l'ingresso dell'Iran nel club dell'atomica - di cui Israele fa già parte - aprirebbe una nuova potenziale tensione a rischio di guerra nucleare in un'area di già grande instabilità come il Medio Oriente. Ed è altrettanto evidente l'urgenza di rivedere gli accordi sulla proliferazione nucleare, prevedendo maggiori controlli e sanzioni più severe per i paesi che si apprestino a sviluppare armi atomiche, attribuendo maggiori responsabilità e poteri a un organismo cruciale come l'International Atomic Energy Agency.

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