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Summit NATO a Chicago: dalla difesa missilistica alle armi nucleari

Dunque la NATO manterrà le armi nucleari come mezzo di deterrenza contro le minacce nemiche.
24 maggio 2012 - Rossana De Simone

polizia al vertice NATO

Il summit NATO che si è concluso il 21 maggio a Chicago ha visto migliaia di manifestanti anti-NATO e anti-guerra che hanno marciato contro la più grande alleanza militare del mondo. Attivisti del movimento Occupy Chicago e giornalisti sono stati fermati, maltrattati e arrestati dalla polizia.
Tanta brutalità riservata ai manifestanti rispecchia l’aggressività delle decisioni prese dai 28 membri del Patto Atlantico. http://www.nato.int/cps/en/natolive/events_84074.htm

Non si tratta solo della conferma del ruolo di gestore e promotore della sicurezza in tutto il mondo della NATO, della conferma della necessità dell’alleanza e della sua integrazione con una difesa europea forte e capace, e neanche solo della autoreferenziale esaltazione delle guerre “di pace” in Libia, Afghanistan e Balcani, ma di ciò che è stato definito un notevole passo avanti rispetto al precedente summit di Lisbona: l’approvazione definitiva della difesa missilistica e del Deterrence Posture Rewiew http://www.nato.int/cps/en/natolive/official_texts_87597.htm?mode=pressrelease , documento che indica la necessità di mantenere il mix tra forze convenzionali e forze nucleari e le opzioni per una diffusione futura di armi nucleari statunitensi in Europa.
Dunque la NATO manterrà le armi nucleari come mezzo di deterrenza contro le minacce nemiche. In accordo con l’ultima revisione del Concetto Strategico, che riabilita l’importanza di queste armi, il documento impegna l'Alleanza a creare la giusta atmosfera per il disarmo nucleare pur sostenendo che "fino a quando esisteranno armi nucleari, la NATO rimarrà una alleanza nucleare". Specifica inoltre che le bombe statunitensi saranno ritirate “nel contesto delle iniziative reciproche da parte della Russia, tenendo conto delle maggiori riserve russe di armi nucleari non strategiche dislocate nell'area euro-atlantica".
Non è ben chiara la differenza fra armi nucleari definite non strategiche e strategiche. Le bombe B-61 sarebbero “tattiche”, utilizzabili in uno specifico campo di battaglia, tuttavia questa definizione dipende dal tipo di vettore su cui viene montata, inoltre nei trattati si parla del tipo di aereo che le trasporta. Dato che le B-61 non sono guidate ma a caduta libera, gli Stati Uniti hanno deciso di rimpiazzare tali armi con le B-61/12, cioè con bombe a gravità con sistema di guida intelligente. Il costo di questa operazione sarà di 4 miliardi di dollari.
Se l’Italia, come gli altri paesi in cui sono stoccate, deciderà di sostituire quelle esistenti, vorrà dire che oltre a spendere più di 100 milioni per un F-35, dovrà partecipare anche a questa ulteriore spesa. Infatti i paesi europei come Belgio, Germania, Italia e Paesi Bassi, dovranno decidere entro i prossimi anni l'opportunità di sostituire gli attuali aerei da combattimento che possono trasportare le bombe nucleari. Mentre la Germania e il Belgio non hanno ancora fissato chi sostituirà i Tornado e gli F-16, Italia, Olanda e Turchia potranno acquistare la versione nuclear capable dell’F-35. http://carnegieendowment.org/files/beyond_chicago_summit.pdf
Un gruppo di esperti dell’European Leadership Network ha stilato un documento in cui si afferma che questo progetto pianificato della NATO, ovvero l’incremento della forza nucleare in Europa, sarà costoso e superfluo perché gli Stati membri del Patto sono già sicuri. Si dovrebbe piuttosto rimuovere le vecchie testate nucleari presenti in Europa.
The Future of NATO Nuclear Weapons in Europe http://www.europeanleadershipnetwork.org/medialibrary/2012/05/10/e074ba2d/ELN%20NATO%20Policy%20Brief%202%20-%20Escalation%20by%20Default.pdf

bombe nucleari in Italia

Risoluzioni di questo genere acuiscono i già non facili rapporti internazionali, il 17 maggio, Dmitry Medvedev, primo ministro della Russia, in occasione del secondo Forum Internazionale legale a San Pietroburgo, è intervenuto ammonendo le nazioni occidentali a non proseguire con azioni militari contro Stati sovrani, perché potrebbero provocare conflitti con armi nucleari. L’attuale presidente Vladimir Putin ha già fatto sapere che non permetterà che qualcosa di simile alla Libia accada in Siria. Barack Obama ha fatto sapere di voler incontrare al più presto il nuovo presidente Putin per continuare a collaborare con la Russia, e risolvere le controversie come ad esempio lo scudo missilistico. Ma è evidente che per Medvedev e Putin il principio di sovranità nazionale è il fondamento delle relazioni internazionali: la violazione di questo principio potrebbe portare ad un confronto nucleare.
Il summit della NATO ha comunicato il rammarico per le minacce di ritorsione della Russia al dispiegamento dello scudo missilistico europeo “Noi deploriamo la Russia per le ripetute dichiarazioni sulle possibili misure contro lo scudo missilistico NATO. Allo stesso tempo, accogliamo con favore la volontà della Russia di continuare il dialogo volto a trovare un accordo nel settore della difesa aerea". Lo scudo, che dovrebbe proteggere l’Europa e il Nord America con una cintura di missili più potenti degli attuali Patriot (terrestri) e Aegis (navali) basati a terra e sulle navi contro gli “Stati canaglia”, non avrà bisogno di una sessione plenaria per la sua attivazione, ma basterà la decisione di uno dei suoi comandanti. Il Comandante supremo d'Europa, l'ammiraglio Jim Stavridis, sarà il comandante della missione di difesa balistica. Gli alleati si sono impegnati a investire oltre 1 miliardo di dollari per il comando e controllo e per le infrastrutture di comunicazione necessarie per supportare il sistema di difesa. Alla Russia non è sfuggito il crescente interesse strategico americano per l’Asia e il Pacifico, pertanto la creazione del sistema in prossimità dei suoi confini viene vista come minaccia al suo potenziale strategico. A Lisbona Russia e Alleanza avevano convenuto di cooperare alla creazione di due sistemi missilistici di difesa indipendenti ma coordinati, uno russo e uno NATO, ma i negoziati sono attualmente in un vicolo cieco. Anche la Cina potrebbe aumentare il suo potenziale nucleare proprio in risposta al dispiegamento di difesa missilistica degli Stati Uniti. Il generale Yevgeny Boujinski, capo del ministero russo della Difesa per la cooperazione militare nel 2002-2009, ha dichiarato che "In questo momento il potenziale nucleare cinese è molto limitato, ma (...) se gli Stati Uniti sviluppano il sistema globale di difesa antimissile, in particolare in Estremo Oriente, la Cina aumenterà il suo potenziale offensivo". Mosca ha da poco lanciato il prototipo di un nuovo missile balistico dal cosmodromo di Plesetsk, e realizzato i primi prototipi dell'aereo di quinta generazione T-50 Pak-Fa. Il Sukhoi T-50 Pak-Fa è la risposta russa al programma F-35 Joint Strike Fighter. http://fr.rian.ru/defense/20120521/194781799.html

esercitazione scudo antimissile

In una dichiarazione al summit, il presidente americano Obama e i suoi alleati militari, hanno poi ratificato una tabella di marcia per graduare il ritiro dall’Afghanistan delle truppe da combattimento entro la fine del 2014. Ufficiali militari dovranno pianificare una post-missione per la formazione, consulenza e assistenza alle truppe afgane. Questa strategia d’uscita dovrà però convincere il Pakistan ad aprire un percorso vitale per un approvvigionamento all’Afghanistan, e per il rimpatrio dei soldati. Mentre il presidente francese Francoise Holland ha deciso di accelerare il ritiro delle sue truppe entro il 2012, assicurando un impegno per una missione di addestramento, il primo ministro britannico David Cameron, quello canadese Stephen Harper e i ministri italiani Giampaolo Di Paola e Giulio Terzi, hanno deciso di rimanere sino al termine della missione ISAF. L’Italia fornirà un contributo annuo di 120 milioni di euro per l’Afghanistan, differentemente la Francia, alla richiesta di partecipare al bilancio annuale per la sicurezza di 4.1 miliardi di dollari, ha risposto di non essere vincolata da ciò che altri paesi possono fare.
In realtà gli Stati Uniti, sebbene abbiano narrato la fine della guerra, rimarranno in Afghanistan per almeno altri 10 anni, perché un conto è l’atto simbolico, altro è decidere che è più conveniente sostenere l’esercito afgano rispetto al costo di mantenimento di proprie truppe sul terreno.


Si è deciso ulteriormente che l’Europa avrà un ruolo importante per quanto riguarda i legami transatlantici lavorando sempre a stretto contatto con la NATO, e che sarà necessario mantenere una forte industria militare europea che cooperi all’interno dell’alleanza.
La Smart Defence, ovvero come garantire la sicurezza nonostante la contrazione dei bilanci della difesa, rappresenta una rinnovata volontà di cooperazione nella quale la collaborazione multinazionale ha un risalto maggiore nello sviluppo di capacità critiche. Bisognerà sfruttare al massimo le potenzialità europee nel campo del trasporto aereo strategico, il controllo e l’allerta dello spazio aereo, portare avanti progetti specifici multinazionali per la protezione delle forze, l’addestramento e operazioni di sorveglianza, e garantire la connessione delle forze attraverso i network e la cooperazione tra le forze per operazioni speciali. http://www.difesa.it/Sala_Stampa/rassegna_stampa_online/Pagine/PdfNavigator.aspx?d=21-05-2012&pdfIndex=8
Il ministro italiano della Difesa Di Paola, in un convegno di Affari Internazionali ha affermato che prima viene l’obiettivo politico-strategico, e poi la pianificazione del bilancio della difesa. L’Alleanza deve dunque contribuire alla sicurezza internazionale rafforzando i partenariati esistenti, e instaurando rapporti più solidi con i paesi emergenti come il Brasile, la Russia, l’India, la Cina e il Sudafrica (Brics). Non si capisce bene su quali basi si fondi tale concetto visto che l’Italia ha scelto la via americana nella sua strategia di difesa, la concessione di basare a Sigonella il nuovo sistema Ags (Alliance Ground Surveillance) della Nato http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/cronaca/2012/21-maggio-2012/sigonella-arriva-smart-defensela-nato-schiera-droni-antiterrorismo-201273206591.shtml e la partecipazione al programma JSF/F-35 sono solo due esempi.
Nell’articolo “F-35: la partita "Smart Defense" http://www.ispionline.it/it/documents/Commentary_Catalano_07.02.2012.pdf si legge che le forze armate italiane si doteranno di un velivolo di 5° generazione interconnesso con capacità di data fusion, e quindi in grado di dialogare con tutte le forze amiche in un campo di battaglia netcentrico. In realtà la dimostrata vulnerabilità dell’F-35 agli attacchi hacker ha svelato quanto poco gli Stati Uniti (e i fedeli alleati) siano preparati ad attacchi nel sistema di comunicazione. “Abbiamo costruito l'F-35 senza alcuna protezione da un punto di vista informatico” ha dichiarato Hoss Cartwright, ex vice-presidente del Joint Staff. C’è un nesso fra guerra elettronica e attacco cyber, tra disturbi tradizionali ed elettronici e contromisure hacking, ma l’America non ha ancora capito la differenza. La guerra elettronica concepita dall’America è una valutazione strettamente operativa che considera solo le situazioni di aggressione diretta (es. emissioni onde radar, interferenze), la guerra cibernetica è la ricerca di una intrusione, una apertura in un sistema, una manipolazione o infezione. Da questo punto di vista, come già rilevato dal Pentagono in una sua pubblicazione, l’attivismo cinese si mostra più avanzato, ed è quasi certo che i cinesi siano già penetrati nel programma JSF a dimostrazione che anche l’infrastruttura industriale e tecnologica è debole. http://gov.aol.com/2012/05/16/hackers-pose-costly-future-for-military-jets-warns-cartwright/

Al vertice NATO si è trattato anche del tema della cyber-sicurezza e si è concluso che si punterà a creare un sistema centralizzato di protezione contro gli attacchi via web.

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