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in Italia l'equazione "più spendo, più sono sicuro" viene allegramente sostenuta dal governo

Un nuovo strumento militare per rafforzare il ruolo della Difesa nella gestione delle relazioni internazionale e nell’industria bellica

negli USA si sta permettendo una inquietante ingerenza del Pentagono nel rapporto di lavoro tra datore di lavoro e lavoratore
25 giugno 2012 - Rossana De Simone

Rosie The Riveter and F-15 Eagles Firing AIM-7 Sparrow Missiles

Il 19 giugno, presso l’Università di Pavia, il Ministro della Difesa Ammiraglio Giampaolo Di Paola, ha tenuto una lectio magistralis interamente dedicata alle relazioni internazionali nella dimensione europea e trans-atlantica dal titolo “La NATO e l’Unione Europea attori globali della sicurezza”.

Durante la lezione ha illustrato il tema della sicurezza globale in una prospettiva sovranazionale, con particolare attenzione al ruolo nella NATO e dell’Unione Europea, i mutati equilibri economici globali e le tendenze demografiche, nonché i processi di democratizzazione che sono alla base delle trasformazioni che stanno investendo tutto il pianeta.
“L’attuale quadro strategico è in continuo cambiamento – ha detto il Ministro - ed è in questo contesto di sicurezza globale che si muovono la NATO e l’Unione Europea”. Di Paola, ricordando che 21 dei 27 Paesi dell’Unione Europea sono membri NATO, ha sottolineato l’esigenza di una totale sincronia tra i due organismi in materia di sicurezza internazionale.
L’appello alla totale “sincronia” è chiaro e non lascia spazio ad interpretazioni: la sicurezza viene assicurata se si continua a finanziare lo strumento militare anche a costo di una sua duplicazione.

Nel “Documento di economia e finanza 2012- Profili di competenza della Commissione Difesa” redatto dalla Camera il 23 Aprile, si legge che occorre migliorare il “livello qualitativo e tecnologico dello strumento militare nazionale, pienamente interoperabile ed interagibile con il sistema di difesa e sicurezza dell’Unione europea e dell’Alleanza atlantica”, riqualificando i programmi d’investimento e sostenendo i programmi di ricerca e sviluppo tecnologici nonché “l’industria nazionale, in un settore, quello degli armamenti ed equipaggiamenti militari, caratterizzato da elevata competitività ed alta tecnologia”.

E’ importante leggere il DISEGNO DI LEGGE presentato dal Ministro della difesa (Di Paola) comunicato alla Presidenza il 23 APRILE 2012
http://www.marescialli.it/wp-content/uploads/2012/04/23.04.2012-S3271-Ddl-riforma-forze-armate.pdf

in quanto al codice dell’ordinamento militare sono apportate le seguenti modificazioni, in particolare dopo l’articolo 537 si è aggiunto che:

“si prevede, al comma 1, la possibilita`che il Ministero della difesa, nell’ambito degli accordi di cooperazione o di reciproca assistenza tecnico-militare siglati con gli altri Stati, svolga attivita` contrattuale per l’acquisto da parte dei citati Stati di materiali di armamento prodotti dall’industria nazionale ovvero fornisca il necessario supporto tecnico-amministrativo, nel rispetto della normativa in materia di esportazione di materiali d’armamento. Si tratta di una attivita` gia` svolta dalle Forze armate di altri Stati occidentali. La disposizione si pone quale efficace misura a sostegno dell’industria nazionale, in un settore del tutto peculiare quale e` quello degli armamenti ed equipaggiamenti militari, caratterizzato da elevata competitivita` ed alta tecnologia, agevolando lo sviluppo di rapporti commerciali a livello internazionale tra il sistema produttivo italiano e i Paesi con i quali sussistono rapporti di collaborazione nel settore della difesa. In sostanza, l’intervento e` volto a rendere maggiormente efficace il rapporto tra lo Stato e le imprese nazionali, al fine di promuoverne l’affermazione in ambito internazionale. Si prevede, inoltre, al comma 2, che nei medesimi accordi possa essere contemplata la cessione di sistemi d’arma, mezzi
ed equipaggiamenti in uso alle Forze armate, che risultino in esubero, anche in relazione allo sviluppo dei programmi di ammodernamento e rinnovamento dello strumento militare, risultante obsoleto”

Solo attraverso l’ottimizzazione dello strumento militare si può conseguire una opportuna ripartizione delle risorse della Difesa tra i settori di spesa del personale, dell’operatività` e dell’investimento.
Nella tabella di riferimento si può vedere che la voce investimenti sale da 2.478,2 milioni del 2012 a 3.678,9 nel 2013 e 3.486,6 nel 2014, la voce esercizio scende da 1.522,5 a 1.458,5 rimanendo invariata nel 2014, mentre la voce personale scende progressivamente da 9.612,6 a 9.442,6 e infine 9.402,6.

Incredibilmente, la IV Commissione difesa della Camera e quella del Senato hanno espresso parere favorevole al “Documento di economia e finanza 2012. Doc. LVII, n. 5 e Allegati”, con le seguenti motivazioni:
La Commissione Difesa, …..preso atto che, non essendone ancora noti i contenuti, il documento in esame non ascrive alcun impatto sul bilancio pubblico al provvedimento di revisione dello strumento militare e che – pur essendo ineludibile un piano di ridimensionamento dello strumento militare coerente con la consistente riduzione delle risorse avvenuta negli ultimi anni – l’obiettivo della riforma dovrà principalmente essere quello di eliminare sprechi e duplicazioni assicurando una maggiore efficienza operativa, esprime PARERE FAVOREVOLE. http://documenti.camera.it/leg16/resoconti/commissioni/bollettini/pdf/2012/04/24/leg.16.bol0644.data20120424.com04.pdf

La Commissione difesa, esaminato, per quanto di competenza, il Documento di economia e finanza 2012 ed i connessi allegati, esprime parere favorevole -dal momento che le linee di programma indicate sono in linea con quanto già espresso da questa Commissione in sede di confronto con il quadro della situazione e le conseguenti iniziative programmatiche espresse dal Ministro della difesa- con le seguenti raccomandazioni:
a)sarebbe opportuno esercitare ogni possibile azione al fine di mantenere inalterate le risorse dedicate alla ricerca, settore di fondamentale importanza per la Difesa e per la correlata industria, al fine di garantire sistemi adeguati nelle disponibilità della Forze armate e di mantenere le eccellenze tecnologiche che in diversi settori caratterizzano la capacità, molto spesso di carattere duale, delle industrie della Difesa, elemento essenziale per la competitività e condizione necessaria per lo sviluppo e la crescita; b) riguardo all'agenda per la crescita, oltre al tema della golden share, per quanto attiene alla vigilanza e la supervisione di settori strategici si sottolinea l'esigenza di mantenere una vocazione duale (civile, oltre che militare), per i grandi gruppi industriali del settore di cui lo Stato è azionista; c)nella revisione del sistema di Difesa si sottolinea che non si può prescindere dalla necessità di progettare a livello intergovernativo livelli ampi di unificazione di settori compatibili delle Forze armate dei singoli paesi dell'Unione europea.
http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=SommComm&leg=16&id=658127

E’ importante sapere che sono inseriti finanziamenti per le “Fregate FREMM e il veicolo blindato medio FRECCIA “Medium Armoured Vehicles” (vedere l’intero prospetto in http://documenti.camera.it/Leg16/dossier/Testi/DI0522_0.htm ), inoltre si rammenta che il Governo ha individuato, nel decreto legge n. 21 del 2012, uno strumento importante per assicurare una maggiore apertura agli investimenti esteri, mantenendo, al contempo un meccanismo di vigilanza e supervisione (di cui si è già scritto), e si prevede la riduzione dell’imposta sul reddito delle persone fisiche e delle addizionali regionali e comunali, gravanti sul trattamento economico accessorio del personale del comparto sicurezza, difesa e soccorso pubblico.

Evidentemente l'equazione "più spendo, più sono sicuro" messa in dubbio anche negli USA, viene allegramente sostenuta dal governo italiano. Come se l’Italia non fosse già in recessione e la spesa militare non pesasse nel debito pubblico.

African American Female Riveter Illustrating "Rosie the Riveter",

Intanto negli USA la Lockheed Martin, il più grande fornitore del Pentagono, il 1 giugno ha assunto a Fort Worth, stabilimento che lavora sui programmi F-16 e F-35 e che comprende i lavoratori interinali e lavoratori dipendenti, lavoratori a contratto temporaneo per sostituire lavoratori in sciopero. Il portavoce della Lockheed, Joe Stout, ha detto che la società aveva già assunto quasi 300 lavoratori temporanei e preso in prestito circa 50 lavoratori non sindacalizzati da altri siti in Texas, Georgia, California e South Carolina.
Dalla trattativa non è estraneo il Pentagono. L’azienda si è impantanata in difficili negoziati con il Pentagono per il quinto lotto degli F-35 e le pensioni sono diventati un elemento chiave. Il Pentagono sta facendo infatti forti pressioni presso l’azienda affinché riduca il costo del lavoro e i benefici sul trattamento pensionistico, in quanto rappresenterebbero circa un terzo dei costi complessivi della società sul programma Joint Strike Fighter.
http://www.reuters.com/article/2012/06/14/us-lockheed-strike-idUSBRE85D1LI20120614

Dunque si sta mettendo in discussione la gestione aziendale del processo produttivo, scaricando come al solito sui lavoratori i costi e le inefficienze di un programma che sta fortemente pesando sui conti pubblici non solo americani, ma anche italiani (e dei paesi coinvolti). In realtà, bisogna ripetere, la maggior parte del denaro speso sul militare va al capitale, differentemente da ciò che accade negli altri tipi di lavoro. Secondo il Center for International Policy solo l’1,5% del prezzo di un F-35 viene usato per pagare il costo del lavoro coinvolto nella produzione, fabbricazione e montaggio presso Fort Worth, mentre l’85% va alle spese generali.
Military Spending: A Poor Job Creator
http://www.ciponline.org/images/uploads/publications/Milex_Jobs_Fact_Sheet_0212_Update.pdf

Inoltre si sta permettendo una inquietante ingerenza del Pentagono nel rapporto di lavoro tra datore di lavoro e lavoratore.

Il Government Accountability Office ha rilasciato, il 14 giugno 2012, l’ennesimo rapporto in cui si denuncia che il programma Joint Strike Fighter ha continuato ad essere ristrutturato per tutto il 2011 e 2012, aggiungendo costi e tempi. Il nuovo programma di base prevede costi di acquisizione di 395,7 miliardi dollari, con un incremento di 117,2 miliardi dollari (42 per cento) dal 2007, mentre il completamento della produzione è previsto per il 2019 con un ritardo di 6 anni dal 2007.
I costi unitari per aereo sono raddoppiati dal inizio dello sviluppo nel 2001. Nel 2011 il programma ha raggiunto solo 6 degli 11 obiettivi importanti, e lo sviluppo e integrazione delle oltre 24 milioni di linee di codice software, continua ad essere motivo di preoccupazione. Lo sviluppo dei sistemi mission-critical, quelli che forniscono capacità di combattimento, è in ritardo e ad oggi solo il 4 per cento dei sistemi di missione richiesti sono stati verificati.
Secondo GAO, una gestione efficace della rete dei fornitori globali potrebbe migliorare i risultati del programma, in quanto incrementando il throughput di produzione, si consente di elevare i tassi di produzione.
http://www.gao.gov/assets/600/591608.pdf

Dati:
• 2457: Il numero totale di F-35 che il governo statunitense vuole sviluppare e acquisire sino al 2037. Nel 2001 erano 2.866.
• 395.700 milioni dollari: L'ultima stima del costo totale per lo sviluppo e acquisizione dell’ F-35.
• 1 miliardo di dollari: superamento di spesa sui primi quattro appalti annuali. 11 milioni è il prezzo aggiuntivo ad ogni velivolo.
• 373 milioni dollari: costi aggiuntivi - modifiche apportate agli aerei acquistati e rese necessarie dai test avvenuti dopo che erano stati costruiti.
• 365: il numero di F-35 che il Pentagono ha intenzione di acquistare (per circa 69 miliardi dollari) sino al 2017..
• 179: il numero degli aerei che il Pentagono ritarderà sino al 2017 per ridurre i rischi.
• 35.200 dollari: costo obiettivo dell'Air Force per ora di volo per il suo F-35A.
• 6: Numero degli obiettivi di prova l'F-35 completati nel 2011, su 11.
• 972: numero di voli di prova F-35s completati nel 2011 - più del doppio dell'anno precedente.
• 24 milioni di euro: Le righe di codice "necessarie per le capacità JSF" che includono 9,5 milioni a bordo del velivolo stesso.
• 80 milioni dollari: il costo per dotare l’ F-35 del casco per i piloti. Qualunque sia il casco che si userà (si pensa ad un ripiego meno costoso), non sarà "integrato nel velivolo di base" fino a 2014 o più tardi, "aumentando i rischi di una riprogettazione importante del sistema".

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