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ti promettono una Ferrari e ricevi una Chevy, senza offesa per l’azienda Chevy

La crisi infinita di FINMECCANICA: Riconvertire e diversificare di più. Se Non Ora Quando?

evidenziandone così il ruolo strategico di sistema difensivo/diplomatico e di intelligence nel rapporto con gli altri Stati
8 luglio 2013 - Rossana De Simone

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“La crisi infinita di FINMECCANICA: Riconvertire e diversificare di più.
Se Non Ora Quando?” è un volantino che il sindacato di base ADL di Varese e provincia, distribuirà durante la manifestazione che da Bellinzago Novarese si fermerà alla base aerea militare di Cameri.
http://www.noeffe35.org/

La notte in bianco contro gli F-35 avviene dopo che alla Camera, e probabilmente anche al Senato, si è votato per l’acquisto di quel futuro combattente che passerà alla storia per aver condotto ad una crisi di nervi tutti i paesi coinvolti: “ti promettono una Ferrari e ricevi una Chevy, senza offesa per l’azienda Chevy”.
(generale Christopher Bogdan capo militare del programma F-35)

Solo in Italia il Consiglio Supremo di Difesa ha pensato di dover intervenire a difesa del progetto tentando di azzerare il ruolo del Parlamento (provocando le critiche di giuristi costituzionalisti), e offrendo il “casus belli” nel conflitto tra semi-presidenzialismo e sistema parlamentare.

Nel frattempo il MEF (Ministero dell’Economia e delle Finanze), ha scelto di nominare alla carica di presidente di Finmeccanica, evidenziandone così il ruolo strategico di sistema difensivo/diplomatico e di intelligence nel rapporto con gli altri Stati. Con questa nomina si spiega meglio la trasformazione di Finmeccanica in azienda leader non solo nelle tecnologie della difesa, ma della sicurezza.

Prism

La crisi infinita di FINMECCANICA: Riconvertire e diversificare di più.
Se Non Ora Quando?

La crisi dell’holding della Difesa e Sicurezza Finmeccanica è iniziata nel 2008, quando si sono intrecciati avvenimenti che hanno portato il gruppo ad accumulare perdite di oltre tre miliardi di euro nei bilanci 2011 e 2012. Il 2008 non è solo l’anno della crisi finanziaria mondiale che ha visto il salvataggio di banche con denaro pubblico, ma quello in cui Finmeccanica acquista la statunitense DRS, pagandola ad un prezzo più alto del suo valore compresi i debiti.

Negli anni successivi si sono moltiplicate inchieste per utilizzo di fondi neri per agevolare alcune commesse o riciclare denaro, accuse di corruzione e tangenti con relativi danni all'immagine, e bocciature del titolo da parte delle case d'affari. L’ultimo bilancio approvato nel maggio 2013 si è chiuso con una perdita di 786 milioni di euro.

Il nuovo amministratore delegato, Alessandro Pansa, ritiene pertanto di affrontare la nuova fase del mercato mondiale, caratterizzato da una forte concorrenza, con ristrutturazioni e cessioni di aziende del gruppo in parte già avviate, unitamente alla emanazione delle regole sulla trasparenza e alla conclusione della riforma delle nomine per le s.p.a. del Tesoro.

La riorganizzazione ha puntato a razionalizzare il capitale investito, i processi produttivi e la rete dei fornitori. Il settore aerospazio e difesa, 60mila dipendenti (circa 40mila in Italia) dei complessivi 68mila (rappresenta l’86% del fatturato), ha visto una riduzione netta al 31-12-2013 di 285 unità in AleniaAermacchi , di 253 in AgustaWestland e 2131 unità nel gruppo Selex ES.

In poche parole, che ha pesato sull’andamento del gruppo sono stati, per il segmento militare, la stasi degli investimenti nel settore Difesa ed il rallentamento di alcuni importanti programmi di acquisizione, fra cui il caccia multiruolo F-35.

Il 19 giugno 2013 i responsabili del progetto hanno trasmesso un report al Dipartimento della Difesa USA in cui si esprimeva una forte preoccupazione: Il nuovo caccia della Lockheed Martin già una volta ha rischiato l’annullamento per aver superato la soglia critica della spesa così come previsto dallo statuto Nunn McCurdy. Oggi si rende necessaria una ulteriore riprogrammazione, questa cosa fa dell’F-35 un progetto continuamente a rischio. Per rendere più economico il costoso caccia, Lockheed Martin e DoD devono offrire, ai paesi coinvolti, più opportunità di lavoro decentrato.

Il Giappone è diventato il secondo paese dopo l’Italia ad aver ottenuto la possibilità di un reparto FACO (Final Assembly and Check Out). La sopravvivenza dei reparti FACO di Giappone e Italia dipendono dalla volontà politica di mantenere in vita un progetto nato male, e proseguito peggio. Nello stabilimento FACO di Cameri si dovrebbe concentrare tutta l'attività di assemblaggio e manutenzione dei velivoli europei.

Il problema è che non c’è paese europeo che non abbia messo in discussione la propria partecipazione riducendo e diluendo i propri ordini iniziali. Ad oggi all’Italia viene garantita la produzione di 3 F-35A per il lotto 6, e 3 per il lotto 7, che sono poi quelli ordinati dal governo. I quattro ordinati nel lotto 8 sono in attesa di finanziamento.

Il governo avrà il coraggio di spendere centinaia e centinaia di euro (dai 235 milioni di dollari dei prototipi ai circa 130 di uno di serie) per dare lavoro a poche centinaia di lavoratori?

Lo stabilimento di Cameri è già costato 796 milioni e 540 mila € di denaro pubblico per vedere funzionare il 15-30 % della sua capacità produttiva. Quanti ulteriori tagli alla sanità, alla cultura e ai servizi sociali, e quanti sacrifici saranno ancora disposti a sopportare gli italiani anche per queste irrazionali spese?

ADL Varese – Sindacato di Base

La CRISI INFINITA di FINMECCANICA

In Italia tale stabilimento è nato tra le polemiche di chi lamentava la scarsa affidabilità del progetto ed i suoi alti costi, e quelle dei lavoratori di AleniaAermacchi di Torino/Caselle che vedevano ridurre il lavoro nei propri stabilimenti. La partecipazione all’F-35 ha significato la fine della produzione già programmata del velivolo europeo EFA, e un evidente arretramento dell’azienda da costruttore di velivoli a subfornitore di manodopera. Dopo la recente ristrutturazione, il sito di Caselle relativamente ai programmi EFA, al nuovo UAV, LCA e C27J, non ha certezze.

Nei mesi di maggio e giugno 2013, ci sono stati scioperi, fra Torino e Caselle, indetti per esprimere la forte preoccupazione per il futuro del polo aeronautico torinese, e per denunciare il calo produttivo che provoca continui spostamenti di lavoratori verso lo stabilimento di Pomigliano D’Arco (il numero di lavoratori in trasferta ammonta a circa 300 unità). Senza una nuova progettazione non c’è una nuova produzione. Tale situazione di incertezza viene confermata anche da un piano industriale che vedrebbe saturare la forza lavoro di Caselle con le attuali commesse. Eventuali cali produttivi dovrebbero essere compensati da commesse provenienti da altri siti del gruppo.

L’Amministratore delegato di Finmeccanica, Alessandro Pansa, in un intervento al convegno indetto dal centro studi Demetra, ha dichiarato che “persa la battaglia sul lavoro e quella sui capitali a favore dei paesi emergenti, il vantaggio competitivo che rimane ai paesi occidentali è quello del gap tecnologico tuttora esistente, e le tecnologie si trovano nell'industria. Di qui la necessità di difendere la presenza dell'Italia in un settore industriale di cui non si è ancora disfatta”. Pansa si chiede se vi è interesse non solo a salvaguardare, ma a favorire lo sviluppo dell'industria aerospaziale in Italia, chiedendo di rilanciare una politica del settore spaziale in Europa dove l'Italia può giocare un suo ruolo, a patto che sia il soggetto comunitario ad essere il destinatario di una parte importante delle risorse.

Ma se il rilancio del settore deve partire dall’Europa, che ne sarà dell’F-35? E soprattutto, l’Europa, ha come priorità il finanziamento della tecnologia militare per fabbricare manufatti militari? Se il ruolo del governo deve essere anche quello di offrire un sostegno allo sviluppo tecnologico, perché il sistema privato non è in grado di sostenere, da solo, le ingenti spese necessarie, perché mai la cittadinanza non dovrebbe decidere che le scelte su cui far ricadere il denaro pubblico sono altre?
Sarà possibile mantenere una spesa militare capace di sostenere le spese degli F-35, dell’addestratore 345 ex M331 di AleniaAermacchi di Venegono (a cui si è già finanziato e comprato l’M346), del nuovo velivolo a pilotaggio remoto (UCAV) per non parlare delle richieste della Marina ed Esercito italiano?

Le scelte sulla destinazione del denaro pubblico e della distribuzione delle risorse non sono un affare solo per i militari e per Finmeccanica. Lo sanno bene i generali quando dichiarano: “Senza Tornado e AV8 saremmo stati fuori dalla campagna libica”. Dobbiamo capire che se l’Italia vuole rivestire un ruolo nelle missioni a guida NATO o in coalizione servono i mezzi, e l’ F 35 è il più capace e conveniente , se così non fosse apriamo un dibattito nel paese per rivedere il ruolo nelle Forze Armate.

Ma è questo che l’Italia vuole, finanziare armi e guerre?

Noi non siamo d’accordo, apriamo un dibattito nelle fabbriche e sui territori e verifichiamo cosa è più urgente e necessario per questo paese. Il TAR del Lazio deve rispondere su un ricorso del Codacons contro l’acquisto F35. Secondo il presidente Carlo Rienzi, l’acquisto degli F35 comporterebbe un grave danno per la spesa pubblica di cui i consumatori e contribuenti sono finanziatori e non è stata dimostrata né la rispondenza del programma all’interesse pubblico, né la sua sostenibilità e proporzionalità rispetto alle disponibilità di denaro pubblico.

13/14 luglio 2013

ADL Varese – Sindacato di Base
Gallarate V. delle Rose 2 t. 0331.777798 f. 0331.245596
Busto Arsizio V. Genova 6 t./f. 0331.322688
Varese V. De Cristoforis 5 t. 0332.239163 f. 0332.231922

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