Spese militari italiane: +57% in dieci anni
Il rapporto SIPRI 2025 colloca l'Italia al dodicesimo posto mondiale per spesa bellica: 48,1 miliardi di dollari, +20% in un solo anno.
L'aumento delle spese militari italiane
Mentre il dibattito pubblico italiano è dominato dalle lunghe liste sanitarie d'attesa, dai pronto soccorso in affanno e dalla cronica carenza di personale sanitario, il nostro Paese continua a destinare risorse sempre più ingenti alle spese sanitarie.
Secondo il nuovo rapporto annuale dello Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI), l'Italia si conferma al dodicesimo posto nel mondo nella speciale classifica dei maggiori spenditori militari. Nel 2025, il nostro Paese ha speso 48,1 miliardi di dollari (circa 44 miliardi di euro al cambio attuale), una cifra che rappresenta un incremento del 20% rispetto all'anno precedente.
Ancora più significativo il dato del decennio: rispetto a dieci anni fa, la spesa militare italiana è aumentata del 57%.
Un balzo che sottrae fondi alla sanità pubblica
È una scelta politica precisa: quella di privilegiare la spesa militare rispetto ai bisogni reali della popolazione. Mentre gli ospedali chiudono reparti e i medici fuggono all'estero, il governo spende decine di miliardi per carri armati, cacciabombardieri e navi da guerra.
L'Italia, pur rimanendo formalmente al di sotto del parametro NATO del 2% del PIL (con una percentuale dell'1,9%), ha visto crescere la propria spesa militare in rapporto al Prodotto Interno Lordo in modo costante: dieci anni fa la quota era dell'1,3%. Un segnale inequivocabile della direzione intrapresa.
Quanto costa la sanità che non c'è?
Per capire cosa significhino 44 miliardi di euro in termini di sanità pubblica, PeaceLink ha provato a fare alcuni raffronti concreti.
Secondo le stime di sindacati medici e associazioni di pazienti, per azzerare le liste d'attesa nel Servizio Sanitario Nazionale servirebbero risorse aggiuntive tra i 3 e i 5 miliardi di euro l'anno. Con la sola differenza tra la spesa militare del 2025 e quella dell'anno precedente (pari a circa 8,8 miliardi di euro, dato il +20% su 44 miliardi) si potrebbe quindi risolvere il problema delle liste d'attesa per quasi due anni consecutivi.
Per assumere 30.000 nuovi medici – cifra necessaria secondo molti esperti per tamponare l'emergenza personale – servirebbero circa 3 miliardi di euro l'anno tra stipendi e contributi. Quasi un terzo dell'aumento annuale della spesa militare.
Per riaprire i piccoli ospedali chiusi negli ultimi dieci anni nelle aree interne e montane (oltre 130 presidi) si stima un costo di circa 1,5 miliardi di euro. Una cifra irrisoria rispetto ai 44 miliardi destinati alle armi.
Il paragone con la sanità europea
Per avere un termine di paragone internazionale, la spesa sanitaria pubblica pro capite in Italia è tra le più basse d'Europa: circa 2.500 euro all'anno, contro i 3.500 della Germania e i 4.000 della Francia. Se l'Italia destinasse alla sanità solo un quinto di quanto destina alle armi (cioè 8,8 miliardi di euro, pari all'aumento annuale della spesa militare), potrebbe allineare la spesa sanitaria pro capite a quella tedesca in meno di tre anni.
Raffronto: spesa militare vs. emergenza sanitaria
| Voce di spesa | Stima | Fonte principale | Calcolo di supporto |
|---|---|---|---|
| Militare (Italia 2025) | 48,1 mld di $ | SIPRI | 44,3 mld € (tasso di cambio medio 2025) |
| Liste d'attesa (riduzione o azzeramento) | 3-5 mld €/anno | Sindacati (FIASO) e Gimbe | Occorre almeno il 3% del Fondo Sanitario Nazionale che è di 132,7 mld (circa 4 miliardi di euro) |
| 30.000 nuovi medici | circa 3 mld €/anno | FIASO + Contratto Nazionale | 110.000 € lordi/anno (costo azienda) x 30.000 = 3,3 mld € |
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