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Interesse personale ?

24 settembre 2005 - Sabina Morandi
Fonte: Fonte:www.liberazione.it
22.09.05

Umberto veronesi Finalmente il mondo scientifico esce dalla torre d'avorio e accetta di confrontarsi con la società in un dibattito aperto e democratico. L'occasione è il megaconvegno presieduto da Umberto Veronesi che si sta tenendo in questi giorni a Venezia sotto l'ambizioso titolo "Conferenza mondiale sul futuro della scienza", presentato come «un grande sforzo per riallacciare il dialogo tra Scienza e Società, rappresentata quest'ultima da filosofi, teologi, economisti, uomini politici». Chi volesse dare un'occhiata al ricco programma può richiamare su internet ben due indirizzi - www. veniceconference2005. org, per gli amici della società civile, e www. veniceconference2005. com per gli amici del business - che recano tutte le informazioni sulle tre sessioni dedicate ai temi più caldi del momento: scienza e valori, l'impatto della scienza sulla vita umana e scienza e potere.

L'occasione, come scrive Edoardo Boncinelli in un lirico articolo dedicato alla scienza in generale - e alla Conferenza di Venezia in particolare - e pubblicato sul Corriere della sera del 20 settembre, può servire a ricomporre la frattura fra ricerca e comuni mortali attraverso «un patto fra scienziati e cittadini» per «migliorare l'immagine sociale della scienza», sempre che si sia disposti a superare sia le superstiziose paure suscitate dalle innovazioni che la diffidenza verso una scienza apparentemente più interessata alle impennate di Wall Street che ai bisogni della gente comune.

Ricomporre la frattura fra scienza e società insomma, aprendo al confronto con tutti i soggetti sociali coinvolti, indipendentemente dalla specializzazione e senza pregiudizi. Cioè, non proprio a tutti. Nessun invito è stato ad esempio spedito al Consiglio dei diritti genetici (Cdg), onlus nata con il preciso compito di costruire canali di comunicazione fra scienza e società e di fornire informazioni indipendenti attraverso le quali i cittadini possano imparare a distinguere fra le comunicazioni scientifiche serie e i "consigli per gli acquisti" sponsorizzati dal mondo farmaceutico. Naturalmente, anche se condividono lo stesso campo d'interessi - biotecnologie, genetica, coltivazioni transgeniche e via dicendo - non era affatto detto che il professor Veronesi conoscesse questa giovane associazione, motivo per cui il presidente del Cdg, Mario Capanna, ha pensato bene di sollecitare un invito con un discreto preavviso. Il 19 gennaio scorso Capanna ha infatti inviato una lettera direttamente a Veronesi, congratulandosi con l'iniziativa che sembra esprimere una vera condivisione d'intenti con il Cdg, «organismo indipendente composto da scienziati, ricercatori, umanisti - laici e cattolici» che opera proprio per «rendere fecondo il dialogo fra scienza e società».

Passano i mesi e la cassetta delle lettere - sia elettronica che materiale - resta vuota. Non solo non arriva un invito ma nemmeno uno straccio di risposta. Neanche un'e-mail per spiegare per quale motivo un gruppo che si occupa specificamente di biotecnologie, con forti legami sia nel mondo della ricerca che fuori - dai sindacati agricoli alla distribuzione alimentare, passando per i coltivatori biologici, gli ambientalisti e le associazioni dei consumatori - non possa contribuire a «riallacciare il dialogo fra scienza e società», come recita il depliant della Conferenza. Mentre Capanna aspetta fiducioso che arrivi una risposta sopraggiunge l'autunno, e intorno all'ex-ministro scoppia un piccolo caso.

Il 4 settembre Greenplanet. net, la rete telematica del biologico attiva dal '95, pubblica sul suo sito internet un articolo intitolato «Come mai Veronesi è pro ogm?», dal quale emergono inquietanti connessioni. Viene fuori che la Fondazione Veronesi è direttamente coinvolta nella Genextra, una holding che investe in start up nel settore farmacogenomico e biotecnologico. Costituita il 19 settembe 2003, Genextra ha come oggetto sociale «l'assunzione, la cessione di partecipazioni in società e la consulenza nell'ambito delle biotecnologie per la produzione e commercializzazione di prodotti e servizi nel settore medesimo» e si occupa nello specifico delle ricerche su di una proteina, la P66, apparentemente coinvolta nel processo dell'invecchiamento dei mammiferi. La Genextra progetta di commercializzare in breve un farmaco anti-età che, secondo i ricercatori che ci stanno lavorando, potrebbe allungare la durata della vita del 30-40 per cento, e di quotarsi in borsa già nel 2006.

Veronesi, vice-presidente del consiglio di amministrazione, alla Genextra è in buona compagnia. Della cordata fanno parte la famiglia Micheli (Francesco Micheli, detto "Franz la volpe" si è fatto un nome dando vita a Omnitel e sostenendo Colaninno nell'assalto alla Telecom), Diego Della Valle, Luca Cordero di Montezemolo, Banca Intesa, Banca popolare di Milano, Interbanca, Marco Tronchetti Provera, Salvatore Ligresti ed Emilio Gnutti. «Il capitale» tanto per citare testualmente l'articolo di Greenplanet «appartiene per il 4,4 per cento alla Fondazione Umberto Veronesi, per il 12.4 per cento al "team scientifico" (legato agli istituti condotti da Veronesi), per lo 0.2 per cento all'Istituto Oncologico Europeo (sempre Veronesi), per il 26.2 per cento alla famiglia Micheli, per il 56.7 per cento a investitori finanziari e per lo 0.1 per cento alla società britannica Cancer Research Technology Limited».

E' per questo, chiede Greenplanet, che l'ex ministro si è sempre dimostrato un fan accanito del transgenico? La domanda, come la lettera di Capanna, resta senza risposta. Motivo per cui il presidente del Consiglio dei diritti genetici, decide di rovinare la festa d'inaugurazione di Venezia diffondendo una lettera aperta nella quale si denuncia «l'ennesima conferenza sul solipsismo scientifico» dove emerge vistosamente «l'assenza di quella società, la maggioranza dei soggetti sociali consapevoli che alla ricerca pongono domande cruciali, con cui la scienza dovrebbe dialogare». E, tanto per rimanere sul concreto, si suggerisce al professor Veronesi di fare al più presto chiarezza sul possibile conflitto d'interessi sollevato dalla questione Genextra. La cosa sarebbe davvero opportuna considerando che il professore, in un articolo lanciato in prima pagina su Repubblica di ieri, praticamente si candida a guidare una nuova "Authority for science" ovvero «un gruppo di "saggi" di diverse discipline che la società identifica come superpartes e che si impegnino a stabilire gli obiettivi e i limiti del progresso scientifico e ad esprimersi in modo imparziale sulle questioni etiche che esso insistentemente pone». Come "la società" abbia identificato i suddetti saggi e chi si assuma l'onore di garantirne "l'imparzialità", non è dato sapere.

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