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    Tav, il progetto sulla Val Susa non c'è più. Lo dicono le ferrovie

    Con lo stralcio dalla legge obiettivo, Rfi chiede al Tar di far decadere le delibere del Cipe sulla tratta. Ferrentino, sindaco di Bussoleno: «E’ una vittoria del movimento, ora è tutto da rifare». L’unica alternativa sembra quella indicata dalle popolazioni: il potenziamento della linea storica
    26 ottobre 2006 - Claudio Jampaglia
    Fonte: Liberazione (http://www.liberazione.it)

    Tutto da rifare per la Tav in Val Susa, parola della Rete ferroviaria italiana che chiede al Tar del Lazio il decadimento di tutti gli atti approvati e depositati al Cipe, comitato di programmazione economica, per la tratta italiana fino a Bussoleno. La notizia è di quelle grosse perché significa che tutto è da rifare da capo, il progetto non c’è più. » il risultato del boomerang della Legge obiettivo che voleva passare su territori, ambiente, corpi senza vincoli e consultazioni. » una vittoria del movimento no-tav che esulta: «Sfilare dalle grinfie della Legge obiettivo la tratta sta dando i suoi frutti, avevano ragione i sindaci!», strilla il sito della mobilitazione. Altri sono più cauti. Perché nel frattempo in ballo è tornata l’ipotesi di un tracciato che passi anche per la Val Sangone peggiorando - se possibile - l’impatto dell’opera. Il 9 novembre è convocato il tavolo politico a Palazzo Chigi, con Prodi, dopo quasi un anno di schermaglie mediatiche nel centrosinistra. Il seguente 13 del mese era prevista la terza conferenza dei servizi che i sindaci dei 37 comuni della bassa valle avrebbero boicottato e che dopo ieri probabilmente non si farà. Rifondazione, proprio ieri, torna a chiedere una inchiesta parlamentare con una proposta firmata per prima dalla deputata piemontese Provera.
    A mettere la Tav valsusina - tratta italiana - nel cassetto ci ha pensato una memoria difensiva del legale di Rfi che in risposta a un esposto della Comunità montana Bassa Val di Susa dichiara che lo stralcio della Torino-Lione dalla legge obiettivo fa decadere l'approvazione da parte del Cipe del progetto preliminare e dunque di tutti i seguenti atti prodotti (dai finanziamenti alle delibere locali). Le ferrovie italiane hanno così evitato di far giudicare dal tar la richiesta di illegittimità della delibera Cipe. E il tribunale ha preso atto che l’oggetto del contendere è decaduto, non c’è più.

    Formalmente il Cipe dovrebbe assumerne la decadenza dichiarata da Rfi e dal Tar, ma possiamo stare certi che lo farà? Per nulla, così come possiamo stare certi che qualcuno verrà a raccontarci che un conto è la decadenza della tratta nazionale della Torino-Lione, un altro è quella internazionale pilastro dell’Europa con tanto di tunnel e finanziamenti fantasma della Ue (se ne parla da anni ma non si vedono delibere). E poi per quella nazionale c’è la Val Sangone, l’ha ridetto ieri il ministro delle Infrastrutture Di Pietro che da uomo concreto e sanguigno sarebbe meglio si andasse a fare un giro nelle valli e tra le loro genti. Sarebbe più informato sull’opera e capirebbe che di «profittatori che cercano di carpire la buona fede e le perplessità di questa popolazione per tornaconti di tipo politico personale» ce n’è pochi e ci pensa il movimento a metterli da parte.

    Della novità di ieri, ovviamente, soddisfatti i promotori: «Il fatto per noi è eclatante - commenta il presidente della Comunità montana, Antonio Ferrentino - significa che tolto il progetto dalla Legge Obiettivo bisogna ricominciare l’iter da capo, dai progetti in avanti. E’ una voragine che fa cadere anche la parte internazionale fatta con la stessa legge e presupposti. Volevano superare tutte le criticità del territorio con la Legge Obiettivo, non ce l’hanno fatta grazie al movimento». Un passo avanti decisivo? «Siamo prudenti perché Rfi è capace di sconfessare pure il suo legale e continuare imperterrita. Come con la storia del tracciato detto della Val Sangone di cui parlano i giornali senza però dire che passerà per 45 chilometri in Val Susa e solo nove in Val Sangone». Scommettiamo che finirà proprio così: Trenitalia dirà che nulla cambia per il tunnel e la tratta internazionale visto che è decaduta solo la parte italiana e oggi ci saranno i soliti proclami sulla necessità europea dell’opera e il convincimento degli abitanti della Val Sangone che si stano preparando a rispondere. Ogni volta che il movimento vince un round, succede così. «Per noi comunque si ritorna all’anno zero - dice il “capo” dei sindaci valsusini - al tavolo istituzionale e con l’osservatorio tecnico a cui parteciperemo ribadendo che si riparta con tutte le opzioni con pari dignità compresa la nostra sul potenziamento immediato della linea storica per trasferire traffico merci da gomma a rotaia».

    La conferma che sarebbe un errore abbassare la guardia è venuta l’altro ieri dal Consiglio regionale del Piemonte che prima ha votato a maggioranza un ordine del giorno generico della maggioranza sulla «importanza strategica» della tratta e poi con i voti determinanti di Margherita-Ds ne ha votato un altro promosso dalle opposizioni di centrodestra che appoggia l’alta velocità in toto. Prc, Pdci e Verdi hanno votato contro e la Cdl ha esultato: «Con questo voto - ha sottolineato la Lega - si sono messi nell’angolo i no-tav». O si è messa nell’angolo il buon senso con uno sgarbo nell’alleanza di centrosinistra inutile, perché poi i conti si fanno con i valsusini.

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