Ecologia

RSS logo

Mailing-list Ecologia

< Altre opzioni e info >

Aiuta PeaceLink

Sostieni la telematica per la pace:

  • Donazione online con PayPal
  • C.C.P. 13403746 intestato ad Associazione PeaceLink, C.P. 2009, 74100 Taranto
  • Conto Corrente Bancario c/o Banca Popolare Etica, intestato ad Associazione PeaceLink - IBAN: IT65 A050 1804 0000 0001 1154 580
Motore di ricerca in

Lista Ecologia

...

    No Tav

    Una val di Susa a bassa velocità

    Da tutta Italia arrivano delegazioni di movimentoTre giorni di discussioni e iniziative a Venaus, un anno dopo la vittoria nella lotta contro la Tav. Perché il pericolo non è finito, altre valli sono coinvolte. E sull'Osservatorio voluto dal governo c'è molto scetticismo
    9 dicembre 2006 - Elsa Camuffo
    Fonte: Il Manifesto (http://www.ilmanifesto.it)

    La val Susa ha fatto scuola. Sul movimento popolare sviluppato e cresciuto intorno all'opposizione alla linea superveloce Torino-Lione si sono spesi, a ragione, fiumi di inchiostro, perché quest'idea che amministratori, cittadini, centri sociali, associazioni ambientaliste, metalmeccanici, lavoratori insieme potessero discutere, dividersi ma alla fine decidere strategie comuni, continua a sembrare un «fenomeno», qualcosa di strano, distante. Invece è un esperimento di democrazia partecipata. Ancora, è la voglia di essere protagonisti delle scelte che riguardano un territorio e un modello di sviluppo.
    In fondo, alla base della lotta della val Susa c'è proprio questo: il rifiuto di un modello di sviluppo che fa rima con disastro, ambientale ed economico; per questo la lotta della val Susa ha poco di localistico. Altro che sindrome di nimby (not in my backyard): qui al palo c'è il futuro della valle e del paese basato su un'idea di sviluppo che non trova riscontro nella realtà. Quello che la val Susa ha gridato in quest'anno è stato certamente «niente tav nel mio cortile», ma anche niente tav se merci di trasportare non ce ne sono, niente soldi dei contribuenti buttati a mare.
    La realtà di cui si discute anche in queste giornate è quella di una regione, il Piemonte, già ampiamente collegato all'Europa, soprattutto attraverso la val Susa. Qui in valle ci sono due strade statali, un'autostrada e una linea ferroviaria merci e passeggeri a doppio binario. In più c'è la cosiddetta autostrada ferroviaria, cioè la linea per il trasporto dei tir su speciali treni navetta. Tutte queste linee collegano il Piemonte alla Francia attraverso due valichi naturali, Monginevro e Moncenisio, e attraverso i due tunnel del Frejus, ferroviario e autostradale.
    Ieri in assemblea si è ribadito che la strada per la nuova Torino-Lione rimane in salita: come riferiscono gli ultimi dati, l'attuale linea ferroviaria Torino-Modane è utilizzata solo al 38% della sua capacità e i treni navetta per i tir continuano a partire desolatamente vuoti. Infine, come è noto, il collegamento ferroviario diretto Torino-Lione è stato sospeso per mancanza di passeggeri. E solo nell'ultimo anno il flusso delle merci - che chi vuole la Tav prevede in crescita esponenziale - è in realtà diminuito del 9%.
    Migliaia di persone hanno affollato l'assemblea popolare di ieri pomeriggio. Intanto al presidio di Venaus si preparava la cena. «Eravamo un po' dubbiosi - spiegano due giovani dei comitati popolari - perché ci sembrava di non avere abbastanza cibo e soprattutto mancava manodopera. Ma di prima mattina giovedì sono arrivate al presidio diverse signore della valle. Armate di coltelli e verdure si sono messe a pelare patate e carote». Un centinaio di valsusini poi hanno portato viveri e bevande sufficienti a sfamare un esercito.
    L'ospitalità è uno dei tratti che molti amministratori notano con soddisfazione. La grande solidarietà che si è creata attorno alle rivendicazioni della val Susa ha trovato una risposta incredibile nell'ospitalità e nel calore dei valsusini che anche in questi giorni hanno aperto le loro case ai tanti venuti da fuori. Perché le delegazioni dalle altre regioni sono composte da almeno duecento persone. Da Livorno e da Pisa sono arrivati i comitati contro i rigassificatori, dal Veneto i no Mose e i comitati popolari contro la base militare che gli americani vorrebbero all'aeroporto Dal Molin. All'appuntamento è arrivata una nutrita delegazione dalla Calabria e dalla Sicilia: i no ponte sono sempre stati in prima linea nella solidarietà con i valsusini. Contro i rigassificatori è arrivato anche un gruppetto di giovani da Brindisi.
    L'assemblea ha deciso di promuovere una grande manifestazione a Oulx per la metà di gennaio, in occasione della visita del ministro alle infrastrutture Antonio Di Pietro. Ma all'ordine del giorno c'era anche la questione della val Sangrone, individuata come possibile tracciato alternativo alla val Susa. Qui le amministrazioni sono soprattutto di centrodestra e quindi assai più favorevoli all'alta velocità. Nonostante questo sono nati anche in quella valle due comitati no Tav, che ieri si sono «presentati», per così dire, all'assemblea popolare. Un terzo comitato sta per nascere ed è chiaro che il prossimo terreno di lavoro per i comitati no Tav valsusini sarà proprio la val Sangrone, dove l'informazione su che cosa significa il progetto caldeggiato dal ministro Di Pietro, non è ancora sufficiente. In discussione nell'assemblea anche la preparazione di una campagna sull'osservatorio voluto dal governo. Presieduto da Mario Virano, l'osservatorio si riunirà il 12 dicembre prossimo. Tra i comitati prevale lo scetticismo rispetto al suo ruolo e al suo reale potere.
    Durante questi tre giorni si riunisce anche la rete nazionale permanente che nel luglio scorso a Roma ha dato vita al patto nazionale di solidarietà e mutuo soccorso. Un'iniziativa nata a conclusione della carovana no Tav partita da Venaus i primi giorni di luglio e giunta a Roma alla metà del mese. Quattro i punti fondativi della rete nazionale: il diritto alla preventiva informazione e partecipazione attiva dei cittadini in merito a ogni intervento sui territori in cui essi vivono, condividendone i beni comuni (acqua, aria, terra, energia); l'utilizzo di sistemi di promozione e di consumo che valorizzino le risorse territoriali, minimizzino gli impatti ambientali e gli spostamenti di merci e persone, e che non siano basati sullo sfruttamento; il principio di una moratoria nazionale sulla realizzazione delle grandi opere pubbliche e sulla localizzazione degli impianti energetici (centrali a combustibili fossili, inceneritori, termovalorizzatori, gassificatori, rigassificatori); l'urgenza della cancellazione della Legge Obiettivo.

    PeaceLink C.P. 2009 - 74100 Taranto (Italy) - CCP 13403746 - Sito realizzato con PhPeace 2.5.7 - Informativa sulla Privacy - Informativa sui cookies - Posta elettronica certificata (PEC)