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Ecco perché è stata scelta Serre per realizzare una discarica regionale e perché è stato emanato il decreto-legge n. 61 dell’11 maggio 2007

17 maggio 2007 - Prof. Franco Ortolani (Ordinario di Geologia, Direttore del Dipartimento di Pianificazione e Scienza del Territorio, Università di Napoli Federico II)

Con il decreto-legge n. 61 dell’11 maggio 2007 la struttura commissariale per l’emergenza rifiuti in Campania, istituita più di 13 anni fa, è stata abilitata a compiere un’altra deviazione dalla retta via, contro gli interessi dei cittadini di oggi e di domani.
Il Commissariato per togliere la spazzatura (vale a dire gli scarti non differenziati più simili ai rifiuti speciali che a quelli urbani) che finora non è riuscito a togliere e a trattare secondo quanto prescritto dalla legge agendo impunemente al di fuori della legge per 13 anni, la va a scaricare al di sopra dell’Oasi di Persano, un’area naturale protetta di grande pregio ambientale, e delle opere di irrigazione che prelevano circa 250 milioni di metri cubi di acqua l’anno dal fiume Sele.
E’ una follia dei rappresentanti delle istituzioni sovracomunali, che, secondo la legge italiana devono risolvere le normali e prevedibili incombenze (raccolta e smaltimento dei rifiuti) e garantire la difesa dell’ambiente, delle risorse naturali strategiche come l’acqua, l’economia attuale e lo sviluppo anche per le generazioni future.
E’ dalla fine del 2006 che è stato spiegato con accuratezza ai rappresentanti del Commissariato che il sito di Valle Masseria (Serre) non è assolutamente idoneo per una discarica.
Le spiegazioni sono state fornite anche a coloro che hanno avuto recenti problemi con la magistratura e hanno ricoperto ruoli di grande responsabilità nella realizzazione della discarica gemella, realizzata circa un anno fa nel Comune di Campagna sempre a monte dell’Oasi e delle opere irrigue di Persano, proprio di fronte a Serre.
Lo studio della documentazione che illustra il metodo usato dal Commissariato per individuare il sito di Serre, evidenzia inequivocabilmente che l’unico parametro usato, con spietatezza, è rappresentato dalla vicinanza del sito all’uscita dell’Autostrada di Campagna. E’ evidente che serviva un sito da raggiungere agevolmente per scaricare e ripartire precipitosamente. Proprio la stessa metodologia usata dagli smaltitori abusivi di rifiuti.
In fin dei conti è lo stesso parametro usato per individuare la discarica di Basso dell’Olmo (Campagna), realizzata con gravi errori documentati e che, come evidenziato in un filmato, sta sversando percolato altamente pericoloso nel fiume Sele.
Con sentenza del 28 aprile 2007, il Tribunale di Salerno, I Sezione Civile, ha riconosciuto validi i vari vincoli che tutelano l’area, le motivazioni ambientali, socio-economiche e geologiche, sostenute dal Comune di Serre che rendono non idoneo il Sito di Valle Masseria per la realizzazione di una discarica regionale.
Già l’Autorità di Bacino Interregionale del Sele nel Piano Stralcio del Rischio Idrogeologico, nella “Disciplina delle aree a pericolosità media” nelle quali ricade Valle Masseria, ha stabilito che “Nelle aree a pericolosità media non sono consentiti la realizzazione di depositi e/o discariche di materiale, rifiuti, o simili”.
Le ricerche geologiche originali eseguite nell’ambito del Comitato Paritetico istituito dal Commissario Delegato per l’Emergenza Rifiuti nella Regione Campania, Ordinanza N. 81 del 20-03-07, per l’approfondimento delle caratteristiche tecniche, geomorfologiche ed ambientali del sito di Valle Masseria nel Comune di Serre, hanno messo in evidenza che nella zona in cui andrebbe realizzata la discarica si trovano due faglie, appartenenti ad un sistema di tettonica attiva caratterizzato da spostamenti verticali anche negli ultimi 4000 anni. Dal momento che la stabilità geologica per la discarica deve essere garantita per periodi plurisecolari e millenari considerato che vi saranno accumulate sostanze altamente inquinanti come i metalli pesanti che non decadono con il tempo, è stata subito evidenziata la pericolosità ed il rischio connesso alla realizzazione del manufatto su due faglie che possono originare spostamenti verticali in grado di danneggiarlo seriamente favorendo la dispersione di percolato nelle acque del Sele.
La valutazione della franosità dei versanti, su scala temporale lunga, ha evidenziato che i versanti incombenti sulla parte depressa di Valle Masseria, cioè proprio nella zona dove potrebbe essere ubicata l’eventuale discarica, sarebbero interessati da continui distacchi di materiali argillosi che alimenterebbero continui dissesti che provocherebbero l’accumulo di ingenti volumi di detriti argillosi nella zona depressa e andrebbero a determinare seri problemi di stabilità al cumulo di rifiuti con evidenti catastrofiche conseguenze connesse a fuoriuscita di liquidi inquinanti.
La gravità di una prevedibile fuoriuscita di percolato, considerata la instabilità geomorfologica e tettonica dell’area, è confermata anche nella Valutazione di Incidenza effettuata per il Commissariato da Giuliano Sauli, naturalista, a pagina 173, dove si legge la seguente frase: “Uno sversamento incontrollato, sia pure accidentale e di scarsa entità, dei liquami di percolamento della discarica che dovesse riversarsi nel corso del fiume Sele sarebbe la causa di un vero disastro ambientale, nei confronti di uno dei sistemi fluviali che, ancora oggi, viene considerato uno dei meglio conservati della Campania e di tutte le regioni meridionali.”
L’analisi effettuata evidenzia che l’azione della Presidenza del Consiglio dei Ministri non si è ispirata ai seguenti principi:

  1. considerare gli obiettivi di proteggere la salute e di migliorare la qualità della vita umana, al fine di contribuire con un migliore ambiente alla qualità della vita, provvedere al mantenimento della varietà delle specie e conservare la capacita' di riproduzione dell'ecosistema in quanto risorsa essenziale di vita;
  2. garantire l'uso plurimo delle risorse e lo sviluppo sostenibile;
  3. valutare gli effetti diretti ed indiretti sull'uomo, sulla fauna, sulla flora, sul suolo, sulle acque di superficie e sotterranee, sull'aria, sul clima, sul paesaggio e sull'interazione tra detti fattori, sui beni materiali e sul patrimonio culturale ed ambientale;
  4. garantire in ogni fase della procedura lo scambio di informazioni e la consultazione tra il soggetto proponente e l'istituzione comunale e i cittadini;
  5. garantire l'informazione e la partecipazione dei cittadini.

Appare ancor più preoccupante l’operato del Commissariato se si considera che negli ultimi decenni, si è venuta a delineare in Italia una situazione meteo-climatica caratterizzata da una generalizzata diminuzione delle precipitazioni.
La carenza idrica ha determinato forti limitazioni non solo nel settore civile ma anche in quelli agricolo ed industriale.
Il Dipartimento della protezione civile è intervenuto, d’intesa con i Ministeri competenti e con le Regioni interessate, con la dichiarazione dello stato di emergenza da parte del Consiglio dei ministri e per mezzo di ordinanze che hanno conferito ai Presidenti delle Regioni, nominati Commissari Straordinari, i poteri e gli strumenti necessari per fronteggiare l’emergenza nel settore dell’approvvigionamento idrico e del servizio idrico integrato.
Al fine di evitare l’acuirsi di crisi idriche, è opportuno mettere in atto una serie di provvedimenti, anche individuali, per poter preservare e gestire nel modo più opportuno il patrimonio idrico nazionale.
Tali provvedimenti consistono nella gestione oculata e razionale delle falde acquifere.
Nel caso di una eventuale realizzazione di una discarica regionale a Valle Masseria si creerebbe una nuova situazione di grave rischio di contaminazione irreversibile delle acque del fiume Sele che poche centinaia di metri più a valle sono captate per l’irrigazione della Piana del Sele con prelievi di circa 250 milioni di metri cubi l’anno.
Riesce di difficile comprensione come possa essere realizzata una discarica nei pressi dell’Oasi di Persano, tutelata dalla legge nazionale ed europea, dal momento che, come affermato dallo stesso Dr. Sauli, non vi è alcuna certezza che i predatori attratti dai rifiuti possano essere debellati efficacemente dal momento che tale risultato sembra non sia mai stato ottenuto in altre discariche.
Non si può non fare presente che l’Oasi di Persano ha costituito un’area di tutela di fauna e flora per circa 30 anni. La fauna in particolare è stata difesa in un tratto di importanza strategica lungo le vie di collegamento naturalistico tra il Mare Tirreno e l’Appennino orientale.
L’Oasi ha avuto finora la funzione di una efficace area di ripopolamento faunistico. E’ evidente che la realizzazione della discarica ai margini dell’Oasi e del corridoio naturalistico del Sele trasformerebbe istantaneamente l’area di ripopolamento e difesa della fauna in una ricca riserva di caccia per predatori alati e terrestri.
E’ evidente che una discarica a Valle Masseria provocherebbe un catastrofico impatto sull’Oasi e sulle acque del Sele.
Tale previsione si legge anche tra le righe della valutazione di incidenza del Commissariato che conferma che i problemi da risolvere per evitare la catastrofe ambientale sono molteplici, come affermato dal Dr. Sauli.
Veniamo ora al decreto-legge n. 61 emanato l’11 maggio 2007 per consentire la realizzazione, tra le altre, della discarica di Serre.
Si legge nel Decreto: …”Il Presidente della Repubblica, visti gli articoli 77 e 87 della costituzione…….ravvisata l’esigenza di disporre per legge l’individuazione e la realizzazione delle discariche necessarie per lo smaltimento dei rifiuti a fronte dell’impossibilità di provvedervi in via amministrativa…”.
Perché era impossibile realizzare la discarica in via amministrativa? Solo perché il sindaco di Serre si opponeva per campanilismo?
E’ la chiara ammissione che, oltre al buon senso e ai vincoli geologici, le leggi emanate dal Parlamento Italiano e tutti i numerosi vincoli ufficiali, come ribadito dal Tribunale di Salerno, non consentono di realizzare una discarica a Valle Masseria!
L’unico modo per realizzarla è il ricorso ad una “trasgressione alla Costituzione”. Ma si tratta di una trasgressione o di un colpo di stato?
I rischi geologici e i rischi per l’assetto socio-economico e per l’ambiente non sono stati cancellati dal decreto-legge.
Rimangono!
I motivi per i quali vari vincoli sono stati posti a protezione dell’area, rimangono!
Ma allora cosa ha fatto il decreto-legge?
Ha consentito l’uso delle forze di polizia, dei carabinieri e dell’esercito per infrangere leggi e vincoli posti dalla Repubblica Italiana stessa.
I rischi non solo rimangono ma aumentano dal momento che l’imposizione dittatoriale sembra escludere ogni controllo democratico sulla realizzazione di un impianto ad elevato impatto ambientale in un’area caratterizzata da seri rischi geologici.
Chi controlla cosa e come viene fatto? La struttura commissariale che ha dimostrato palesi incapacità professionali e di governo nella realizzazione della discarica di Basso dell’Olmo. E di quale personale si avvale? E’ evidente che diventerebbe una discarica incontrollabile in mani incontrollabili dove potrebbe essere scaricato di tutto, dall’uranio impoverito ai rifiuti tossici.
E tutto avverrebbe al di sopra di un’oasi naturalistica e delle opere di irrigazione che garantiscono un’agricoltura specializzata a tutta la Piana del Sele e la vita a decine di migliaia di persone.
Un colpo di stato consiste in un atto illegale posto in essere da un potere dello Stato e si può ravvisare quando si verificano alcune situazioni riconducibili alle seguenti:
  • attuazione di un atto illegale secondo le norme del regime vigente;
  • a porlo in essere possono essere forze interne al regime come il governo e il presidente della repubblica;
  • chi pone in essere un colpo di stato può non avere come obiettivo l'occupazione del potere; può anche solo prepararlo per altri;
  • non è necessario stravolgere la struttura degli altri poteri, il potere legislativo, il potere giudiziario, i mezzi di informazione, i partiti politici e i sindacati. Essi possono continuare ad esistere, sia pur sottoposti a forti limitazioni;
  • l'esecutivo può ricorrere all'emanazione di leggi che di fatto neutralizzino ogni libertà di azione dei giudici non asserviti al nuovo esecutivo;
  • i mezzi di comunicazione e di espressione possono a loro volta essere soggetti a differenti forme di controllo, che vanno dalla chiusura dei mezzi di informazione di opposizione a forme di censura e a forme di boicottaggio;
  • il potere esecutivo prende provvedimenti che violano le regole costituzionali o le leggi.

Il decreto-legge n. 61 del 11 maggio 2007 ha annullato una sentenza legittima del Tribunale di Salerno, ha violato leggi emanate dal Parlamento Italiano.
Cosa significa? Pensateci!
Forse il Governo Prodi è la prima vittima del caldo prematuro connesso al cambiamento climatico.
Fra qualche decina di anni il clima italiano diventerà quasi tropicale e matureranno anche le banane. Da rappresentante di una repubblica democratica di poeti, navigatori, eroi e campioni del mondo di calcio il presidente del consiglio si sta già allenando a rappresentare una repubblica delle banane?
Deve essere chiaro che nel ”Business spazzatura” durato più di 13 anni, i cittadini campani sono i danneggiati.
Chi ci ha guadagnato?
Le imprese di levatura nazionale che hanno vinto l’appalto iniziale con regole capestro, accettate di buon grado dalla Pubblica Amministrazione, i cui costi si sono riversati sui cittadini. Le imprese locali che hanno realizzato vari lavori. Tutti coloro che hanno avuto rapporti con il Commissariato per la progettazione, direzione lavori ecc. Il Governo centrale ha avviato e sostenuto finanziariamente e ciecamente il Commissariato con la collaborazione del Governo della Regione Campania.
Il Presidente Prodi che ha sostenuto il decereto-legge n. 61 non è cittadino campano come non lo è Bertolaso.
L’affare ha dimensioni nazionali, non è un pasticcio campano! E’ continuato per oltre 13 anni sotto la pressione reiterata dell’emergenza sanitaria.
Quest’anno, grazie a Serre, il “giocattolo” si è inceppato; è emersa brutalmente la spietatezza dei “giocatori” che sono diventati anche pericolosi per l’assetto ambientale e socio-economico mettendo in grave rischio le Aree protette di grande pregio ambientale e addirittura le risorse idriche.
Nel tentativo di evitare che si mettesse a nudo il fatto che per oltre 13 anni il Commissariato non ha risolto il problema spazzatura, che non ha effettuato nemmeno una banale programmazione almeno decennale della realizzazione delle discariche, che ha realizzato impianti CDR non in grado di lavorare adeguatamente, che non ha avviato una efficace raccolta differenziata e che anche per questa fine primavera non aveva discariche da utilizzare e nel tentativo di evitare che la situazione sfuggisse di mano, facendo perdere la faccia anche al Governo centrale, quest’ultimo è stato costretto a ricorrere al Decreto-legge n. 61 che, tra le righe, decreta anche la “rottura del giocattolo”, diventato ormai obsoleto e pericoloso.
Il decreto-legge n. 61 non è stato emanato per salvare la Campania ma per tentare di “coprire” il marcio, anzi l’immondizia stratificatasi in oltre 13 anni “ove si puote”.
Chi ha sbagliato finora, con arroganza e spietatezza, ha messo gli uni contro gli altri persone oneste e lavoratrici: i lavoratori delle forze dell’ordine al servizio dello Stato Democratico (e non di chi agisce contro la costituzione) e gli abitanti di Serre che, sicuri di avere ragione, come sancito dal Tribunale di Salerno) difendono il loro territorio e le risorse ambientali anche per tutti i cittadini campani e per le generazioni future.

Prof. Franco Ortolani

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