Ecco perché è stata scelta Serre per realizzare una discarica regionale e perché è stato emanato il decreto-legge n. 61 dell’11 maggio 2007
Con il decreto-legge n. 61 dell’11 maggio 2007 la struttura commissariale per l’emergenza rifiuti in Campania, istituita più di 13 anni fa, è stata abilitata a compiere un’altra deviazione dalla retta via, contro gli interessi dei cittadini di oggi e di domani. Il Commissariato per togliere la spazzatura (vale a dire gli scarti non differenziati più simili ai rifiuti speciali che a quelli urbani) che finora non è riuscito a togliere e a trattare secondo quanto prescritto dalla legge agendo impunemente al di fuori della legge per 13 anni, la va a scaricare al di sopra dell’Oasi di Persano, un’area naturale protetta di grande pregio ambientale, e delle opere di irrigazione che prelevano circa 250 milioni di metri cubi di acqua l’anno dal fiume Sele. E’ una follia dei rappresentanti delle istituzioni sovracomunali, che, secondo la legge italiana devono risolvere le normali e prevedibili incombenze (raccolta e smaltimento dei rifiuti) e garantire la difesa dell’ambiente, delle risorse naturali strategiche come l’acqua, l’economia attuale e lo sviluppo anche per le generazioni future. E’ dalla fine del 2006 che è stato spiegato con accuratezza ai rappresentanti del Commissariato che il sito di Valle Masseria (Serre) non è assolutamente idoneo per una discarica. Le spiegazioni sono state fornite anche a coloro che hanno avuto recenti problemi con la magistratura e hanno ricoperto ruoli di grande responsabilità nella realizzazione della discarica gemella, realizzata circa un anno fa nel Comune di Campagna sempre a monte dell’Oasi e delle opere irrigue di Persano, proprio di fronte a Serre. Lo studio della documentazione che illustra il metodo usato dal Commissariato per individuare il sito di Serre, evidenzia inequivocabilmente che l’unico parametro usato, con spietatezza, è rappresentato dalla vicinanza del sito all’uscita dell’Autostrada di Campagna. E’ evidente che serviva un sito da raggiungere agevolmente per scaricare e ripartire precipitosamente. Proprio la stessa metodologia usata dagli smaltitori abusivi di rifiuti. In fin dei conti è lo stesso parametro usato per individuare la discarica di Basso dell’Olmo (Campagna), realizzata con gravi errori documentati e che, come evidenziato in un filmato, sta sversando percolato altamente pericoloso nel fiume Sele. Con sentenza del 28 aprile 2007, il Tribunale di Salerno, I Sezione Civile, ha riconosciuto validi i vari vincoli che tutelano l’area, le motivazioni ambientali, socio-economiche e geologiche, sostenute dal Comune di Serre che rendono non idoneo il Sito di Valle Masseria per la realizzazione di una discarica regionale. Già l’Autorità di Bacino Interregionale del Sele nel Piano Stralcio del Rischio Idrogeologico, nella “Disciplina delle aree a pericolosità media” nelle quali ricade Valle Masseria, ha stabilito che “Nelle aree a pericolosità media non sono consentiti la realizzazione di depositi e/o discariche di materiale, rifiuti, o simili”. Le ricerche geologiche originali eseguite nell’ambito del Comitato Paritetico istituito dal Commissario Delegato per l’Emergenza Rifiuti nella Regione Campania, Ordinanza N. 81 del 20-03-07, per l’approfondimento delle caratteristiche tecniche, geomorfologiche ed ambientali del sito di Valle Masseria nel Comune di Serre, hanno messo in evidenza che nella zona in cui andrebbe realizzata la discarica si trovano due faglie, appartenenti ad un sistema di tettonica attiva caratterizzato da spostamenti verticali anche negli ultimi 4000 anni. Dal momento che la stabilità geologica per la discarica deve essere garantita per periodi plurisecolari e millenari considerato che vi saranno accumulate sostanze altamente inquinanti come i metalli pesanti che non decadono con il tempo, è stata subito evidenziata la pericolosità ed il rischio connesso alla realizzazione del manufatto su due faglie che possono originare spostamenti verticali in grado di danneggiarlo seriamente favorendo la dispersione di percolato nelle acque del Sele. La valutazione della franosità dei versanti, su scala temporale lunga, ha evidenziato che i versanti incombenti sulla parte depressa di Valle Masseria, cioè proprio nella zona dove potrebbe essere ubicata l’eventuale discarica, sarebbero interessati da continui distacchi di materiali argillosi che alimenterebbero continui dissesti che provocherebbero l’accumulo di ingenti volumi di detriti argillosi nella zona depressa e andrebbero a determinare seri problemi di stabilità al cumulo di rifiuti con evidenti catastrofiche conseguenze connesse a fuoriuscita di liquidi inquinanti. La gravità di una prevedibile fuoriuscita di percolato, considerata la instabilità geomorfologica e tettonica dell’area, è confermata anche nella Valutazione di Incidenza effettuata per il Commissariato da Giuliano Sauli, naturalista, a pagina 173, dove si legge la seguente frase: “Uno sversamento incontrollato, sia pure accidentale e di scarsa entità, dei liquami di percolamento della discarica che dovesse riversarsi nel corso del fiume Sele sarebbe la causa di un vero disastro ambientale, nei confronti di uno dei sistemi fluviali che, ancora oggi, viene considerato uno dei meglio conservati della Campania e di tutte le regioni meridionali.” L’analisi effettuata evidenzia che l’azione della Presidenza del Consiglio dei Ministri non si è ispirata ai seguenti principi:
- considerare gli obiettivi di proteggere la salute e di migliorare la qualità della vita umana, al fine di contribuire con un migliore ambiente alla qualità della vita, provvedere al mantenimento della varietà delle specie e conservare la capacita' di riproduzione dell'ecosistema in quanto risorsa essenziale di vita;
- garantire l'uso plurimo delle risorse e lo sviluppo sostenibile;
- valutare gli effetti diretti ed indiretti sull'uomo, sulla fauna, sulla flora, sul suolo, sulle acque di superficie e sotterranee, sull'aria, sul clima, sul paesaggio e sull'interazione tra detti fattori, sui beni materiali e sul patrimonio culturale ed ambientale;
- garantire in ogni fase della procedura lo scambio di informazioni e la consultazione tra il soggetto proponente e l'istituzione comunale e i cittadini;
- garantire l'informazione e la partecipazione dei cittadini.
- attuazione di un atto illegale secondo le norme del regime vigente;
- a porlo in essere possono essere forze interne al regime come il governo e il presidente della repubblica;
- chi pone in essere un colpo di stato può non avere come obiettivo l'occupazione del potere; può anche solo prepararlo per altri;
- non è necessario stravolgere la struttura degli altri poteri, il potere legislativo, il potere giudiziario, i mezzi di informazione, i partiti politici e i sindacati. Essi possono continuare ad esistere, sia pur sottoposti a forti limitazioni;
- l'esecutivo può ricorrere all'emanazione di leggi che di fatto neutralizzino ogni libertà di azione dei giudici non asserviti al nuovo esecutivo;
- i mezzi di comunicazione e di espressione possono a loro volta essere soggetti a differenti forme di controllo, che vanno dalla chiusura dei mezzi di informazione di opposizione a forme di censura e a forme di boicottaggio;
- il potere esecutivo prende provvedimenti che violano le regole costituzionali o le leggi.
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