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Un nordest a brandelli cerca la sicurezza perduta

Regioni al voto In Veneto e Friuli, tra destre in lite e sinistra con poche idee Il «miracolo» economico non è più tale, e la Lega cerca di ripartire dalle macroregioni. A Treviso torna lo «sceriffo» e la lega raddoppia, a Vicenza i no Dal Molin pensano a una loro lista, e in Friuli Illy senza rivali. Poi c'è la questione dei rigassificatori...
3 marzo 2008 - Orsola Casagrande
Fonte: Il Manifesto

- Veneto e Friuli Venezia Giulia. Ovvero il miracoloso (o miracolato) nordest di nuovo al voto. In Veneto sono interessati comuni importanti come Vicenza e Treviso. In Friuli si rinnova la regione, oltre al comune e alla provincia di Udine. Più una decina di piccoli comuni, in una e nell'altra regione. Il nordest di quel ceto politico e imprenditoriale che, per dirla con Massimo Carlotto, «ha cominciato a distruggere il territorio fin dagli anni '50. Questo modello ha funzionato grazie ad uno strettissimo intreccio tra economia legale e illegale e grazie alla complicità di una serie di figure a livello istituzionale. Hanno riempito di capannoni il Veneto e lasciato dietro di sé un pesante inquinamento. Eppure il loro sistema era fragile perché non ha mai puntato sulla ricerca». E infatti oggi il nordest è caratterizzato, più che da ogni altra, dall'emergenza sicurezza, nelle sue varie declinazioni. Sicurezza nel lavoro soprattutto. Ed è un paradosso, come spiega Gianfranco Bettin, perché nel nordest il lavoro si continua a trovare.

Ma alla piena occupazione non corrisponde sicurezza. Anzi qui nel nordest la precarietà e la concorrenza esasperata fanno sì che un lavoratore non possa costruirsi un futuro perché non sa virtualmente mai dove lavorerà, in quale ramo della produzione. Perché, dice ancora Carlotto, «in realtà lo sviluppo economico della zona è sempre stato miope, nel senso che non prevedeva la globalizzazione, pensando a un'espansione nei confronti degli stati limitrofi, da un lato Germania e Austria, dall'altro l'est europeo. La crisi è iniziata quando è arrivata la concorrenza da Cina e India e il facile arricchimento è diventato oggetto di contesa. Truffe e altre forme illegali legate alla produzione sono ormai un aspetto specifico di questo modello economico. La legalità è vista come un ostacolo alle attività produttive».

I limiti del Pd. E della Sinistra

E' su questo terreno che si gioca la sfida politica attuale. Bisogna trovare un equilibrio tra crescita e territorio. Il che presuppone far propria l'idea di una regolazione che in realtà manca. Il Partito democratico rientra in questa sorta di impazzimento generale, come lo definisce Bettin, che caratterizza il nordest e anzi gareggia con la destra che naturalmente questo lavoro lo sa fare meglio. E la candidatura del presidente di Federmeccanica Massimo Calearo a capolista del Pd alla Camera in Veneto, annunciata ieri da Walter Veltroni, appare emblematica del tentativo di sfondare a destra. I limiti della Sinistra arcobaleno sono evidenti, è una sinistra più attrezzata sulla denuncia che non sulla proposta. E il fatto che si stiano lasciando fuori gli esponenti che più hanno un collegamento con il territorio la dice lunga sul pericolo che corre la coalizione dai colori dell'iride guidata da Fausto Bertinotti.

Dall'altra parte la destra non naviga in acque felicissime. Le beghe tra Forza Italia e la Lega continuano, anche se alla fine un equilibrio sembra essere stato trovato. Ieri a Vicenza il carroccio ha tenuto l'assemblea del parlamento padano. E' chiaro che la Lega nord si sta attrezzando a rilanciare il progetto delle macroregioni. L'idea di un'Italia divisa in tre è ritornata prepotentemente ieri a Vicenza. Anche se nello scontro tra il modello Galan (veneto) e quello Formigoni (lombardo) quest'ultimo al momento appare vincente. Sono le due destre del nord che si scontrano, quella «cattoliberista» lombarda e l'altra «compassionevole» veneta.

Vicenza con i no Dal Molin

Nella città del Palladio la questione più pesante riguarda invece la nuova base militare che gli Stati uniti vorrebbero costruire all'aeroporto. La seconda a Vicenza, dopo quella di Ederle e svariati altri insediamenti militari. E a un passo dal centro della città Il sindaco Enrico Hullweck, dopo aver aperto le porte al raddoppio degli insediamenti militari Usa, ha abbandonato la città per candidarsi alle elezioni politiche con Forza Italia, per questo bisogna tornare al voto. E il popolo dei no Dal Molin, che non si è affatto arreso all'ineluttabilità della costruzione della base nonostante si trovi contro quasi l'intero arco costituzionale, sta discutendo proprio in questi giorni forme e modi di partecipazione alle elezioni comunali. Per un movimento che riuscì a mettere in crisi persino il governo Prodi, un anno fa, potrebbe essere la prova del nove.

Treviso, i leghisti raddoppiano

A Treviso la Lega raddoppia. Nel senso che il candidato ufficiale rimane Gian Paolo Gobbo, il sindaco uscente, ma il vicesindaco, lo «sceriffo» Giancarlo Gentilini (noto per le roboanti esternazioni contro clandestini e gay e per provvedimenti come quello di segare le panchine per evitare che possano sedercisi gli immigrati), ha deciso di correre da solo, con una lista che si chiama (spazio alla fantasia) «Gentilini per Treviso». Non in contrapposizione a Gobbo, ci tiene a precisare. «E' giusto - ha spiegato il vicesindaco - che coloro che si identificano nella Lega e in Gentilini possano scegliere o Lega o Gentilini». Ma anche qui negli ultimi tempi si è assistito a qualche scossone della società civile. Come quando una serata in piazza di alcuni scrittori contro il razzismo (Marco Paolini e i «nostri» Gianfranco Bettin e Roberto Ferrucci, tra gli altri) ha fatto registrare il pienone. Bisogna vedere quanto la sinistra locale riuscirà a capitalizzare nell'urna.

Questioni friulane

Come in Veneto, anche in Friuli Venezia Giulia le questioni chiave sono quelle legate all'ambiente, alle infrastrutture, allo sviluppo. In altre parole all'utilizzo del territorio e alla «quantità» di democrazia nelle decisioni prese. Si vota per la regione e il governatore uscente, Riccardo Illy, parte in vantaggio, anche se i sondaggi indicano che l'imprenditore del caffè non bisserà il successo travolgente della scorsa tornata. Anche perché questi cinque anni di governo del centrosinistra non sono passati senza accesi conflitti. Legati appunto alla gestione e trasformazione del territorio. In particolare la prossima amministrazione dovrà vedersela con questioni del calibro del tracciato dell'alta velocità e del raccordo autostradale Carnia-Cadore, che significa, come sintetizza il consigliere regionale uscente dei verdi Sandro Metz, «chilometri di viadotti nelle valli e gallerie nelle Dolomiti».

Poi c'è la questione dei rigassificatori. Ma ci sono anche le casse di espansione sul Tagliamento, l'unico fiume alpino rimasto in Europa, oggetto di studi da parte di università e scienziati per riportare i fiumi cementati al loro stato originario e che invece qualcuno vorrebbe cementificare. C'è poi la questione degli elettrodotti. E c'è la lotta alla ferriera di Servola. Tutte questioni già aperte nella precedente legislatura e che sono state affrontate spesso accentuando il conflitto anziché cercando il dialogo con i cittadini. Del resto, lo sottolinea ancora Metz, «quando si assume il Pil come unico parametro di benessere si ha una visione falsata della realtà». Nei prossimi cinque anni di governo si arriverà al momento clou di tutte queste questioni, cioè al momento delle ruspe, dei cantieri. «Allora - dice Metz - vorrò vedere chi ci sarà e da che parte starà».

Un programma anti-cpt

Illy è sostenuto da Intesa democratica, Partito democratico, Cittadini per il presidente, Italia dei valori e Sinistra arcobaleno. Nel programma del governatore uscente c'è di interessante la volontà di chiudere il discusso centro di permanenza temporanea per immigrati di Gradisca d'Isonzo, inaugurato appena tre anni fa per volontà dell'allora ministro dell'Interno (per il governo Berlusconi) Giuseppe Pisanu. Si tratterà di capire che passi intenderà intraprendere la nuova giunta (ammesso che Illy vinca) per arrivare alla chiusura del Cpt. Quanto al lavoro la regione ha varato la cosiddetta legge del buon lavoro. Una serie di azioni mirate a finanziare le aziende in modo tale che queste producano occupazione. In altre parole, si sono dati soldi alle imprese che promettevano di regolarizzare un tot di lavoratori. Non si è mai in realtà andati a verificare se effettivamente le promesse sono state mantenute ma i soldi sono usciti comunque. Se c'è meno disoccupazione è certamente aumentata la precarietà, i contratti atipici.

Lo conferma Mauro Bussani dell'Associazione difesa lavoratori, che sintetizza così l'Illy-pensiero: «Il nostro territorio viene visto come ponte tra la vecchia e la nuova Europa e questo significa sostanzialmente una cosa, favorire il passaggio di merci e capitale. Che tradotto - aggiunge - vuol dire ampliamento di strade, autostrade, trasporti». Il mondo del lavoro è in forte trasformazione e si sta passando anche qui da un'economia retta da grosse industrie all'idea della fabbrica diffusa. Come si lavora in queste piccole e medie imprese è materia di indagine. Sintetizzando si può riassumere in aumento di precariato, utilizzo di lavoro migrante (violando spesso e volentieri i diritti), fantasiosi metodi per scavalcare le normative.
A sfidare il magnate del «caffè democratico» Forza Italia e il resto della destra hanno chiamato Renzo Tondo, già presidente regionale, che però non era stato ricandidato alle scorse elezioni (il centrodestra gli aveva preferito la candidata della Lega). Da cinque anni dunque Tondo attende la sua rivincita. La Lega dal canto suo rimane forte, i sondaggi la danno tra il 7 e l'8% in coalizione e tra il 10 e il 12% da sola.

Udine, sfida con il terzo incomodo

Al comune di Udine il candidato del centrosinistra è l'ex rettore dell'università della città, Furio Honsell, in quota al Pd e largamente favorito. Diversa la vicenda alla Provincia di Udine, dove la sfida sarà tra il candidato della Lega e il segretario provinciale del Pd, con un terzo incomodo: l'ex presidente della provincia (alla guida di una coalizione di centrodestra) Marzio Strassoldo. Tra i due litiganti del centrodestra a beneficiarne stavolta potrebbe essere il centrosinistra.

Giancarlo Galan
Il modello «compassionevole» del governatore del Veneto sfida la destra «cattoliberista» lombarda di Formigoni.

Giancarlo Gentilini
Lo «sceriffo» si ricandida a sindaco di Treviso con una propria lista. Sarebbe il terzo mandato, più uno «occulto».

Riccardo Illy
L'imprenditore del caffè è il baluardo del centrosinistra a nordest. Si ricandida alla regione, ed è il superfavorito

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