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Dubbi e leggende sul fantasmagorico nucleare italiano

6 marzo 2009 - Alessio Di Florio

Simbolo della radioattività

Nelle scorse settimane il presidente del Consiglio dei Ministri italiano Silvio Berlusconi e il Presidente della Repubblica Francese Nicolas Sarkozy hanno firmato un accordo sulla costruzione di 5 centrali nucleari di terza generazione, quattro in Italia e una, già in fase di realizzazione, in Francia.

Da parte italiana si è presentato l'accordo come l'inizio di una nuova fase energetica e il superamento del referendum di vent'anni, definito sciagurato e foriero di immensi disastri per l'industria italiana.

Alcune domande:

Come mai il Paese più spiccatamente nucleare al mondo, gli Stati Uniti d'America, non costruiscono centrali dal 1979?

Come mai, se è una tecnologica così straordinaria, Sarkozy è riuscito a “vendere” la tecnologia solo all'Italia, dopo averci provato letteralmente con mezzo mondo dove ha ricevuto solo rifiuti?

Se il problema è la dipendenza dall'estero, come lo risolve il nucleare se l'Italia non ha miniere di uranio?

Da anni ci viene detto che il referendum ha bloccato lo sviluppo di un'industria in rapida ascesa. Allora perché l'Italia aveva soltanto una centrale attiva, una in costruzione e due già ferme?

La disponibilità mondiale di uranio si sta avvicinando alla soglia critica già raggiunta dal petrolio. Quando questa arriverà (al massimo entro 50 anni) quale sarà la convenienza rispetto agli stessi carburanti fossili?

Considerando che l'Italia non ancora riesce a dare avvio ad un programma di smaltimento delle scorie ferme dal 1986 (spesso in edifici fatiscenti e insicuri), come si risolverà il problema di nuove scorie, ancora più pericolose e numerose, secondo denunce della stampa internazionale?

Come si risolveranno i problemi di sicurezza in un Paese sostanzialmente quasi interamente sismico?

Dov'è l'economicità di una tecnologia che, secondo i rilievi dell'agenzia Moody's, ha costi superiori ai 7000 dollari al Kw con una crescita del 7% annuo (e quindi raddoppieranno nell'arco del prossimo decennio)?

La costruzione della centrale nucleare in Finlandia, iniziata nel 2005, è giuntà alla metà e ha già superato di oltre il 50% il budget previsto, mentre l'autorità sulla sicurezza ha riscontrato 2100 'non conformità'. Raddoppiando l'attuale numero di reattori - cosa che accelererebbe l'esaurimento delle risorse accertate di uranio - il contributo del nucleare alla riduzione delle emissioni non supererebbe il cinque per cento ( con le fonti rinnovabili la riduzione sarebbe moltiplicata per 7 volte). Negli Stati Uniti i 75 reattori costruiti sono costati 145 miliardi di dollari invece dei 45 previsti; gli ultimi 10 reattori costruiti in India hanno avuto un aumento dei costi del 300 per cento in media. In Finlandia l'azienda committente e l'esecutrice dei lavori di costruzione della centrale di Okinuto stanno arrivando in tribunale. Ciò è dovuto sostanzialmente all'aumento medio dei tempi di costruzione dei reattori, a sua volta legato alla necessità di aumentare la sicurezza delle centrali. Tale tempo medio di costruzione è passato da poco più di cinque anni negli anni '70 a circa 10 anni oggi. Davanti a queste cifre il nucleare può essere considerato economico e conveniente (e non dimentichiamoci che non può soddisfare più del 15% del fabbisogno energetico)?

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