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    Noi non possiamo più fare scommesse a Taranto sulla testa dei tarantini

    Lettera aperta a Beppe Grillo sull'Ilva

    6 dicembre 2012 - Alessandro Marescotti
    Fonte: peacelink.it

    Caro Beppe Grillo,
    sono molto sorpreso dal tuo intervento sull'Ilva di Taranto, intitolato "Ilva in tre mosse" (lo incollo in coda a questo messaggio).
    Al punto 2 scrivi: "Riprendere la produzione di acciaio dopo la bonifica".
    La fai semplice e se le cose del mondo fossero cosi' semplici saremmo a cavallo. Anche Clini dice questo. Ritengo che formule cosi' banali sono solo fumo negli occhi.
    Confondi le bonifiche con la messa a norma degli impianti e non ti documenti se sia reslistico "mettere a norma" la più grande acciaieria d'Europa con le sue ciminiere che sovrastano le scuole elementari.
    Alessandro Marescotti durante una diretta on line su Peacelink on air

    E' nato qualche settimana fa un bambino con un tumore alla prostata. A tre giorni dalla nascita i dottori si sono accorti che qualcosa non andava. Non basta solo risarcire. Queste cose non devono accadere.
    Noi non possiamo più fare scommesse a Taranto sulla testa dei tarantini. E forse e' il momento di una virata coraggiosa che dia alla citta' altre e nuove prospettive.
    Occorrerebbe - prima di lanciare soluzioni a mio parere semplicistiche - confrontarsi con la societa' civile tarantina e i movimenti che da tempo hanno elaborato un'altra piattaforma per superare definitivamente a Taranto l'economia dell'acciaio e dei veleni.
    Abbiamo studiato a fondo il problema e posso dirti che quello che hai scritto e' distante a quello che occorre fare, e' sbagliato e irrealistico, oltre che inutilmente oneroso per lo Stato per quanto concerne la nazionalizzazione.
    Con questo tuo intervento dai fiato a chi illude la popolazione e i lavoratori che possa esserci un futuro pulito per uno stabilimento che - bada bene - non ha più futuro su mercato globalizzato e non e' intrinsecamente ecosostenibile perche' malato di gigantismo e viziato da difetti strutturali di origine.
    Con questo intervento - forse non lo sai - sconfessi lo stesso Movimento 5 Stelle locale. Non voglio appesantire questa replica con studi e dati scientifici e che in questi anni abbiamo tradotto e diffuso presentandoli nell'ambito della procedura di Autorizzazione Integrata Ambientale (AIAY. Mi limito solo a sottolineare che l'area a caldo - lo dimostra l'esperienza di Genova - e' incompatibile con la presenza di una centro abitato a poca distanza. Sono proprio autorevoli studi scientifici e le stesse perizie della magistratura che rendono quanto mai azzardato sostenere una proposta di "ritorno all'acciaio" come la tua. Non e' tecnicamente fattibile e non ci sono i margini economici per fare una simile operazione. L'area a caldo viene chiusa ovunque nel mondo civile se essa e' accanto alle case. Persino a Pechino in occasione delle Olimpiadi hanno fatto sloggiare le accaierie che producevano (come a Taranto) a ridosso del centro abitato.
    Ci sono cose che prima o poi vanno fatte e lo stesso Regio decreto del 1934 - bada bene - imponeva di confinare le industrie insalubri (fra cui classificava quelle di produzione di ghisa e acciaio) isolate nelle campagne e lontane dai centri abitati.
    Negli anni del boom economico - e non solo a Taranto - si sono fatte scelte assurde che oggi vanno radicalmente riviste. Nazionalizzare non basta e non serve. Un errore rimane un errore, anche se nazionalizzi.

    Ti chiedo di rivedere la tua posizione e di non confondere il risanamento degli impianti con le bonifiche, le quali riguardando non gli impianti ma i terreni e la falda. Le bonifiche del suolo - e non mi sembra di coglierlo nel tuo intervento - sono sono la vera "grande opera" su cui concentare le priorita' e l'attenzione per la rinascita di Taranto, imitando la virtuosa esperienza della bonifica della Ruhr, un bacino che e' rinato grazie al turismo, alla cultura e a un'intelligente decontaminazione dei suoli e riqualificazione paesaggistico-ambientale.

    A te, di cui apprezzo lo slancio sincero, e al tuo movimento chiedo di sostenere la nostra lotta per dare a Taranto un futuro completamente diverso, senza ciminiere e senza veleni, bonificando ambientalmente e moralmente una citta martoriata dai veleni e dalla malapolitica.

    Questo non e' il momento di proporre dall'alto soluzioni di poche righe, scritte male e in fretta. Questo e' il momento di lanciare una grande campagna nazionale perche' il decreto Monti-Clini-Napolitano sull'Ilva di Taranto non venga convertito il legge in quanto intende fermare non solo la Procura di Taranto ma tutte le procure d'Italia che indagano sui disastri ambientali e possono porre sotto sequestro impianti pericolosi per la salute pubblica.

    Questo e' il momento di difendere la Costituzione violata e di sostenere tutti i comitati italiani che si battono per la salute e le loro citta'. Un decreto che tolga alla magistratura il potere di sequestrare e bloccate impianti cancerogeni e velenosi e' li', in Parlamento. Va bloccato. Subito. In nome del diritto alla vita e alla salute. In nome delle speranze e delle proposte dell'Italia pulita, moralmente pulita. Caro Beppe Grillo, agiamo adesso, e uniamoci in nome dei comuni sentimenti che animano l'Italia migliore, quella non intercettata, non intrallazzata e non rassegnata.
    Con amicizia

    Alessandro Marescotti

    Questo e' il post di Beppe Grillo
    http://www.beppegrillo.it/2012/12/ilva_in_tre_mos.html

    Per risolvere la questione dell'ILVA bastano tre mosse:
    1 - risanare gli impianti utilizzando il più possibile la manodopera impiegata negli impianti che nella sua totalità sarà comunque stipendiata da Riva
    2 - riprendere la produzione di acciaio dopo la bonifica
    3 - far sostenere a Riva ogni spesa medica per le persone ammalate e risarcire le famiglie dei morti a causa dell'inquinamento.
    Nel caso Riva si rifiuti di contribuire gli verranno espropriati i capitali necessari, l'eventuale differenza per coprire i costi sarà sostenuta dallo Stato. L'ILVA sarà quindi messa all'asta e, in mancanza di offerte private accettabili, nazionalizzata.

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