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La depurazione delle acque in Puglia, efficienza o spreco?

Un sistema che funziona ma che ancora non è sufficiente e rischia di far acqua da diverse parti
30 settembre 2013 - Gabriele Caforio

Ogni giorno consumiamo una considerevole quantità d'acqua, usandola in mille modi per poi scaricarla via, a casa come a lavoro. Operazione che spesso si fa anche a cuor leggero sprecando litri d'acqua che si potrebbero preziosamente risparmiare. Tuttavia, quante volte ci siamo chiesti che fine faccia quell'acqua che scarichiamo? E poiché non è infinita, la depuriamo, la riutilizziamo o la sprechiamo?

In Puglia la partita è aperta. Si tutela e si gestisce la risorsa idrica come un bene pubblico, e, per poterlo fare, lo sforzo e l'attenzione devono essere sempre costanti. La depurazione delle acque è l'altra faccia del lavoro necessario a mantenere funzionante il servizio di approvvigionamento dei nostri rubinetti, ma qual è lo stato in Puglia? A luglio scorso Legambiente ha raccolto i dati degli enti territoriali, dell'Europa e di Goletta verde nel dossier "La depurazione in Puglia". Le cifre parlano di un sistema che funziona ma che ancora non è sufficiente e rischia di far acqua da diverse parti. E in più c'è l'Europa che richiama l'Italia con due procedure d'infrazione che coinvolgono anche alcuni Comuni pugliesi.

Nella nostra regione è coperto il 77% del fabbisogno totale del servizio di depurazione. Un dato calcolato sul numero degli abitanti (4 milioni di persone circa) più un ulteriore popolazione "fittizia" costituita dagli scarichi che arrivano dalle altre attività dell'uomo per un totale di un fabbisogno di circa 6,2 milioni di persone. Ciò vuol dire che circa un milione di cittadini pugliesi scaricano i propri reflui senza che essi vengano depurati.

Dei 187 depuratori pugliesi 185 sono gestiti da Acquedotto Pugliese. Del totale degli impianti solo due effettuano ancora un trattamento delle acque di tipo primario, San Vito dei Normanni e Casamassima, che attendono di essere dismessi. Si considera primario un trattamento soltanto fisico degli scarichi che serve semplicemente a separare le parti solide dall'acqua reflua. Il trattamento secondario, detto a "funghi attivi", in cui dei microrganismi si alimentano della sostanza organica inquinante presente nei liquami del primo trattamento, è effettuato da 95 dei depuratori pugliesi. I restanti 90 effettuano anche il trattamento terziario che implica la disinfezione del refluo che può così essere scaricato in un corpo idrico come un fiume o il mare. Nella provincia di Lecce vi sono 38 impianti di depurazione, di questi 8 fanno il trattamento secondario e 29 quello terziario.

Ci sono poi 5 impianti pugliesi che effettuano anche l'affinamento dei reflui, un ulteriore processo che consente il riutilizzo dell'acqua per l'irrigazione e che nel 2012 hanno consentito un riutilizzo di 226mila metri cubi di acqua. Si tratta degli impianti di Corsano, Gallipoli, Ostuni, San Pancrazio Salentino e Trinitapoli. Strutture che in fase di progettazione dovevano essere avanguardie della depurazione e che hanno assorbito un impiego di denaro pubblico di circa 50 milioni di euro perché oltre alle 5 funzionanti ce ne sono altre che non sono mai entrate in funzione, rimaste intrappolate dalle contorte burocrazie tra "chi realizza" e "chi gestisce". In alcuni casi sono stati fatti anche i collaudi ma hanno vinto l'inutilizzo e il vandalismo. Emblematico il caso di Noicattaro, dove si sono spesi 20 miliardi delle vecchie lire, dai fondi della Cassa del Mezzogiorno, per un impianto che doveva redistribuire acqua per irrigare 1800 ettari di terreno e poi non se n'è fatto più nulla. La Regione, purtroppo, di casi simili ne ha censiti 24 e con il Piano di tutela delle acque ha cercato di riutilizzarli ma molti sono risultati ormai vecchi o inservibili.

Dei 185 impianti gestiti da AQP il 55% scarica in "corpi idrici non significativi" cioè in costi d'acqua minori che sono in secca per più di 120 giorni all'anno, il 7% scarica nei fiumi principali, il 14% scarica in mare e il restante 24% nel sottosuolo ovvero in falda. Questi ultimi ammontano a 13 impianti (4 nella provincia di Lecce), lo scarico in falda è vietato da una legge nazionale (Dlgs 152/2006) ma la Puglia ha una deroga speciale fino a fine 2013 approvata a giugno scorso dalla Camera.

A fare i controlli sulle varie attività di depurazione ci sono Acquedotto Pugliese e ARPA Puglia. Il primo nel 2012 ha effettuato 7137 controlli, il 12% dei depuratori controllati è risultato irregolare. ARPA Puglia invece ha monitorato 171 impianti e di questi circa un terzo, 52 impianti, non è conforme in almeno uno dei parametri controllati. Situazione peggiore nella BAT con 7 depuratori non conformi su 10 controllati. Nella provincia di Bari 8 su 25, 7 su 16 per Brindisi, 24 su 59 per Foggia, 3 su 22 per Taranto. Meglio nel leccese, dove i depuratori risultati con parametri non conformi sono 3 sui 39 controllati. Ad alterare i processi di depurazione possono esserci vari fattori che vanno dagli scarichi abusivi industriali che finiscono nei depuratori, alle troppe piogge che i vari sistemi di drenaggio urbano non riescono a smaltire efficientemente, fino ai reflui della lavorazione delle olive e del settore caseario. Secondo acquedotto pugliese il 39% dei reflui in ingresso negli impianti presenta irregolarità.

Un quadro, questo delineato dal rapporto, che parla ancor più chiaro se non si dimentica il dato iniziale che indica una copertura del fabbisogno pugliese di depurazione del 77%. Perché ai malfunzionamenti vanno così aggiunti gli scarichi, non depurati, del restante 22%.

Chiare le richieste di Legambiente. Alla Regione si chiede "l'impegno a pianificare e monitorare l'attuazione di interventi immediati" per adeguare gli impianti, garantire "trasparenza ed efficacia nell'utilizzo dei fondi", assicurare tempi certi, controlli adeguati e promuovere gli impianti di fitodepurazione e affinamento che favoriscono il riutilizzo dei reflui. Ai Sindaci la richiesta di farsi garanti degli interventi necessari collaborando con ARPA per il monitoraggio e la verifica degli impianti. Infine la richiesta di concretizzare "un processo di partecipazione attiva alle decisioni che riguardano risorse idriche e depurazione". Sparse per la regione infatti ci sono diverse situazioni che necessitano di interventi per i quali si chiede il coinvolgimento delle Comunità locali e dei cittadini.

«I numeri parlano di una situazione molto grave a cui va posto rimedio al più presto», commenta così i dati del dossier Stefano Ciavani, vicepresidente nazionale di Legambiente. «Servono azioni prioritarie per uscire dall'emergenza ambientale che ancora oggi riguarda il trattamento degli scarichi. Tutto questo è possibile soltanto mettendo in campo un rapido ed efficace intervento complessivo sul sistema depurativo e sulla tutela delle acque. Solo così la Puglia potrà fortificare la sua vocazione ed immagine turistica, assicurando a cittadini e turisti un mare sano e pulito. Un mare pulito non solo ai fini della balneazione ma da salvaguardare in quanto ecosistema, con il suo immenso patrimonio di biodiversità, fatto di specie ittiche e di flora mediterranea, di aree umide costiere e aree protette che rappresentano per questo territorio la vera e più duratura ricchezza che ha a disposizione»

Intanto, due mesi dopo il dossier di Legambiente, le acque in Regione sono tornate a muoversi. È di settembre l'incontro tra Francesco Tarantini, Presidente di Legambiente Puglia, e il governatore Nichi Vendola per stabilire un crono-programma che faccia fronte alle necessità urgenti ed alle irregolarità viste le procedure d'infrazione dell'Europa e la scadenza al 31 dicembre 2013 dello stato d'emergenza che deroga la Puglia per la messa in regola di quegli impianti che scaricano ancora in falda (operazione non consentita da una specifica legge nazionale)
Una situazione delicata, che presenta casi ed emergenze differenti lungo tutta la regione ma che necessita della massima attenzione perché l'acqua costituisce giorno dopo giorno un bene sempre più raro e prezioso.

Note:

Gli altri articoli del dossier:

Maladepurazione, l'Europa ci bacchetta e il conto è salato http://www.iltaccoditalia.info/sito/index-a.asp?id=24450

Manduria e il nuovo depuratore. I cittadini contro lo scarico a mare http://www.iltaccoditalia.info/sito/index-a.asp?id=24449

Depuratore Gallipoli, una storia infinita? http://www.iltaccoditalia.info/sito/index-a.asp?id=24447

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