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Inquietante ritardo nella comunicazione delle violazioni dell'Aia Ilva

Cosa è successo tra la data dell'ispezione Ispra/Arpa e la ricezione del documento da parte del Ministero dell'ambiente?
24 ottobre 2013

il porto di taranto con le gru dell'ilva dove avviene lo scarico dei minerali

Dobbiamo sottolineare l'inquietante ritardo nella comunicazione al pubblico delle violazioni dell'Aia Ilva.

In queste ore, alcuni siti web hanno comunicato, come se fosse una informazione carpita segretamente, quella che invece dovrebbe essere una relazione di pubblico dominio: l'ispezione ufficiale all'Ilva che accerta il non rispetto dell'Aia. La trasparenza sembra essere il tallone d'Achille di tutta la nuova gestione Aia del ministro Orlando che pure prometteva novita' rispetto a Clini. Ci riferiamo all'ispezione Ispra/Arpa all'Ilva del 10 e 11 settembre, la cui relazione ispettiva e' stata comunicata al Ministero dell'Ambiente il 25 settembre e protocollata il giorno dopo. Ma a cio' non e' seguita alcuna informazione al pubblico.

E' gravissimo.

E' infatti passato un mese e questa relazione Ispra/Arpa non e' stata apparsa su alcun sito istituzionale.

Siamo letteralmente sconcertati e indignati.

Infatti - e non e' un caso - la relazione conteneva l'accertamento di ben 11 violazione dell'Aia (Autorizzazione Integrata Ambientale) dell'Ilva.

In un paese europeo normale sarebbero gia' partite le procedure per sanzionare l'azienda. Ma cio' non e' avvenuto e - ancora peggio - va detto che queste violazioni erano state gia' accertate anche in precedenti visite ispettive senza che nessuna autorita' preposta applicasse la legge facendo scattare le sanzioni, cosi' come richiesto dal Garante della Privacy, rimosso con una solerzia degna di miglior fine. Oggi, dopo la cancellazione del Garante, si fanno passare settimane e settimane di silenzio, in attesa, noi riteniamo, che l'Aia venga provvidenzialmente modificata in peggio dagli "esperti" e che vi sia una sanatoria delle prescrizioni violate. Questa e' la reale funzione nel piano ambientale di Ronchi.

Cio' e' inammissibile: la salute non ammette proroghe e sanatorie.

Tutto questo PeaceLink e il Fondo Antidiossina lo segnaleranno alla Commissione Europea perche' costitisce una grave anomalia tipicamente italiana, un'intollerabile deroga rispetto alle direttive europee che prevedono sanzioni e non sanatorie per le industrie che inquinano e non rispettano l'Aia.

Alla Commissione Europea (che tiene aperta la procedura di infrazione sull'Ilva) e alla magistratura rivolgiamo il nostro appello perche' a Taranto venga riportata la certezza del diritto e la garanzia della salute.

 

Alessandro Marescotti
Presidente di PeaceLink

www.peacelink.it

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