Intervista a Giuseppe Onufrio, direttore di Greenpeace Italia

L'esplosione dei costi dell'energia nucleare

In Francia, il reattore di Flamanville (avviato nel 2007) prevedeva preventivi iniziali di 3,3 miliardi di euro, ma la stima aggiornata della Corte dei Conti francese a inizio 2025 ha raggiunto quasi 24 miliardi di euro. Berlusconi ne voleva costruire quattro.
9 ottobre 2026
Redazione PeaceLink
Radioattività Oggi in Italia è sempre più centrale nel dibattito pubblico la discussione sul nucleare.
Da diverse parti si osserva come i nuovi reattori occidentali soffrano di gravi ritardi e costi esorbitanti, risultando ampiamente meno convenienti delle energie rinnovabili.
 
Riferiamo qui la posizione di Greenpeace Italia.
 
All'inizio di questa intervista, il fisico Giuseppe Onufrio - direttore di Greenpeace Italia - illustra nel dettaglio come il piano di rilancio del nucleare promosso dal governo Berlusconi si basasse sulla tecnologia dei reattori francesi EPR (European Pressurized Reactor) di terza generazione, evidenziando una serie di pesanti fallimenti economici e criticità tecniche.
 
Nel 2009 Silvio Berlusconi firmò un memorandum d'intesa con l'allora presidente francese Nicolas Sarkozy per costruire in Italia quattro reattori EPR. Tale progetto fu poi definitivamente bloccato dal referendum del 2011, in cui oltre il 94% dei votanti si espresse contro il nucleare.

L'esplosione dei costi

In Finlandia, i massicci extracosti per la realizzazione del primo EPR innescarono una causa legale con l'azienda committente, portando al fallimento della società francese Areva, proprietaria della tecnologia.

In Francia, il reattore di Flamanville (avviato nel 2007) prevedeva preventivi iniziali di 3,3 miliardi di euro, ma la stima aggiornata della Corte dei Conti francese a inizio 2025 ha raggiunto quasi 24 miliardi di euro — un costo aumentato di quasi otto volte rispetto alle previsioni.


Tempi dilatati e difetti di fabbricazione

    • La realizzazione di Flamanville ha impiegato oltre 17 anni solo per arrivare all'allacciamento di prova alla rete elettrica (avvenuto a fine 2024).
    • Successivamente sono emersi diversi problemi tecnici: un incidente, un'esercitazione di sicurezza fallita e un blocco dell'impianto per un anno dovuto al fatto che l'acciaio della testa del vessel (il coperchio della pentola a pressione contenente il combustibile) è risultato fuori standard.
    • A seguito di questo fallimento, la Corte dei Conti transalpina ha ottenuto il rinvio di tre anni del nuovo programma nucleare francese (incentrato sulla versione rivista EPR2).
Per Onufrio, tutto questo dimostra che la tecnologia ad acqua pressurizzata di nuova generazione si è rivelata un fallimento economico con costi di produzione dell'elettricità del tutto fuori mercato.

Gli Small Modular Reactors su cui punta il governo

Il governo italiano punta sul ritorno dell'energia nucleare tramite i piccoli reattori modulari (SMR, Small Modular Reactors) e i reattori modulari avanzati (AMR), a seguito dell'approvazione definitiva della legge delega sul nucleare sostenibile da parte del Senato il 23 settembre 2026.

Gli SMR (Small Modular Reactors, o piccoli reattori modulari) sono reattori nucleari a fissione di potenza ridotta, generalmente fino a 300 MW elettrici, progettati per essere costruiti in serie in fabbrica e poi trasportati e assemblati sul luogo di installazione. Producono molta meno energia rispetto alle grandi centrali tradizionali (che arrivano a 1.000–1.600 MW),

La potenziale operatività dei primi impianti SMR è prevista orientativamente tra il 2033 e il 2034.

Le critiche agli Small Modular Reactors

 
Secondo Giuseppe Onufrio, l'affidamento ai piccoli reattori modulari (SMR) presenta una serie di pesanti criticità economiche, tecniche e logistiche.

Assenza di maturità commerciale in Occidente: gli SMR non sono ancora operativi e diffusi nei Paesi occidentali. L'unico cantiere occidentale avviato si trova in Canada (nel sito già nuclearizzato di Darlington) e prevede quattro reattori da 300 MW.

Perdita delle economie di scala e costi elevati: l'idea che ridurre la taglia dei reattori abbassi il prezzo dell'elettricità è errata. Tutta l'industria nucleare si è sviluppata cercando reattori più grandi proprio per sfruttare le economie di scala, e per definizione il kilowattora prodotto da un reattore piccolo costa di più rispetto a quello di un impianto grande. I quattro reattori canadesi costeranno complessivamente tra i 15 e i 16 miliardi di dollari, rendendo l'energia prodotta del tutto fuori mercato.
 
Generazione accumulata di rifiuti radioattivi: citando uno studio dell'Accademia Nazionale delle Scienze statunitense, Onufrio sottolinea che i reattori piccoli producono, a parità di energia generata, da 2 a 30 volte più scorie e rifiuti nucleari rispetto a una grande centrale.

Mancanza di vera innovazione e fallimenti: molti modelli in discussione ripropongono tecnologie tradizionali ad acqua bollente o pressurizzata. In Cina gli unici due SMR realizzati per produrre calore industriale hanno registrato costi esorbitanti e non sono stati poi industrializzati né replicati.

Problematiche di localizzazione sul territorio italiano: per raggiungere l'obiettivo di 8 GW indicato dal governo servirebbero circa 25 reattori da 300 MW. In un Paese che in oltre vent'anni non è riuscito a individuare e realizzare un unico deposito nazionale per le scorie a bassa e media attività a causa di vincoli ambientali e opposizioni locali, ipotizzare l'installazione di 25 reattori è del tutto irrealistico.

Narrazione ingannevole sulla sicurezza: la narrazione secondo cui si tratterebbe di reattori "da montare come i Lego", del tutto innocui, puliti e collocabili senza problemi nei quartieri o vicino ai centri abitati, è definita una propaganda priva di base reale.

La questione della sicurezza

L'esercitazione di sicurezza civile e nucleare a grande scala condotta in Francia il 16 ottobre 2025 presso la centrale nucleare EPR di Flamanville (nella Manica, in Normandia) ha evidenziato un importante malfunzionamento nel sistema di allarme nazionale.

I dettagli principali dell'esercitazione e del problema sono i seguenti.

1) L'obiettivo del test: la simulazione di un incidente nucleare maggiore è stata organizzata dalla prefettura locale e da EDF per testare la prontezza delle autorità e l'efficacia dei protocolli di emergenza in caso di rilascio radioattivo.
2) Il punto critico: durante la simulazione, il sistema d'allerta di massa FR-Alert (utilizzato per inviare notifiche push urgenti direttamente sui telefoni cellulari della popolazione interessata) ha manifestato gravi ritardi e malfunzionamenti nel raggiungere correttamente i cittadini coinvolti.
3 Implicazioni: questo inconveniente ha acceso il dibattito sulla reale affidabilità dei canali digitali di avviso rapido in uno scenario di crisi nucleare reale, portando le autorità a rivedere i flussi di comunicazione alla popolazione.

Il reattore EPR di Flamanville 3, entrato originariamente in funzione a fine dicembre 2024, ha registrato un percorso operativo travagliato tra il 2025 e il 2026, accumulando oltre 100 tra anomalie di sicurezza, deviazioni operative o incidenti ambientali rilevati dall'autorità di sicurezza nucleare (ASNR). Al punto che l'impianto è riuscito a produrre energia a più del 90% della sua potenza complessiva per appena 167 giorni in circa due anni di attività. Non solo. 

Il fermo record di un anno è stato imposto per la sostituzione del coperchio della vasca (Settembre 2026). Il 26 settembre 2026 il reattore è stato fermato per una "Visita Completa" programmata della durata di circa 350 giorni. Questo lunghissimo stop si è reso necessario per effettuare un intervento strutturale critico: la sostituzione dell'intero coperchio della vasca del reattore, che presentava storiche anomalie di fabbricazione e vulnerabilità metallurgiche coperte da riserve di sicurezza. Il reattore era rimasto spento per circa dieci giorni a metà luglio per controlli e interventi correttivi urgenti sui gruppi motopompa primari del circuito di raffreddamento.

 

 

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