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    Polemiche anche a sinistra su utilità e danni della moda dei fuoristrada

    Fuori dalla strada, please Il pericoloso mondo Suv

    Messi in fila, tutti i pro e soprattutto i contro di una scelta di libertà individuale (il veicolo fuoristrada) che può arrecare gravi danni all'ambiente, a chi ci sta intorno e anche a noi stessi. Le statistiche sugli incidenti e quelle sui consumi sono impressionanti; i problemi in città evidenti a tutti. E se per pochissimi il Suv può davvero essere necessario, o comunque utile, per i più è solo un'esibizione
    11 luglio 2004 - Luca Fazio
    Fonte: www.ilmanifesto.it
    9.07.04


    Avranno anche ragione i fuoristradisti che ci scrivono perché offesi dal tono di un articolo sulle fuoristrada apparso su il manifesto del 27 giugno. E' quasi sempre buona educazione non dare del coglione a nessuno, tantomeno riferendosi a un'intera categoria emergente di guidatori chic che a un primo sguardo si sarebbe tentati di ridurre allo stereotipo del nuovo ricco cafone di destra. Errore. Comunque, per non urtare la suscettibilità di qualche fuoristradista di sinistra, biasimiamo anche il sindaco di Londra, Ken Livingstone, quando dice che «è da veri idioti usarli in città». E non diamo troppo credito nemmeno a uno studio condotto negli Stati Uniti dalla Chrysler, secondo cui gli acquirenti di una 4x4 sono «soggetti orgogliosi, egocentrici e che hanno scarsa fiducia nel loro modo di guidare». Basta offese, dunque, per non irritare altri nostri lettori, che di destra certamente non sono. Curioso però, se la sono presa anche alcuni ascoltatori di Radio Popolare. Lettori e radioascoltatori (alcuni) si sono giustificati illustrando tutto il campionario di optionals indispensabili per sentirsi fuoristradisti politicamente corretti - e con la coda di paglia: chi porta il cane, chi carica la bici, chi abita dalle parti del Mulino Bianco, chi dà una mano alla protezione civile in caso di calamità, chi ha la nonna in carrozzella...
    Fuoristradisti riformisti
    I più sinceri sono i fuoristradisti «riformisti», quelli che hanno il coraggio di rivendicare la sacrosanta libertà di comprare quello che gli pare. Viene in mente la disputa filosofica sui pitbull: per un capriccio, è lecito girare in città rischiando di tritare il prossimo? Perché i Suv (Sport utility vehicles) oltre che fastidiosi sono pericolosi. Questo è un fatto.
    E allora cerchiamo di capire perché in tutto il mondo sta montando la protesta contro le pseudo-fuoristrada urbane che stanno diventando il capro espiatorio di un sentire sempre più diffuso che individua nella follia ipermotorista il segno di un impazzimento collettivo non più sostenibile.
    Negli Usa i Suv sono una mania. Rappresentano il 20% del parco auto circolante e quasi il 50% delle vendite di Ford, General Motors e Chrysler. In Italia, fino a cinque mesi fa, rappresentavano il 5,47% delle nuove immatricolazioni, il doppio rispetto al 1998. Presto sulle nostre strade sfreccerà anche l'Hummer H1, la mastodontica trappola dell'esercito Usa che per la modica cifra di 151.000 o 166.770 euro permette di scalare gradini alti 55 cm e superare guadi di 76 cm (la importerà la Cavauto North American Vehicle Division di Cantù; contro l'Hummer c'è un sito: www.onelesshummer.org). Altre sorprese le riserverà la 4x4 Fest, la quarta rassegna nazionale per patiti di fuoristrada che si terrà a Carrara il prossimo ottobre.
    Ovunque, sono i cittadini più facoltosi ad aver contribuito alla crescita del mercato delle fuoristrada. Senza peccare di massimalismo (negli Usa una campagna anti Suv dice che consumare più petrolio significa dare soldi ai paesi che aiutano i terroristi, e uno spot misticheggiante va dicendo che Gesù «non girerebbe con una 4x4») è comunque un fatto incontestabile che queste schiacciasassi urbane consumano più carburante. E inquinano. Secondo uno studio di Legambiente, su dati forniti dai costruttori, «i 10 Suv più venduti d'Italia hanno consumi urbani del 60-70% superiori rispetto a quelli delle 10 auto più vendute». Non è solo un problema di portafogli, peraltro piuttosto gonfi (la Bmw X3 parte da 42.700 euro, la Porsche Cayenne, un mostro da 270 km/h per 2,5 tonnellate, costa 105 mila euro): forse non è un caso se nel 1990 i consumi delle auto italiane erano i più contenuti in Europa, mentre a partire dal 2001, anche grazie all'aumento della stazza media, il parco macchine nostrano quanto a consumi ha superato Danimarca, Finlandia, Francia e Austria.

    La campagna di Legambiente
    La campagna di Legambiente contro i Suv, o meglio per uso più intelligente di queste auto almeno all'interno delle aree urbane, si articola in sei punti. Si accettano proposte e suggerimenti, da comunicare all'indirizzo di posta elettronica «stopsuv@legambiente.org». 1) Istituzione di una patente speciale per i Suv, con una prova supplementare per accertare che il conducente sappia affrontare i rischi che derivano dal baricentro alto, dalla trazione integrale e dai pneumatici con fianco alto.
    2) Divieto di circolazione per i Suv nei centri storici e sosta a pagamento maggiorata.
    3) Disincentivi fiscali, tassa di proprietà maggiorata.
    4) Obbligo da parte dei costruttori e dei venditori di informare sui danni ambientali, come previsto dalla normativa europea, per ogni tipo di automobile. Obbligo di affissione all'interno dei veicoli, come avviene negli Stati uniti, di apposite segnalazioni sulla pericolosita delle fuoristrada: «Vehicle may roll over» (il veicolo può rovesciarsi).
    5) Richiesta agli editori affinché rifiutino la pubblicità dei Suv.
    6) Richiesta al governo italiano di recepire la direttiva del Consiglio europeo che vieta i paraurti sporgenti.

    Bisonti in spazi ristretti
    In più, e questo è l'aspetto più problematico nelle aree urbane, i Suv sono come bisonti che si fanno largo in spazi sempre più ristretti: la lunghezza media sta tra i 4,80 e i 5 metri, la larghezza attorno a 2 metri. La stazza è un problema per gli altri automobilisti - per non parlare di pedoni e ciclisti - ma anche per gli stessi guidatori, che continuano a millantare uno strafottente senso di sicurezza ai danni dei più piccoli, sicurezza che viene regolarmente smentita da numerosi studi condotti negli Usa, e in tutte le prove su strada.
    La National Highway Traffic Safety Administration ha bocciato il 30% dei modelli testati nel 2002. Alle stesse conclusioni è arrivata anche la rivista Quattroruote: «In certe manovre di emergenza le fuoristrada risultano più impacciate, meno agili e disinvolte e quindi per costituzione più inclini all'incidente».

    Effetto collaterale
    La scarsa tenuta di strada durante la cosiddetta «prova dell'alce» (scartare un ostacolo improvviso) è allarmante sul bagnato. Scrive il collaudatore: «Quando piove sembra di essere in barca, e allora ci tocca remare, con lo sterzo naturalmente». L'instabilità, dovuta al baricentro alto e ai pneumatici, si traduce in un'alta probabilità di ribaltamento. Negli Usa muoiono per ribaltamento 10-12 conducenti di Suv su 100.000 all'anno; i ribaltamenti causano il 53% delle morti da incidenti stradali per i Suv, e il 19% per le auto normali. Sul rischio ribaltamento esiste un sito internet (suvrollovernews.com/index.html) che offre consulenze legali per portare in tribunale i costruttori. Il discorso sicurezza non cambia anche per quanto riguarda gli spazi di frenata, che in media sono più lunghi per il peso eccessivo (con punte fino a 10 metri di differenza sul bagnato). La pericolosità per gli altri è un effetto collaterale che non dovrebbe lasciare indifferenti quelli che «io compro quello che mi pare». Sempre secondo il mensile Quattroruote, che non nutre simpatie per le auto scassate dei no global (c'è chi crede che la campagna anti-Suv sia la solita battaglia pauperista della sinistra stracciona...), per un automobilista investito lateralmente da un Suv il rischio di morte è 30 volte superiore. Secondo l'Insurance Institute for Highway Safety (Usa), in caso di scontri laterali tra una fuoristrada e un'auto la possibilità di avere un morto è 5,6 volte superiore che negli scontri tra auto normali. Negli scontri frontali è anche peggio a causa dei paraurti sporgenti e rafforzati: nel 2001 una direttiva del Consiglio europeo ha proposto di vietare questi paraurti, solo la Danimarca l'ha recepita. Ma il problema maggiore, nel traffico, è la scarsa visibilità, dall'alto dell'abitacolo, di pedoni e soprattutto ciclisti, costretti a viaggiare tenendo la destra. A Milano, la città più pericolosa per le bici, con ben 30.000 passaggi registrati quotidianamente solo nel centro storico, nel quadriennio 1999-2002 sono stati uccisi 20 ciclisti, mentre i feriti sono stati 3.151 (100 i morti in tutta la provincia) - dati tratti dal volume di Lorenzo Giorgio In bicicletta nelle aree urbane (Clup Editore).
    Sono gli stessi americani che dopo aver creato il mostro per primi stanno cercando di trovare l'antidoto. Il dibattito sui Suv è finito addirittura nell'agenda elettorale del candidato democratico, John Kerry, il quale ha proposto una legge che prevede entro il 2015 un limite massimo di consumi di 13 km/lt per le auto private, un limite che taglierebbe fuori le fuoristrada.

    Un giro vicino a casa
    Peccato che, gli è stato fatto notare dai repubblicani, lo sfidante di Bush possiede una Chevrolet Suburban: da buon fuoristradista riformista, ha complicato le cose dicendo che la usa solo per farsi un giro vicino a casa. Kerry a parte, ambientalisti, consumatori e diversi testimonials americani - compresi i Simpson - sono sul piede di guerra. L'associazione Americans for Fuel Efficient Cars (Afec) ha elaborato il progetto per l'eco-efficienza automobilistica (www.detroitproject.com/ads/default.htm).
    In Europa qualcuno ha già innescato la prima. In Francia, il ministro dell'ambiente, conservatore, ha promesso una tassa di 3.500 euro sull'acquisto dei Suv, e per contro un bonus di 800 euro per chi acquista auto a basse emissioni. Mentre il consiglio comunale di Parigi, sindaco il socialista Bertrand Delanoe, il 5 giugno ha approvato una delibera contro i Suv che entrerà in vigore tra 18 mesi: niente accesso nel centro storico. Provvedimenti di natura protezionista, si maligna, presi per difendere le case automobilistiche francesi, che non puntano sui fuoristrada.
    Poco male, visto che Fiat, non può certo fare concorrenza ai colossi stranieri. Legambiente ci crede, e per questo si fa portavoce delle richieste che pubblichiamo qui a fianco. Rimanessero sulla carta, la campagna anti-Suv potrebbe comunque marciare da sola, basterebbe buttarla sul ridere per sedare i maniaci delle fuoristrada. Altrimenti peggio per noi. Come ci ha scritto un inferocito «colpevole fuoristradista milanese», quando saremo piantati nella neve con una «innocente e normalissima autovettura», lui si guarderà bene dal darci una mano! Suvvia...

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