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Storia di "Coppula tisa"

Un'associazione salentina acquista abusi edilizi e poi li abbatte

Alla riconquista della Puglia: "Ogni ferita portata al territorio è una ferita inferta all'anima di questo popolo, alla sua possibilità di tornare ad essere mediterraneo, portatore di civiltà".
17 agosto 2004 - Roberta Ronconi 

www,coppulatisa,it Una lucertola, con il cappellino in testa e la visiera alzata. E' lei la Coppula Tisa, simbolo di un Salento che guarda in faccia le persone e la realtà senza vergognarsi di dire le cose come stanno. Gli altri hanno la Coppula storta, sono mafiosi che nascondono gli occhi e il ghigno.

La storia di questa lucertolina è bella come il suo nome. Nasce infatti dalle mani d'artista di Norman Mommens, scultore anglo-fiammingo-salentino che alla fine degli anni sessanta, assieme alla moglie Patience Gray, nota giornalista, decide di abbandonare la swinging London per ritirarsi in quell'angolo di Puglia benedetto dal sole e dalla storia (Grecìa salentina, Finis terrae). I due scelgono un pezzo di terra nel feudo di Salve, si installano nella masseria Spigolizzi e si ritirano dal mondo civile (niente acqua corrente, né elettricità, né frigorifero) per godere della bellezza della natura al suo stato più puro. Riaprono le porte al mondo dopo una decina d'anni e la loro casa diventa il luogo di raccolta di un gruppo di giovani, futuri artisti e musicanti simbolo della rinascita pugliese dei primi anni novanta.

Tra loro, il giovane Edoardo Winspeare, oggi noto regista, che diventa in tempi più recenti il portabandiera (assieme a gruppi musicali come Officina Zoè, Sud Sound System, Alla Bua) di pizzica, taranta e grikò. Figlio di nobile inglese e austriaco di nascita, anche lui come Norman e la moglie Patience si riappropria delle radici e Mommens diventa il suo padre spirituale salentino, tanto che i due parlano tra di loro in dialetto con accento oxfordiano. Coppula tisa, la saggia lucertolina, diventa nelle strisce autoprodotte dalla comunità di Spigolizzi (frequentata anche dalla crema dell'arte europea) la portavoce di battaglie in difesa dell'ambiente. Come quando vignetta dopo vignetta denuncia l'acquisto da parte di un privato di un terreno di cento ettari per l'allevamento dei coccodrilli (che notoriamente hanno bisogno per sopravvivere di molta acqua, la stessa di cui è assetata la Puglia) o quando punta il dito sui rifiuti tossici che avvelenano le falde acquifere.

Dallo scorso anno, la piccola Coppula tisa è tornata a vivere in memoria di Norman, scomparso nel 2000 (sua moglie, quasi novantenne vive ancora nella masseria di Spigolizzi). E' tornata a vivere dando nome a un'associazione che ha "inventato" un modo davvero rivoluzionario di promuovere la Puglia e la sua bellezza. «L'idea è semplice - ci racconta Winspeare -, raccogliere i soldi sufficienti per comprare una costruzione abusiva e quindi buttarla giù». Un esempio di concreto anticapitalismo da parte di un gruppo di cittadini dai credi politici trasversali che ha deciso di "buttare" i propri soldi per restituire a una montagna il suo profilo, a una spiaggia le sue dune, a una campagna il suo orizzonte. «Un gesto provocatorio, certo - continua Winspeare -. Realizzato senza l'aiuto di fondi straordinari della Comunità europea o dello Stato. Ma con soldi nostri, usciti dalle nostre tasche. Da qui alla fine dell'anno riusciremo a completare l'acquisto del primo immobile (circa 60mila euro) e quindi procederemo con la sua distruzione». Un gesto concreto, in nome di un ideale tra i più alti ed astratti, come quello di «ripristinare l'idea di bellezza. Ma quando noi di Coppula tisa parliamo di bellezza non intendiamo riferirci a un modello asettico. La bellezza non è un valore solo estetico, ma anche morale. Ogni ferita portata al territorio è una ferita inferta all'anima di questo popolo, alla sua possibilità di tornare ad essere mediterraneo, portatore di civiltà. E non più mediterroneo, come abbiamo ribattezzato chi ha dimenticato quella nostra storia». mommens

Edoardo, che della bellezza (che vuol dire anche gentilezza d'animo, voce suadente, occhio sorridente, spirito benevolente) ha fatto una sorta di personale stendardo, sembra un Don Chisciotte con la spada di legno sguainata, in questa Puglia piena di contraddizioni. Nello stesso specchio di mare (quello, tanto per fare un esempio, su cui si bagna la super-abusata Porto Cesareo) puoi trovare frotte di giovani di Legambiente che curano il parco marino e altrettante frotte (di giovani e non) che di notte insozzano il litorale fino a trasformarlo in un'immensa discarica. Puoi trovare centinaia di rasta e hippies d'antan che si lanciano in pellegrinaggi minuziosi alla ricerca dei suoni della pizzica e giovani amministratori - che si dicono ambientalisti - che attorno a quegli stessi tamburelli sono pronti a costruire villaggi turistici a tappeto.

«E' vero, siamo tutti un po' Don Chisciotte, noi di Coppula tisa. Ma ti ricordo i versi del poeta Hikmet, che scriveva: "Lo so, quando si è presi da questa passione e il cuore ha un peso rispettabile non c'è niente da fare, don Chisciotte, niente da fare. E' necessario combattere contro i mulini a vento".»

Note:

Per approfondimenti: http://www.coppulatisa.it

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