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    "The Lancet Oncology" pubblica lo studio di Alfredo Mazza ricercatore del Cnr. Tra Nola e Acerra il cancro uccide di più

    "Discariche piene di rifiuti tossici quello è il triangolo della morte"

    1 settembre 2004 - Maria Novella De Luca e Giuseppe del Bello

    Immagini "Repubblica" Morire di veleni, morire di immondizia. La guerra dei rifiuti che sta sconvolgendo l'hinterland napoletano sbarca su "Lancet", rivista scientifica tra le prime nel mondo che nella sezione dedicata all'oncologia definisce i paesi di Nola, Acerra e Marigliano il "triangolo della morte". In questo pezzo di Campania si muore di tumore ben più che nel resto d'Italia, come dimostrano le statistiche degli ultimi anni, se si pensa che in questa zona abitata da oltre mezzo milione di persone l'indice di mortalità per tumore al fegato ogni 100mila abitanti sfiora il 35.9 per gli uomini e il 20.5 per le donne rispetto a una media nazionale che è di 14.0. Mortalità ben più alta che nel resto d'Italia anche per quanto riguarda il cancro alla vescica, al sistema nervoso e alla prostata.

    L'agghiacciante reportage pubblicato da Lancet è firmato da un giovane ricercatore di Fisiologia Clinica del Cnr, Alfredo Mazza, 33 anni, di Nola, che oggi denuncia: "Siamo di fronte a un allarme sanitario gravissimo. La questione dei rifiuti nell'Italia meridionale sta raggiungendo proporzioni epiche. La criminalità organizzata ha fatto dello smaltimento illegale dei rifiuti un vero business attraverso il controllo di 5.000 discariche illegali. Migliaia di persone sono state esposte a sostanze tossiche per decenni. Tutto è contaminato: gli agenti inquinanti nell'aria, nell'acqua e nei prodotti della terra sono ben al di sopra dei livelli consentiti. E' una emergenza: io stesso ho perso diversi amici colpiti da tumore. E non c'è dubbio che dietro quelle morti ci siano i rifiuti tossici".

    Tutta colpa delle discariche abusive?

    "Sì, noi siamo stati ridotti a fare le cavie di un esperimento mostruoso: nelle discariche legali, e soprattutto in quelle illegali utilizzate dall'ecomafia, sono state sotterrate per circa un ventennio sostanze tossiche, sostanze che poi riemergono e rientrano nella catena alimentare. Dai sali di ammonio ai sali di alluminio, al piombo, ai copertoni che bruciano come un pozzo di petrolio in fiamme e sviluppano sostanze cancerogene. Sepolte in questa zona ci sarebbero anche sostanze radioattive provenienti da rifiuti speciali ospedalieri di cui si sta occupando un'inchiesta della magistratura".

    C'è anche un rischio diossina?

    "Certo, la diossina si trova in quasi tutte le sostanze che vanno in combustione o che vengono sottoposte a processo di degradazione. Tutto questo finisce poi sul territorio e dunque sull'erba dove pascolano le pecore: è un vero killer dell'ambiente".

    Quali sono gli effetti tossici sull'uomo?

    "Di due tipi: malformazioni fetali fino al mancato sviluppo di un organo oppure sviluppo di tumori, sia negli adulti che nei bambini. Gli organi colpiti, vescica, fegato, stomaco sono più sensibili e c'è maggiore probabilità che la sostanza tossica entri all'interno della cellula. Tra i 20 e i 40 anni il rischio leucemie e linfomi è più elevato".

    Suggerisce un rimedio?

    "I termovalorizzatori vanno benissimo, purché programmati proporzionalmente alla popolazione: è inutile farne uno per provincia, ce ne vogliono di più, piccoli e numerosi. Meno diossine e minor danno ambientale: il Sud è già una terra martoriata. Nola, Acerra, Marigliano erano zone agricole, ma oggi il terreno è stato così inquinato da essere inutilizzabile. A mio parere il governo italiano dovrebbe dichiarare lo stato di emergenza e, se necessario, mobilitare le Forze armate prima che Nola diventi un'area contaminata, con gravi conseguenze sociali, economiche ed esplosioni di violenza da parte di una popolazione ormai esasperata".

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