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Referendum sulla Costituzione Europea: Testimonianze di due umanisti.

Come sono andate davvero le cose in Francia e in Olanda
21 giugno 2005 - Anna Polo

In Francia la campagna sul referendum è stata molto interessante, ma la stampa non ne ha parlato. Non ha parlato delle migliaia e migliaia di forum che si sono organizzati in tutto il paese perché la gente conoscesse la Costituzione, delle migliaia e migliaia di riunioni per studiare gli articoli divisi per tema e interesse, delle enormi quantità di materiali informativi fatti dal Partito Comunista, dal Partito Umanista e dalle forze di estrema sinistra.
Non si è parlato del fatto che la gente si è incazzata, vedendo che i politici si comportavano come se fosse scema. La stampa non ha parlato neanche di alcuni intellettuali di destra, sostenitori di Chirac, che, dopo aver studiato la Costituzione su richiesta dei leaders politici per trovare argomenti a favore del Sì, si sono schierati con il No, dicendo che per il futuro dei loro figli non potevano difendere il Sì. Non ha parlato della forte campagna per il No, che ha fatto scendere in piazza migliaia di persone, al di là dell’appartenenza politica.
Invece ora si parla molto del caos politico che il voto sta generando, con il Partito Socialista che si è diviso in due fazioni. La gente guardava stupefatta il socialista Holande che faceva campagna per il Sì insieme ai leaders del partito di Chirac. Inoltre l’immagine dei politici stranieri (francesi, tedeschi, spagnoli) venuti in Francia per dire alla gente come doveva votare ha rafforzato il No!
Ora si dice che i francesi hanno votato contro Chirac (non è così), o che sono razzisti (in effetti anche l’estrema destra ha fatto campagna per il No, ma non poteva certo arrivare al 57%). Non spiegano neanche come mai ha partecipato al referendum oltre il 70% dell’elettorato, quando in genere la partecipazione alle elezioni europee è molto più bassa.
Non è che la gente non voleva una Costituzione. Tutti i partiti, sindacati e forze di sinistra lo hanno detto chiaro, riprendendo il nostro slogan: non vogliamo QUESTA Costituzione, che è solo un trattato economico e militare. Vogliamo una Costituzione fatta per i popoli.
Questo voto non ha attenuato l’arroganza dei politici, che continuano a negare le aspirazioni della gente comune e anche gli studi e i lavori realizzati in questa campagna. Alcuni giornali stanno ricevendo migliaia di lettere di lettori furiosi per il modo grottesco in cui è stato analizzato il voto del referendum.
E’ chiaro che adesso il punto è mantenere la ribellione della gente e la sua voglia di diventare protagonista della vita politica. E’ un momento storico di convergenza di alcune correnti, forze politiche, cittadini e organizzazioni di estrema sinistra che ora devono trasformarsi in forze capaci di avanzare proposte. In questo contesto il Partito Umanista può dare il suo contributo.

Claudie

Ecco una breve analisi del voto nel referendum sulla Costituzione Europea in Olanda.
Situazione al 98% dei voti conteggiati:
Ha votato il 63% della popolazione (30% in più del previsto).
No: 61.7 %
SI: 38.3 %
Osservazioni:
L’80% dei deputati erano a favore del Sì. I partiti di governo (Democristiani, liberali), il più grande partito di opposizione (Socialdemocratici), i Verdi, sempre all’opposizione.
A favore del No erano solo due piccoli partiti di opposizione, i Socialisti, con 9 dei 150 seggi in Parlamento e l’Unione Cristiana con 3 seggi, oltre a un deputato di destra che ha fatto una sua campagna.
Il governo ha cominciato a finanziare la campagna per il Sì con 1 milione di euro e quando ha visto che l’appoggio al No cresceva ha aggiunto altri 2 milioni e mezzo, il che ha fatto incazzare parecchio la gente.
Quelli del No hanno speso per la loro campagna non più di 400.000 euro (non ne avevano di più).
Nell’elettorato dei partiti per il Sì molti hanno votato No (percentuali approssimative).
Nel Partito socialdemocratico il 49% del suo elettorato
Nel Partito Liberale il 45%
Nel Partito Verde il 49%
Nel Partito Democristiano il 30%
Oltre ai partiti, i sindacati, molte organizzazioni sociali, anche musulmane e la chiesa cattolica avevano chiesto di votare Sì, eppure nonostante tutta questa propaganda la gran maggioranza della popolazione ha votato No.
La campagna del Partito Socialista è stata un successo: hanno informato bene la gente e sono stati molto espliciti nel rifiuto del modello neoliberista di questa Costituzione.
Qui in Olanda è chiaro che quelli che più hanno lavorato per la vittoria del No sono stati i socialisti (non i socialdemocratici, che erano per il Sì). I socialisti sono gli unici che non si sono venduti al neo-liberismo, portano avanti molte azioni e sono ben radicati nel tessuto sociale. Hanno parecchio in comune con noi umanisti e la relazione con loro è molto buona. Sono sempre cresciuti per il loro lavoro nella base sociale e credo che alle prossime elezioni avranno molti voti. Nel campo del No c’era anche gente che teme l’Europa, però quelli che hanno mandato avanti la campagna sono i socialisti.
Ai mass media stranieri conviene degradare il No degli olandesi, come se il 60% della popolazione fosse xenofobo. Qui invece non possono farlo e lo sanno.
E’ chiaro anche che la popolazione ha votato contro questa Costituzione, ma non contro l’Europa unita dei popoli.
Ora l’atmosfera è che ai politici non resta che prendere sul serio la decisione del popolo. Tutti hanno ammesso l’abisso che esiste tra quello che avevano pensato e ciò che vive la gente. Il risultato di questo referendum ha prodotto un terremoto politico senza precedenti. Per la prima volta gli olandesi hanno potuto esprimersi contro una direzione, una cosa impossibile nelle elezioni normali, dove bisogna scegliere un partito.
Per concludere, il livello in cui tutti i ministri hanno fatto propaganda per il Sì è stato penoso, con demagogia e minacce, fino a dire che sarebbe scoppiata la guerra se il Sì non vinceva.
La cosa più interessante è stata che per un mese c’è stata per la prima volta molta discussione e dibattito in tutto il paese sull’Europa e la sua direzione. Ora tutti i partiti hanno dichiarato che, per ristabilire il contatto reale con la popolazione e ritrovare la fiducia perduta della gente bisognerà fare più referendum.
Sono molto preoccupati di perdere tutta la credibilità.
Peter

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