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Grazie Presidente: a proposito di Altiero Spinelli

20 maggio 2006 - Fabio Masi
Fonte: Articolo21

Uno dei piu` grandi scrittori del novecento, Armadou Hampate Ba, affermava che “quando in Africa muore un vecchio, e` una biblioteca che brucia”. Anche in Italia stiamo correndo questo rischio. Esagero? Conoscete Ventotene e la sua lunga storia di isola destinata al confino sin dai tempi dell’atica Roma?

Sapevate che vi erano stati confinati, a partire dal 1932, piu` di 800 oppositori al regime fascista tra i quali Camilla Ravera, Umberto Terracini, Luigi Longo, Sandro Pertini, Giuseppe Di Vittorio, Pietro Secchia. Anarchici, comunisti, socialisti, repubblicani, antifascisti di ogni tendenza, molti dei quali protagonisti della guerra civile spagnola, vennero arrestati e portati su questa minuscola isola, rinchiusi in camerini come reclute di un esercito senza speranza. Tre di loro, Altiero Spinelli, Eugenio Colorni, Ernesto Rossi proprio qui, dopo un intenso confronto intellettuale, diedero vita al Manifesto di Ventotene. Che roba e`? Chi erano “sti” tre? Queste e altre sono le domande che spesso i ragazzi delle scuole che vengono in visita sull’isola pongono ai loro insegnanti , agli accompagnatori e infine a me “lo spacciatore di libri” dell’isola. Questi tre signori, nel bel mezzo del secondo conflitto mondiale (1941) indicarono quella che secondo loro era la via maestra, l’unica, che i popoli europei dovevano intraprendere per porre fine una volta per tutte alle guerre fratricide, ossia la via dell’Unita` Europea.

L’opposizione a questa idea fu fortissima anche da parte degli oppositori al regime. Spinelli ad esempio era stato espulso dal partito comunista. Molti erano considerati dei marxisti come oppositori di comodo. Si pensava che una volta vinta la guerra sarebbe scoppiata la rivoluzione proletaria in tutta l’Europa.

La storia invece diede ragione a Spinelli e ai suoi amici di reclusione. Si puo` in poche parole dire che l’idea dell’Europa Unita, come la intendiamo oggi noi, nasca proprio in quei tragici giorni su di uno scoglio dimenticato lungo appena 2km e mezzo, definito dalla Ravera “una ciabatta sul mare”. Da qui l’importanza fondamentale del “Manifesto di Ventotene” e dei suoi tre creatori che non solo indicarono l’obiettivo da raggiungere ma anche come superare le innumerevoli difficoltà` che gia` allora avevano previsto. Consci, loro solo, dei limiti dell’ideologia comunista e della possibile fragilità delle democrazie che potevano nascere all’indomani del conflitto svilupparono questo formidabile documento. Ora non e` tutta colpa nostra , di noi cittadini se, alla morte dei nostri vecchi, anche questa storia verra` dimenticata, la storia degli 800 confinati e dei tre che scrissero quel “manifesto”. Buona parte della colpa oltre che della scuola - grazie alla legge Moratti si e` posticipato ancor di piu` lo studio della seconda guerra mondiale - e` anche dei media e quindi, e questo lo dico da libraio, delle case editrici che ormai da decenni hanno abbandonato la produzione di testi che rammentino quella pagina cosi` triste quanto importante della storia d’Italia. Non mi sono sorpreso cosi` piu` di tanto quanto il nostro ex primo ministro, facendo leva su questa diffusa ignoranza, abbia ricordato gli anni del confino fascista affermando testualmente : “Mussolini non ha ucciso nessuno, ha solo mandato in villeggiatura un po` di gente al confino”. Da questa premessa e solo da questa si puo` comprendere l’importanza anche simbolica della presenza alla commemorazione del ventennale della morte di Altiero Spinelli su quest’isola di “villeggianti”, per la prima volta nella storia della nostra repubblica, del Capo dello Stato Giorgio Napolitano alla sua prima uscita ufficiale dal Quirinale. Grazie presidente.

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