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L'era di Gheddafi

16 marzo 2011 - Michele Ballerin

Non so se chi legge queste righe ha abbastanza immaginazione per sapere che cosa succede quando un paramilitare in caccia si imbatte in un civile. Protetti da ogni realtà sgradevole, abbiamo visto troppi film e la nostra immaginazione è drogata. Siamo insieme troppo avvezzi e troppo ingenui.

La differenza fra il mestiere del soldato regolare e quello del mercenario è che il secondo gode di un’impunità assoluta. Tutto gli è permesso. La guerra è una cosa brutale; ma la guerra senza regole, senza sanzioni, senza testimoni e senza giudici è un abisso dove l’ultimo barlume di umanità va a perdersi. Consegnare a bande di paramilitari una città non è soltanto criminale: è disumano. È come liberare una tigre affamata in una scuola.

E se chi legge fosse in grado di spingere la propria immaginazione ancora più a fondo, fino a calarsi nei panni e nella psicologia del mercenario, farebbe una scoperta ancora più scioccante: che non si tratta di un massacro, ma di uno sballo.

Questa è la guerra di Gheddafi. L’esistenza di tribù divise, come le immagini di cittadini che baciano una fotografia del Colonnello diffuse dalla propaganda del regime, non possono trarre in inganno nessuno. Le tribù sono il lascito di una società arcaica che una dittatura quarantennale – troppo presa dai suoi affari con le potenze straniere – non si è mai preoccupata di educare alla nazione e allo stato. Mentre le milizie superequipaggiate che stanno schiacciando la rivolta non sono libiche: e non potrebbe esservi dimostrazione più chiara del fatto che il nemico contro cui il dittatore si sta accanendo è la Libia, è il suo stesso popolo.
Se Gheddafi trionfa – e Gheddafi sta trionfando – la conseguenza non sarà solo che l’Europa dovrà sopportarne le beffe, umiliandosi a stringere la sua mano lorda di sangue per chiederne il petrolio; non sarà solo la repressione senza scampo, senza pietà, che la popolazione dovrà subire senza la minima tutela: una specie di genocidio in diretta; la conseguenza sarà che ogni altro dittatore avrà appreso la lezione più preziosa: che anche un intero popolo in rivolta può essere annientato assoldando truppe mercenarie, armate con armi occidentali e protette dall’ignavia dell’occidente.

L’era che Gheddafi sta inaugurando è quella dei re nudi, delle maschere cadute e degli specchi infranti. È l’era della verità, e la verità è che l’Europea politica – l’Europa libera e unita sognata da Spinelli nel 1943 – non ha diritto di esistere, perché non ha nessun valore da affermare e non crede né nella libertà, né nell’unità; che l’ONU è una squallida parata di carri e bambocci di cartapesta; che la parola “occidente” non significa più nulla. E che l’ultima parola è nel soldo e nei fucili.
È l’era della tirannia e dell’impunità.

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