Nel 1945 un medico riporta in Francia i prigionieri

Con charme, qualche parola di russo e le Lucky Strike

La missione delle donne dello Squadrone blu: liberare i connazionali francesi dai campi di sterminio tedeschi e russi. Con questo proposito, nel 1945, il medico Madeleine Pauliac e le giovani donne della Croce Rossa misero a repentaglio la loro vita
9 novembre 2020
Günter Scheinpflug
Tradotto da Stefano Porreca per PeaceLink
Fonte: Spiegel Online - 28 ottobre 2020

L'Escadron bleu, les héroïnes oubliées.  En 1945, un groupe de 11 femmes est chargé de rapatrier leurs compatriotes éparpillés par le conflit à travers l'Europe. À la tête de l'Escadron Bleu, une certaine Madeleine Pauliac.

Quel giorno di primavera del 1945, il tempo è grigio. La Germania nazista ha capitolato. Vicino a Varsavia, un'ambulanza della Croce Rossa sobbalza su una strada provinciale. Dovunque si vedono soldati russi, a piedi, su carretti trainati dai cavalli, nei camion, vogliono tornare a casa. Poi spunta un cartello: "Camp Madelon", un campo di internamento.

L'ufficiale medico francese Madeleine Pauliac ha una missione: salvare i connazionali dai campi di prigionia. Una guardia ferma la sua vettura e respinge il medico. Ma il suo charme, qualche parola di russo e un pacchetto di Lucky Strike si dimostrano efficaci - poco tempo dopo, nel veicolo siedono cinque uomini completamente smunti, due di loro hanno la tubercolosi. È così che l'autore parigino Philippe Maynial descrive l'operazione di sua zia e nel raccontarla si basa sui suoi rapporti e lettere, diari e tabelle di marcia, nonché su ricerche d'archivio.

Durante il secondo conflitto mondiale, su ordine dei nazisti, la Francia dovette inviare molti lavoratori forzati negli allora territori orientali della Germania; furono impiegati nell'agricoltura e nelle fabbriche. Dopo la fine della guerra, quando il confine fu ridisegnato, il generale de Gaulle ipotizzò che a trovarsi al di là della linea Oder-Neisse fosse mezzo milione di francesi. Già prima che, con l'accordo di Potsdam del 4 agosto 1945, gli Alleati decidessero delle sorti dei confini polacchi, è vero che il territorio tedesco fu posto sotto l'amministrazione della Polonia - contro le proteste della Gran Bretagna e degli Stati Uniti. Di fatto, però, le forze armate sovietiche ne controllavano vaste zone e vi allestirono diversi campi di internamento.

I francesi venivano trattenuti, giacché negli anni dell'occupazione (1940-44) avevano collaborato con i nazisti - erano considerati nemici. In molti, tuttavia, sfuggirono alla morsa di Stalin. In che modo potevano aiutare i prigionieri feriti, troppo deboli o ammalati, per poi aprirsi un varco verso occidente? Dopo la liberazione dalle truppe naziste, la Croce Rossa francese non aveva più forze da impiegare.

Un amorevole medico dalla volontà di ferro  

Nasce il gruppetto L'escadron bleu (Lo squadrone blu). Con 5 infermiere, 5 soccorritrici provviste della patente di guida e, al comando, l'ufficiale medico Madeleine Pauliac, età 32 anni. Alle spalle, le giovani donne hanno già esperienza nella Résistance e al fronte. A loro disposizione vengono messe solo 5 autoambulanze del tipo Austin, un dono dei britannici. E le uniformi blu appartengono ai giovani soldati dell'esercito statunitense.

Per il suo libro Madeleine Pauliac - L'insoumise ("L'indomita"), Philippe Maynial ha indagato sulla storia, in gran parte dimenticata, di sua zia. Fu il generale Charles de Gaulle in persona a incaricarla di andare, con lo Squadrone blu, a riprendere i francesi e di fare regolarmente rapporto dai territori orientali.

Per cominciare, Pauliac vola a Mosca e incontra il generale Georges Catroux, stretto confidente di de Gaulle e membro del movimento Francia libera. Catroux si trova nell'Urss in veste di ambasciatore ufficiale della Francia e mette Madeleine al corrente di quanto l'attende nella sua sede di servizio a Varsavia. Agli occhi dei fedeli di Stalin, i francesi sono anzitutto collaborazionisti di Hitler che meritano solo disprezzo. Lo Squadrone blu, pertanto, non può aspettarsi sostegno e deve guardarsi dai soldati sovietici.

Molti francesi fuggono dai lager per raggiungere Varsavia, poi dirigersi a Odessa e in seguito attraversare in nave il Mar Nero e il Mediterraneo fino a Marsiglia. Temono di essere raggiunti da un colpo di arma da fuoco e di naufragare. Ripetutamente, infatti, tornano ad affondare imbarcazioni. In molti, perciò, sperano di procedere via terra.

200 viaggi per andare a riprendere i francesi

I servizi segreti sovietici hanno già attentamente tenuto d'occhio Pauliac quando il 29 aprile 1945, munita di materiale per le medicazioni, farmaci e siringhe, sale sul treno per Varsavia. Cosa mai potrà concludere una signora come lei, questa amorevole persona dallo sguardo timido? I sovietici prenderanno un abbaglio.

Già il viaggio in treno, lungo quattro giorni, è da incubo. I vagoni si sfasciano, i binari devono essere riparati, il carbone per la locomotiva si esaurisce. A bordo non c'è il riscaldamento, né una toilette e quasi niente da mangiare. Il 2 maggio, con una carretta, dalla stazione ferroviaria di Varsavia, ridotta a un cumulo di macerie, il giovane medico raggiunge il quartiere Praga. Alcune abitazioni sono ancora intatte, e così anche la dimora dell'ambasciatore francese. Dalla sua cassetta portavalori, questo prende del denaro, con esso Pauliac può aprire un ospedale dall'altro lato della strada.

Nel frattempo, a Parigi, le 5 ambulanze della Croce Rossa si mettono in viaggio alla volta di Varsavia. Anzitutto passano per Dachau, dove il 29 aprile 1945 assistono alla liberazione del campo di concentramento da parte delle forze armate statunitensi. Poi, per 24 ore di fila, portano i francesi scampati alla morte negli ospedali al di là del confine tedesco, a Mulhouse e Strasburgo - almeno 50 volte finché non prendono la strada per la capitale polacca.

Intanto, a Varsavia, il capo dell'Escadron bleu, insieme al sottotenente specializzando in Medicina Charles Liber, assiste i detenuti del vicino lager di Rembertow. Manca tutto, Pauliac adopera il materiale sanitario che si è portata dietro da Mosca. Nel suo ospedale vengono trasportati i feriti gravi e, fino all'inizio di novembre, non passa giorno che, insieme alle infermiere della Croce Rossa, non salvi vite umane. Sfidando la notte e la nebbia, le donne guidano senza sosta le ambulanze e mettono a repentaglio la loro vita. Prima che le operazioni di rimpatrio si siano concluse, lo Squadrone blu arriva a compiere circa 200 viaggi che lo conducono in lager come quello di Majdanek. Tornati a Varsavia, il treno o l'aereo riportano a casa chi è in grado di viaggiare.

Molti detenuti sono ridotti allo stremo delle forze

A Danzica e vicino a Varsavia, nei conventi le suore furono assalite e violentate tanto dai soldati tedeschi quanto da quelli dell'Armata Rossa. Alcune muoiono, in molte rimangono incinte. Madeleine Pauliac le aiuta segretamente a partorire, si prende cura dei neonati e crea un orfanotrofio all'interno del convento. In tal modo, le suore possono tenere con sé i loro piccoli. A questi, in seguito, si aggiungono anche gli orfani di Varsavia. Pauliac mette 24 bambini in contatto con la Francia perché siano adottati e li fa portare via in aereo. Da questo dramma, nel 2016 la regista francese Anne Fontaine ha tratto il film Les innocentes ("Gli innocenti". NdT: il titolo italiano è Agnus Dei).

In quei giorni si consumano drammi inauditi. Le forze armate sovietiche, oltre ai soldati tedeschi, arrestano e internano anche quelli polacchi, molti dei quali si vedono deportare nei lager siberiani. La stessa sorte incombe sui francesi che portano l'uniforme della Wehrmacht o delle SS. 400 chilometri a sud-est di Mosca, nel campo di Tambow, destinato soprattutto agli alsaziani, ai lorenesi e ai lussemburghesi, sono rinchiusi 18mila prigionieri di guerra che nella maggior parte dei casi sono stati forzatamente reclutati per prestare servizio nelle forze armate tedesche, sono i cosiddetti "malgré-nous" ("nostro malgrado"). Un terzo di questi lascia il lager privo di vita.

Nonostante il freddo e la fame, alcuni di loro riescono a fuggire. Pauliac e l'Escadron si prendono cura anche di queste persone nel rispetto del giuramento ippocratico e della promessa, in quanto infermiere della Croce Rossa, di proteggere l'umanità.

Quasi ogni giorno, Pauliac riceve informazioni sui campi di internamento. In ultimo, ha 32 indirizzi, tra questi Auschwitz e Majdanek. Le impavide dottoresse vanno dovunque alla ricerca dei loro connazionali e ne salvano pressappoco 1500 dalla morte. Per loro, i déjà-vou diventano la regola: i lager, i detenuti allo stremo delle forze, i viaggi lunghi e pericolosi, le medicazioni, le cure. A Bialystok, a nord-est di Varsavia, Pauliac e la sua temeraria truppa riescono a distrarre le guardie e a liberare 8 connazionali tenuti prigionieri. 

L'ultima missione finisce contro un albero

Complessivamente, lo squadrone percorre all'incirca 50mila chilometri. Quando la notte del 4 ottobre le donne vogliono soccorrere i connazionali, la loro autovettura non frena e precipitano in una scarpata. La conducente e Pauliac sopravvivono, quest'ultima, però, riporta una frattura al cranio. L'11 novembre, in ogni caso, la missione è finita. I sovietici chiudono i confini. Ora occorre lasciare velocemente Varsavia.

A Natale, Pauliac recupera le forze nella sua abitazione a Villeneuve-sur-Lot. Nel frattempo, non intende rinunciare a Varsavia. Malgrado tutti gli avvertimenti della famiglia e delle compagne di missione, nel febbraio del 1946 parte un'altra volta per la capitale polacca e si propone di prendersi cura degli orfani del convento. Tuttavia, non andrà molto lontano.

A Varsavia, Madeleine Pauliac finisce nuovamente nel mirino dei servizi segreti sovietici. Su una strada provinciale ricoperta dal ghiaccio, la vettura dell'ambasciata francese in cui si trovano Madeleine e il suo accompagnatore inizia a sbandare e va a sbattere contro un albero. La sera del 13 febbraio, sia lei che il colonnello Georges Sazy muoiono sul colpo. L'accaduto, a ogni modo, viene comunicato telefonicamente all'ambasciata francese. L'autista, un dipendente dell'ambasciata, sopravvive riportando gravi ferite. Se i freni erano manomessi, non è possibile stabilirlo. Non è tuttavia da escludere.

Coraggiose, incoscienti, audaci, altruiste, folli? Madeleine Pauliac e lo Squadrone blu sono state tutte queste cose assieme, sostiene Philippe Maynial. Con la regista Emmanuelle Nobécourt, ha prodotto il documentario Les filles de l’escadron bleu: un modo, per lui, di adempiere le ultime volontà di sua zia, che in uno dei suoi rapporti scrisse: "Il mondo deve sapere di tutto questo".

Tradotto da Stefano Porreca per PeaceLink. Il testo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali citando la fonte (PeaceLink) e l'autore della traduzione.
N.d.T.: Titolo originale: Mit Charme, ein paar Brocken Russisch und die Lucky Strikes

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