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Codice militare di guerra

Elettra Deiana (PRC) ci spiega il nuovo assalto alla Costituzione con la riscrittura dei codici militari
18 gennaio 2005 - Emanuele Profumi
Fonte: Aprile.OnLine.Info - 15 gennaio 2005

D. Onorevole Deiana, lei fa parte del Forum dei Deputati Pacifisti, ci può spiegare cosa sta succedendo?

R. Il governo, tenendo fede ad un impegno che aveva preso sin dai tempi della cosiddetta “missione di pace” in Afghanistan, cioè la partecipazione all’operazione di guerra Enduring Freedom, sta revisionando il codice sia di pace che di guerra, ovvero i codici penali militari. Per questo è in atto una nuova codificazione dei due codici. E’ un’operazione di grandissima portata e di grave e negativo impatto. Il provvedimento prevede infatti la possibilità di un intervento massiccio, sia sul piano dell’ordinamento giuridico, cioè quello delle competenze della magistratura militare, che su quello della definizione costituzionale della guerra. Quest’ultimo è particolarmente rilevante. Infatti in questo provvedimento si va definendo un tempo di guerra ed uno stato di guerra che rompe l’unità prevista dalla nostra costituzione, in cui il tempo di guerra è la conseguenza diretta dello stato di guerra che, a sua volta, è la conseguenza di una dichiarazione e di una presa d’atto del parlamento che costringe il paese ad aderire alla guerra.

D. Ovvero?

R. L’unico scopo previsto dalla costituzione italiana è quello della difesa del paese, che dichiara guerra attraverso il parlamento, ed apre lo scenario e il tempo della guerra. Nel provvedimento del governo invece il tempo di guerra è una dimensione che sfugge totalmente allo stato di guerra deciso dal parlamento. Così noi siamo a tutti gli effetti in un tempo di guerra permanente ed infinito che richiede l’uso della forza militare da parte dello Stato a prescindere dalla dichiarazione dello stato di guerra.

D. Questa revisione potrebbe creare problemi alle Ong coinvolte negli stessi territori in cui si effettui una missione volontaria di guerra (o “di pace”)?

R. Si, esattamente. Non dal punto di vista della definizione in termini costituzionali, ma dal punto di vista dell’intervento che il governo intende fare sul piano dell’ordinamento. E questo perché si assume il codice penale militare di guerra in tutti i contesti, coinvolgendo nel tempo di guerra la stampa, le Ong, il personale civile. C’è un ampliamento enorme dei reati militari e della potestà di intervento della magistratura militare e della militarizzazione estrema di tutta quanta la materia giuridica. Siamo di fronte ad un operazione che definisco simile al Patriot Act statunitense (avvenuto all’indomani dell’11 Settembre 2001, giustificato formalmente come strumento anti terrorismo, ndr). Ovvero la costituzione di un assetto giuridico che predispone nel nostro paese l’accettazione del primato della guerra come elemento che ordina le relazioni internazionali e che guida le priorità del diritto interno allo Stato.

D. E’ un po’ come proseguire la guerra infinita…

R. Si. E’ la realizzazione nel nostro paese dell’adeguamento a questa guerra.

D. Quali saranno i danni alla stampa e al diritto di informazione ?

R. L’obbiettivo del provvedimendo è quello di inibire la libertà di stampa, anche là dove vi siano operazioni militari in situazioni di guerra non finalizzate alla difesa del territorio nazionale del nostro paese. Ma che sono finalizzate a tutte quelle operazioni relative alla nuova guerra a cui stiamo assistendo. Per esempio l’applicazione degli articoli del codice penale di guerra prevedono reati pesantissimi per chi diffonde notizie relative ai combattimenti e alle tattiche militari. Insomma è chiaro che se siamo in uno stato di guerra ci saranno dei meccanismi di restrizione delle libertà.

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