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Forum sociale mondiale 2005

Manifesto di Porto Alegre - Dodici proposte per un altro mondo

Un gruppo di 19 intellettuali di tutto il mondo, alcuni dei quali membri del Consiglio internazionale del Forum, hanno tenuto una affollatissima conferenza stampa a Porto Alegre, il 29 gennaio, nella quale hanno annunciato di avere insieme redatto un manifesto con le dodici proposte essenziali del Forum.
30 gennaio 2005 - Nicola Vallinoto

Aminata Traoré, Adolfo Pérez Esquivel, Eduardo Galeano, José Saramago, Francois Houtart, Boaventura de Sousa Santos, Armand Mattelart, Roberto Savio, Riccardo Petrella, Ignacio Ramonet, Bernard Cassen, Samir Amin, Atilio Boron, Samuel Ruiz Garcia, Tariq Ali, Frei Betto, Emir Sader, Walden Bello, Immanuel Wallerstein.

Forum sociale mondiale 2005 Ecco i primi firmatari del Manifesto di Porto Alegre. Essi hanno ribadito che l'iniziativa è a titolo personale, non impegna il Forum sociale mondiale né è direttamente collegabile con il Consiglio internazionale del Forum di cui molti dei firmatari fanno parte.

Il Manifesto di Porto Alegre è suddiviso in tre parti e dodici tesi. Eccolo nella sua versione integrale:

Manifesto di Porto Alegre

Dopo il primo Forum sociale mondiale tenutosi a Porto Alegre nel 2001, il fenomeno dei Forum sociali si è esteso a tutti i continenti, fino a toccare i livelil nazionali e locali. Ha fatto emergere uno spazio pubblico planetario della cittadinanza e delle lotte.

Ha permesso di elaborare proposte di politiche alternative alla tirannia della globalizzazione neoliberista promossa dai mercati finanziari e dalle multinazionali, delle quali il potere imperiale degli Stati uniti costituisce il braccio armato. Per questa diversitá e per la solidarietá tra gli attori e i movimenti sociali che lo compongono, il movimento altermondialista è ormai una forza che ha peso a livello mondiale.

Nella ricchezza infinita di proposte espresse nei Forum, ce ne sono un gran numero che sembrano raccogliere un larghissimo consenso tra i movimenti sociali. Tra queste, i firmatari del Manifesto di Porto Alegre, che parlano a titolo strettamente personale e non pretendono in alcun modo di parlare a nome del Forum, ne hanno identificate dodici che sono al tempo stesso il senso e il progetto per la costruzione di un altro mondo possibile. Se fossero applicate, permetterebbero ai cittadini di cominciare a riappropriarsi tutti assieme del loro futuro.

Questa soglia minima è sottoposta all'approvazione degli attori dei movimenti sociali di tutti i paesi. A loro spetterá, a tutti i livelli, - mondiale, continentale, nazionale e locale - di condurre la battaglia necessaria perché divengano realtá. Non ci facciamo nessuna illusione sulla volontá reale dei governi e delle istituzioni internazionali di mettere in opera spontaneamente queste proposte, anche quando, per opportunismo, si appropriano del loro vocabolario.

A. Un altro mondo possibile deve rispettare il diritto alla vita per tutti gli esseri umani con nuove regole in economia.

Bisogna dunque:

1. Annullare il debito pubblico del paesi del Sud, che è giá stato pagato molte volte e che costituisce, per gli stati creditori, i centri della finanza le istituzioni finanziarie internazionali, il mezzo privilegiato per mettere la maggior parte dell'umanita' sotto la loro tutela e mantenerla nella miseria.

2. Mettere in opera tasse internazionali sulle transazioni finanziarie (in particolare la Tassa Tobin sulal speculazione sulle monete), sugli investimenti diretti all'estero, sui profitti consolidati della transnazionali, sulle vendite di armi e sulle attivita' a forte emissione di gas serra.

3. Smantellare progressivamente tutte le forme di paradiso fiscale, giudiziario e bancario, che sono allo stesso tempo dei rifugi della criminalita' organizzata, della corruzione, dei traffici di ogni genere, della frode e dell'evasione fiscale, delle operazioni criminalid elle grandi imprese, o dei governi.

4. Fare del diritto di ogni abitante del pianeta a un lavoro, alla protezione sociale e alla pensione, e nel rispetto dell'eguaglianza tra uomini e donne, un imperativo delle politiche pubbliche, nazionali e internazionali.

5. Promuovere tutte le forme di commercio equo rifiutando le regole del libero scambio della Wto e mettendo in campo meccanismi che permettano, nel processo di produzione dei beni e servizi, di andare progressivamente all'allineamento verso l'altro delle norme sociali (come sono state cosegnate nelle convenzioni dell'Oit) e ambientali. Escludere del tutto l'educazione, la salute, i servizi sociali e la cultura dal campo di applicazione dell'Accordo generale sul commercio dei servizi (Gats) della Wto. La convenzione sulla diversitá culturale attualmente in discussione all'Unesco deve fare esplicitamente prevalere il diritto alla cultura e alle politiche pubbliche di sostegno alla cultura sul diritto del commercio.

6. Garantire il diritto alla sovranità e alla sicurezza alimentare di ciascun paese o raggruppamento di paesi attraverso la promozione della cultura contadina. Tutto questo comporta la soppressione totale delle sovvenzioni all'esportazione di prodotti agricoli in primo luogo da parte di Usa e Ue e la possibilità di tassare le importazioni al fine di impedire pratiche di dumping. Allo stesso modo ciascun paese o raggruppamento di paesi deve poter decidere l'interdizione della produzione e dell'importazione di organismi geneticamente modificati destinati all'alimentazione.

7. Proibire ogni forma di brevettabilitá delle conoscenze e del vivente (umano, animale e vegetale) cosí come ogni forma di privatizzazione dei beni comuni dell'umanitá, l'acqua in particolare.

B. Un altro mondo possibile deve incoraggiare il "vivere insieme" nella pace e nella giustizia a scala dell'umanitá.
Occorre dunque:

8. Lottare, in primo luogo nelle diverse politiche pubbliche, contro tutte le forme di discriminazione, di sessismo, di xenofobia, di razzismo e di antisemitismo. Riconoscere pienamente i diritti politici, culturali ed economici (compreso il controllo delle loro risorse naturali) dei popoli indigeni.

9. Prendere misure urgenti per mettere fine al saccheggio dell'ambiente e alla minaccia dei cambiamenti climatici aggravati dall'effetto serra e risultanti in primo luogo dalla moltiplicazione dei trasporti e dallo sfruttamento delle energie non rinnovabili. Cominciare a mettere in opera un altro modo dello sviluppo fondato sulla sobrietá energetica e sul controllo democratico delle risorse naturali, in particolare l'acqua potabile, a scala planetaria.

10. Esigere lo smantellamento delle basi militari dei paesi che ne dispongono fuori dalle loro frontiere, e il ritiro di tutte le truppe straniere, salvo mandato espresso dell'Onu.

C. Un altro mondo possibile deve promuovere la democrazia dal locale al globale.

Bisogna dunque:

11. Garantire per legge il diritto all'informazione e il diritto di informare: mettendo fine alla concentrazione dei media in gruppi di grande dimensione; garantire l'autonomia dei giornalisti nei loro rapporti con gli editori; e favorendo la stampa senza fine di lucro, soprattutto i media alternativi e comunitari. Il rispetto di questi diritti implica la messa in campo di contro-poteri cittadini, in particolare nelal forma di Osservatori nazionali e internazionali dei media.

12. Riformare e democratizzare profondamente le organizzazioni internazionali, tra cui l'Onu, e far prevalere i diritti umani, economici, sociali e culturali contenuti nella dichiarazione universale dei diritti dell'uomo. Questa prioritá implica l'incorporazione della Banca mondiale, del Fondo Monetario Internazionale e della Wto nel sistema e nei meccanismi di decisione delle Nazioni Unite. In caso di persistenza di violazione della legalitá internazionale da parte degli Stati uniti, bisognerá trasferire la sede delle Nazioni Unite da New York in un altro paese preferibilmente del Sud.

Aminata Traoré, Adolfo Pérez Esquivel, Eduardo Galeano, José Saramago, Francois Houtart, Boaventura de Sousa Santos, Armand Mattelart, Roberto Savio, Riccardo Petrella, Ignacio Ramonet, Bernard Cassen, Samir Amin, Atilio Boron, Samuel Ruiz Garcia, Tariq Ali, Frei Betto, Emir Sader, Walden Bello, Immanuel Wallerstein.

Note:

Forum sociale mondiale:
http://www.forumsocialmundial.org.br

- Il manifesto di Porto Alegre: come e perchè
http://italy.peacelink.org/europace/articles/art_9410.html

- FSM: LA STORIA DEL MANIFESTO DEL GRUPPO G 19
Il documento presentato dai 19 intellettuali continua a suscitare qualche polemica. La sua storia pero´ non nasce a Porto Alegre. Ce la racconta Jose Luis Del Rojo, Forum delle Alternative

Ascolta Del Rojo su amisnet --> http://www.amisnet.org/audio/deroyo.mp3

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