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Forum: Lettere

28 marzo 2006

SCAMBIATEVI UN SEGNO DI PACS

Autore: Alessia Mendozzi

Uno dei temi che più sta incendiando la già bruciata campagna elettorale, riguarda sicuramente i Pacs. Sull’argomento se ne sono sentite di tutti i colori. In molti si sono sentiti autorizzati ad andarci giù pesante. Le facce indignate e disgustate dei politici sul tema “matrimonio tra omosessuali” mi hanno fatta veramente imbestialire. Non ho mai visto le stesse espressioni indignate e disgustate quando si parla di guerra. Lì basta metterci vicino una di quelle definizioni tipo “umanitaria”, “preventiva”, “di libertà e democrazia”, per lavarsi la coscienza e dire che è giusto che ci sia. La guerra. Ma sui matrimoni gay non se ne parla. Vogliamo scherzare? C’è in ballo la tradizione, la cultura millenaria, il retaggio. Ci sono in ballo i valori. E qui la mia domanda è: ma chi ve li tocca i valori? Quando ero piccolina (e andavo ancora a messa) ricordo che il prete ad un certo punto pronunciava una frase bellissima “scambiatevi un segno di pace”. Non specificava “scambiatevi un segno di pace tra eterosessuali e fate la guerra agli omosessuali”. Peccato che, nella pratica, avvenga proprio questo. E di nuovo quelle facce schifate, di nuovo gli insulti gratuiti, di nuovo quelle battute volgari da quattro soldi, di nuovo la mancanza di rispetto verso tutto il mondo gay. Se questa è la vera democrazia di cui ci vantiamo, io francamente comincio a pormi diversi quesiti. E li rivolgo soprattutto a tutti coloro che sventolano la bandiera della tradizione come il pilastro fondante della nostra società. Perché due persone omosessuali che decidono di condividere le proprie vite, non possono essere legalmente riconosciuti? Perché il partner gay non può avere gli stessi diritti del partner etero? Perché nel 2006 c’è ancora gente che si permette di definire l’omosessualità una malattia? E state pur certi che scatena più scandalo un gay pride che una manifestazione di qualche gruppo violento. Perché è molto più semplice chiudere un occhio di fronte all’ignoranza della guerra, che allargare la propria prospettiva verso l’altrui diversità.

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