Cultura

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    Scheda 9 – Cristianesimo antico, non collaborazione e obiezione di coscienza

    I primi cristiani e la pace

    Sintesi dal libro Schede per una storia della pace e dei diritti umani, Alessandro e Daniele Marescotti, 2005
    14 giugno 2026 - Redazione PeaceLink
  • Taranto Sociale
    Non si tratta soltanto di ricordare ma di capire la direzione verso cui stiamo andando

    Bakari Sako e la sconfitta di una comunità, quando l'odio diventa normalità

    L'iniziativa "Credo negli esseri umani (che hanno il coraggio di essere UMANI)", promossa da ARCI Statte, ANPI Statte e APS Gambe di Mazinga il prossimo 15 giugno a Statte, assume un significato che va oltre il semplice dibattito pubblico. Si tratta di comprendere cosa la sua morte dice di noi.
    14 giugno 2026 - Giovanni Pugliese
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    Scheda 0 – I file del libro nei diversi formati

    La storia della pace e della nonviolenza

    Da questa pagina web si può scaricare il libro in vari formati: Odt, Markdown, Rtf, Pdf, Epub e Word. Il testo è di oltre trecento pagine. Per renderlo più agevole da consultare, è stato scomposto in schede sintetiche con approfondimenti e aggiornamenti storiografici pubblicati in altre pagine web.
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    Las imágenes de la manifestación

    Miles en Bruselas contra el rearme europeo: “Bienestar, no guerra”

    La manifestación – que culminó en el área de las instituciones de la UE – pidió destinar a lo social los 800 mil millones de euros previstos en el plan de rearme. Más de ochocientas organizaciones movilizadas. Por la noche, asamblea en la Biblioteca Real para definir las próximas iniciativas.
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    Les images de la manifestation

    Des milliers à Bruxelles contre le réarmement européen: « Bien-être, pas guerre »

    La manifestation – culminant dans la zone des institutions de l'UE – a demandé de consacrer les 800 milliards d'euros prévus par le plan de réarmement au social. Plus de huit cents organisations mobilisées. En soirée, assemblée à la Bibliothèque Royale pour définir les prochaines initiatives.
    14 giugno 2026 - Redazione PeaceLink

Forum: Libri

17 ottobre 2003

La terra più amata Voci della letteratura palestinese a cura di W.Dahamash T.Di Francesco P.Blasone

Leggendo questo libro, sin dalle prime pagine, si imapra a guardare il mondo con occhi palestinesi e si apprende che: i ricchi hanno Dio e la polizia, i poveri hanno le stelle e i poeti...
Autore: Elisabetta Caravati

In questa antologia della letteratura palestinese vi sono poesie, brani di romanzi e racconti brevi. Gli autori sono palestinesi costretti all'esilio; palestinesi che vivono e resistono sotto l'occupazione militare nei territori occupati da Israele nel 1967; palestinesi che vivono come stranieri nel proprio paese dopo che, nel 1948, il popolo ebraico si è impossessato della loro terra; e palestinesi che, già negli anni 30, durante l'occupazione inglese, si sentivano in pericolo. Fin dalle prime pagine di questo libro si incomincia a guardare il mondo con occhi palestinesi; si avverte immediatamente la drammaticità di un popolo costretto a vivere senza terra, cacciato dalla propria terra; e si viene a conoscenza, attraverso le parole di Mu'in Bsisu di un'atroce verità: «I ricchi hanno Dio e la polizia. I poveri hanno le stelle e i poeti». Ma, per i poveri palestinesi, nemmeno le stelle sono le stesse guardate da un altro luogo; infatti Mahmud Darwish implora: «...sono invecchiato rendimi le stelle dell'infanzia / fammi tornare / come tornano gli uccelli ...». I poeti cantano l'amore, l'esilio, la lotta, la resistenza. Chiedono il diritto all'esistenza; la necessità di una terra per poter appartenere ad essa; per poter esistere. Ibrahim Tuqan nel 1935 chiedeva ai potenti: «...Basta a voi che la terra si svuoti di noi, o per noi preferite la morte?» C'è chi sa, come Rashid Husayn, che non si può odiare un popolo la cui carne fu cenere sotto mano iniqua; e non vuole che un bambino a dieci anni diventi un eroe e sembra non volere quello che vuole il suo popolo, ma «...dopo il rogo del paese mio / e dei compagni miei / e della giovinezza / come può il mio canto non farsi fucile?» Nemmeno ai morti è concesso di riposare in pace. In "quel villaggio quel mattino" un morto viene svegliato dal rumore di una ruspa che spiana il terreno del cimitero distruggendo lungo il percorso le modeste pietre tombali e le ossa dei morti. Ma, i palestinesi morti, come quelli vivi, sono tutti terroristi, dunque per loro non resta che la prigionia o l'esilio; o la fuga nelle acque di un fiume... Raymonda Hawa Tawil era una bambina nel 1953; un giorno una sua compagna di classe ebrea la invita a casa sua. Avvicinandosi alla casa la bambina palestinese capisce subito dove sta andando; infatti la sua amica ebrea occupa la casa di sua zia e dei suoi cugini che sono dovuti scappare in Libano. Quando entra tutto è rimasto com'era, vi sono gli stessi quadri attaccati alle pareti, vi è il piano che la zia suonava sempre e persino una bambola con cui lei giocava un tempo. Improvvisamente però Raymonda si rende conto che quella casa, che lei conosce bene, non riconosce lei. Non è più la stessa casa, infatti è occupata da estranei. Lei, comunque, non prova risentimento nei confronti di chi occupa la casa di una zia e di cugini che non vedrà mai più, perché mai più torneranno dal Libano. Le due bambine credono entrambe che un giorno Ebrei ed Arabi vivranno insieme. Non sono solo quelle due bambine a sperare. In tutta "La terra più amata" si respira una spinta alla vita, una necessità di futuro e la certezza che questa tragica situazione deve essere per forza provvisoria. Infatti Tawfiq Zayyad ci assicura che: «sulle macerie e sotto le macerie, / sulle soglie divelte delle case / e sopra i pali della luce, / e sui rami degli alberi infocati, / e nei vicoli arati dei campi, è veloce il passaggio delle cose.» Anche noi, continuiamo ad augurarci che questa occupazione cesserà ed a sperare ed a chiedere per quei due popoli, due stati. elisabetta caravati

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