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Forum: Libri

23 ottobre 2003

L'ORDA quando gli albanesi eravamo noi di Gian Antonio Stella

Questo libro ripercorre la storia della nostra emigrazione; ricorda soprattutto ciò che la memoria collettiva ha in qualche modo rimosso. Ricorda, il passato remoto: quando agli italiani in Louisiana non era permesso di mandare i propri figli alle scuole dei bianchi; ma anche il passato prossimo quando cioè, le prime navi cariche di profughi albanesi arrivarono a Brindisi e nella vicina Svizzera i nostri figli erano ancora tenuti nascosti...
Autore: Elisabetta Caravati

Come gli albanesi, anche noi italiani, abbiamo lasciato la nostra patria per cercare fortuna (o meglio, lavoro) altrove. In 27 milioni di italiani se ne andarono dal 1876 al 1976. Tanti fecero davvero fortuna e divennero famosi e ricchi; altri no! Questi altri sono stati rimossi dalla memoria collettiva. Questi altri è come se mai fossero esistiti. Di tutta la storia della nostra emigrazione, dunque, abbiamo conservato solo qualche pezzo. I pezzi migliori; i pezzi che ci permettono oggi di dire che noi eravamo diversi dagli albanesi. Eravamo più amati; eravamo migliori! Eppure eravamo considerati (là, dove emigravamo) la "feccia" del pianeta. Non potevamo mandare i figli alle scuole dei bianchi in Louisiana, perché venivamo considerati "non visibilmente negri". Era il 1922 gli squadristi di Benito Mussolini prendevano il potere a Roma e, tre lustri di anni dopo avrebbero teorizzato la superiorità della popolazione italiana perché di origine ariana. Al di là dell'Atlantico, si andava confermando la teoria che nelle vene italiane ci fosse una "goccia di sangue nero", poichè l'Italia era stata colonizzata in tempi antichissimi da una popolazione africana, forse abissina. Alcuni italiani settentrionali cercarono di spiegare che in Italia vi erano due mondi: due razze. La frontiera fra i due mondi venne stabilita nel 45esimo parallelo nord che si trova esattamente a metà fra il polo Nord e l'Equatore e solca tutta la Pianura Padana. Ma il razzismo colpì indistintamente tutti gli italiani che, privati della loro identità bianca, furono i più maltrattati (dopo i neri) di tutti gli emigrati. In Australia non andò meglio! Nemmeno lì eravamo considerati bianchi, ma "pelli-oliva" ed era proibito alle donne australiane di sposare gli immigrati italiani (per la maggior parte lombardi, piemontesi, veneti e friulani) perché il sangue italiano avrebbe sporcato e imbrattato il loro sangue australiano. E in Europa? Come andò in Europa? A Basilea ci era interdetta la sala d'aspetto di terza classe. E il quotidiano francese "Le Jour" nel commentare, il 21 agosto 1893, il massacro dei nostri immigrati compiuto quattro giorni prima da una folle inferocita di operai francesi, afferma: "L'italiano non nutre nessuno e mangia da tutti". E dunque quando gli albanesi eravamo noi nessuno ci amava, nessuno ci considerava "brava gente"... Quando gli albanesi eravamo noi, come loro, viaggiavamo su navi che naufragavano; come loro abitavamo tuguri in condizioni igieniche rivoltanti. Quando gli albanesi eravamo noi, come loro, vendevamo le nostre donne e i nostri bambini; sfruttavamo i nostri bambini e "rubavamo" il lavoro alla gente del posto. Quando gli albanesi eravamo noi, come loro (o forse più di loro!) abbiamo esportato criminalità in tutto il mondo. E come loro facevamo troppi figli, eravamo (più di loro) quasi tutti analfabeti e, alcuni di noi (come alcuni di loro) seminavano il terrore. Quando le prime navi cariche di profughi albanesi arrivarono a Brindisi, nella vicina Svizzera i nostri figli erano ancora tenuti nascosti e frequentavano scuole clandestine, perché ai papà non era consentito portarsi la famiglia; eravamo dunque anche noi, ancora "albanesi"! elisabetta caravati

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