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    4 ottobre 2026 - Redazione PeaceLink
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    Un contrattacco ucraino ha evitato l'accerchiamento di alcune importanti roccaforti

    Che cosa è l'Operazione Vivaldi nel Donbass

    L'operazione è stata condotta da militari collegati alla leadership della unità Azov. Pur avendo eliminato il saliente russo a nord di Lyman, l'azione non ha fermato l'avanzata di Mosca su tutto il resto del fronte. Il limite più grande è infatti la natura localizzata dell'operazione ucraina.
    4 ottobre 2026 - Redazione PeaceLink
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    Modello di lettera da stampare e consegnare in Prefettura per un incontro

    Lettera ai prefetti nell'ambito della campagna Stop Steadfast Noon

    Viene richiesto se esistono piani di emergenza provinciali e comunali, specificamente predisposti per scenari di guerra nucleare, e se è prevista un’informazione preventiva per la popolazione.
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    La situazione si aggrava di ora in ora. Nell'unità militare, Vedmediev - che è di fede quacchera - sta subendo pressioni affinché cambi religione e riconosca lo status di soldato che gli è stato imposto illegalmente. E' presso il 242° Centro di Addestramento, Unità Militare A3321.
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    Per il Brasile e per l’America latina

    La sfida è tra il progetto democratico di Lula e quello apertamente autoritario, incarnato da Flávio Bolsonaro. Il probabile ballottaggio si terrà il prossimo 25 ottobre. In gioco c'è il futuro dell'intero continente
    2 ottobre 2026 - David Lifodi

Forum: Libri

13 dicembre 2003

PRIMA PERSONE - le nostre ragioni contro questa globalizzazione - di Vittorio Agnoletto

...prima di essere consumatori siamo persone. Prima di essere italiani o africani siamo persone. Prima di professarci cristiani o buddisti siamo persone. Una globalizzazione che cancella la nostra dignita' di persone in nome dell'ideologia di mercato, va combattuta...
Autore: Elisabetta Caravati

La bella copertina del nuovo libro di Agnoletto suppongo voglia significare che, prima di essere persone, eravamo uova! Poi persone! Prima di ogni altra cosa persone, dunque... Agnoletto cerca di fare in modo che sofferenze e reazioni, emozioni ed autocontrollo, razionalità e sentimenti, camminino per una volta almeno insieme senza scontrarsi; senza che ruoli e contesti impediscano al suo (di Agnoletto) cuore di aprirsi a noi (lettori; lettori che ci sentiamo parte integrante di questo movimento; ma forse soprattutto lettori che leggeranno cercando di capire idee, contenuti e proposte, pur sapendo di non poterli condividere). Così Vittorio ci narra speranze e sogni, progetti e realtà... Prima persone dunque, prima di essere bianchi o neri, cristiani o buddisti; prima di essere consumatori, siamo persone. Persone che non possono accettare una globalizzazione che cancella la nostra dignità in nome dell'ideologia del mercato. Questo movimento viene spesso chiamato "no-global"; ma Agnoletto spiega, un'altra volta ancora, che non è corretto chiamarlo così. Questo è, infatti, il primo esempio di movimento (formato a sua volta da tanti movimenti e perciò propriamente detto "movimento dei movimenti") veramente globale che sia comparso su questo pianeta, grazie anche alle nuove tecnologie. Questo movimento che, si è affermato come soggetto protagonista dell'agire collettivo sociale e politico planetare, affonda le sue radici anche là, nel Chiapas, dove gli zapatisti hanno avuto la forza ed il coraggio di ribellarsi alla loro sentenza di morte; hanno lottato, e lottano, per l'affermazione dei diritti della loro piccola comunità indigena; e sono riusciti a parlare con un linguaggio globale, hanno individuato simboli universali ed hanno parlato ai media del mondo con la voce di tutta una collettività. In questo mondo globalizzato dove gli eventi corrono il rischio di essere confinati esclusivamente nel virtuale; gli zapatisti hanno avuto la capacità di trasformare la lotta per i propri diritti, nella lotta dell'orgoglio e dell'identità del genere umano. Non è quindi un caso che nell'immaginario collettivo di tutto il movimento, il Chiapas continui ad essere uno dei principali punti di riferimento. Questo movimento è dunque a favore della globalizzazione; della globalizzazione dei diritti prima di ogni altra cosa... Agnoletto prosegue il suo libro passando da Genova (e come avrebbe potuto non tornare lì?); toccando temi quali il libero accesso ai farmaci anti AIDS; la cancellazione del debito; la lotta contro gli organismi geneticamente modificati; la guerra senza se e senza ma. Poi, torna, nell'epilogo, a quella piazza alla quale una mano sconosciuta ha cambiato nome; e, ricorda che, ogni volta che qualcuno tenta di far riaffiorare su quell'insegna l'iscrizione originale, un'altra mano sconosciuta cancella nuovamente la scritta e con un pennarello riscrive: "Piazza Carlo Giuliani, ragazzo"... Il libro finisce con un sogno che incomincia forse ad avverarsi. Martin Luther King sognava un luogo in cui le bambine e i bambini neri e bianchi potessero tenersi per mano e giocare insieme; un luogo in cui si potesse lavorare insieme, pregare insieme, lottare insieme, andare in prigione insieme per difendere insieme la libertà; un luogo in cui poter essere liberi. Martin Luther King sognava di riuscire, un giorno, (tutti insieme) a estrarre dalla montagna della disperazione una pietra di speranza. Forse, conclude Vittorio, con questo movimento abbiamo incominciato a estrarre, dalla montagna della disperazione, la pietra della speranza... Io (come già altre volte ho fatto) vorrei, (come forse molte altre persone vorrebbero), ringraziare Agnoletto (e altri come lui) per aver messo (e mettere) ogni giorno, il proprio sapere e il proprio tempo a disposizione di tutti... elisabetta caravati

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