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epifania
Mille e mille persone in ogni dove e in ogni quando, in solitudine o in compagnia, seguono un cammino tracciato da una Luce, predisposto dalla Vita. Portano doni da restituire: gioie e dolori, ingiustizie e povertà. Ricchezza e potere. Salute e malattia. Carichi del loro fardello che alcuni vorrebbero condividere perchè pesante, altri no perchè prezioso, vanno verso la fine della vita, l’unico punto in cui per un istante e poi per l’eternità, ci sarà uguaglianza per tutti. Hanno vestiti di stracci o manti di ermellino. Hanno in pugno il destino di un uomo o di una nazione. Molte volte hanno solo la propria vita, da difendere da se stessi. È in quel momento che ci sarà l’epifania. È in quel momento che ognuno, per un istante, riconoscerà se stesso nella divinità del suo fratello. È in quel momento che cadranno le bandiere e gli inni. I simboli e gli slogan. Quando tutti, come Re Magi, riconosceremo un Padre e una Madre comuni. Quando nudi senza sapere di esserlo e con il nostro invisibile Sapere in mano, Muti sapremo parlare di Nulla; Sordi sapremo ascoltare il Silenzio; Sapremo percepire l’odore dell’altro non come puzza; La nostra mano riconoscerà come propria pelle un’altra; E i nostri occhi non avranno bisogno di vedere per distinguere i colori. Forse allora saremo in pace. Fino a quel momento, la lunga processione di questo grande presepe che è la Vita continua il suo cammino. Intralcia il nostro, riempiendo di dolore e di vergogna i nostri sensi, quando qualcuno ci passa vicino sofferente. Intralcia il nostro, riempiendo d’invidia e di voglia d’apparire il nostro cuore, quando qualcuno ci passa vicino con il suo tesoro. Un sorriso. E ciò che possiamo faredare, al primo. Un sorriso. E ciò che possiamo faredare, anche al secondo. Senza ascoltare l’amarezza. Senza giudicare. E insieme continuare a camminare... verso quella Luce.
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