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La democrazia
E' un bacio senza amore che non sai più se hai dato, se è stato un sogno o hai scorso da dietro al tuo passato. E' alzare gli occhi a Dio, guardarlo dritto in faccia e chiedergli un piacere sperando lui lo faccia. Si volti appena un poco, la prego non mi osservi, mi creda è solo un gioco, si volti, non mi guardi. Mi basterà un istante, mi basta mi concentri che in testa a quella gente io sgancerò diamanti. Coperti in abbondanza non sarà più ciarpame quel popolo insolente e non avran più fame. Saranno tutti morti, ma dico, non è un dramma se in fondo qualche bimbo non avrà più la mamma, se il mondo finalmente potrà tirare dritto mirare ai propri affari mirare al suo profitto. E' una barca in riva al male, un nodo di parole, la rotta obbligatoria, che salpa quando chiama l'altare della patria, e l'altare della noia: “Faremo di un deserto un prato per la storia” Ci proveranno a dire, a urlare nel cervello, ma a forza di salpare, è proprio sul più bello che s'incaglierà la prora, di colpo sopra al cuore che smetterà di andare, di uomo, di un fratello. Ci stordirà il buon sole e piangerà la luna ed uno appresso all'altro paura avremo allora. Paura di morire di aver barato tutti nel mezzo del cammino morire farabutti. E' il volto di un donna, spacciato dentro al sole, è cogliere in quell'attimo il pianto di un amore. E' piangere la notte quando l'ombra sembra vera, pregare a squarcia gola fin quando ci consola. E' credere che solo un mondo è destinato a vivere il presente scordando il suo passato. E' chiacchierare insieme e dire, quella volta avevi anche ragione, sarà ma cosa importa, se il mondo è uno solo ma gli uomini milioni ed il potere è sempre un vizio da coglioni, che vivono da soli su un'isola deserta al centro del cervello materia grigia e stanca. Briganti incatenati al carro della storia che gira ed ogni tanto ha vuoti di memoria. Poi qualche derelitto se n'esce con qualcosa "Rivoluzione!" a cena da sbronzi è favolosa. Ma poi quando è mattino s'ammala di astrazione di ordini e certezze si prodiga in sermoni: richiama i testi antichi il giusto, il bello, il vero e cita quelli sacri il comunismo e il clero. Studiate allora bimbi cercate di capire perché dei vostri padri non c'è di che aspettare. Han fatto la malora per darvi tutto quanto ma quello che importava lo han gettato al vento. Lo han fatto per amore di questo son sicuro, ma hanno perso tempo girando intorno al muro. Cresceva dentro loro quel muro di parole fino a parargli gli occhi il cielo, il sangue e il sole: bambini come voi che sognan di cantare che imparano a sparare, a chi gli fa dei torti a chi s'è preoccupato di fare quel che deve a chi non sa o non vede il pianto del passato. In nome della pace abbiamo fucilato, in nome della nostra abbiamo saccheggiato, con armi e coi bottoni li abbiamo fatti fuori lasciando in mezzo al mondo un buco di rancori. E' forse la più grande risorsa che noi abbiamo, ma non credete a quanti vi dicon che dobbiamo portarla come un dono a chi non l'ha mai avuta e poi la scaglia addosso a chi l'ha criticata. Un dono è un sacrificio, è dare senza avere, il nostro invece adesso ti prende e non concede. Ti prende al collo al petto e ti trascina piano lontano e nell'aspetto ti illude d'esser uomo. Perché sia andato storto lo sa solo il Signore che dopo il primo morto ha preso a bestemmiare, ha pianto ed ha implorato, ha chiesto di fermarsi ma l'uomo non ha udito e invece è andato innanzi. Fu così che il Signore, col volto scuro e triste un angelo sorprese far cose qui mai viste. Facendo per gridare "Tu quoque sulla Terra ti metti a scaricare petardi per la guerra!" Ma subito ha capito, sarà stato l'odore, che invece delle bombe spingeva per sganciare, sganciare ciò che in corpo covava da millenni, la rabbia e il solo modo di esprimer senza danni il suo pensiero in toto il suo pensiero al mondo che non era più gioco ma un calcolo tremendo. Fu allora che il Signore si avvicinò e sedette non disse una parola ma insieme all'altro stette per ore a ripensare in quale infausto e ingrato impiego era finito, lo avevan declassato. Non posso dire e come, non posso farne il nome, ma in capo a qualche istante ve n'era in ogni dove. Si sa che un deretano ha sempre funzionato col ricco e col villano ha fatto quel che ha dato, ma quello che un divino anarchico e cristiano connubio in mezzo al cielo può fare in un baleno, non era ancora stato provato da nessuno, nemmeno registrato all'albo del lavoro. Può dire al vento e al mare di spargere l'odore e insieme a quel fetore di seminare fiori. In men che non si dica, il mondo fu liquame fu allora che capimmo l'amore e la fatica di chi mi disse un giorno costretto dalla fame che la speranza nasce soltanto dal letame rinasce lentamente il pane della vita e dai diamanti invece non nasce proprio niente. Copyright (C) 2003 Riccardo Bagnato [www.bagnato.it] La copia letterale e la distribuzione di questo testo nella sua integrità sono permesse con qualsiasi mezzo, a condizione che questa nota sia riprodotta.
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