Scheda cronologica

Eventi che hanno preceduto l'invasione russa dell'Ucraina

Elemento chiave è la risoluzione del febbraio 2015 con cui il Consiglio di Sicurezza dell'ONU approva all'unanimità la Risoluzione 2202, elevando gli Accordi di Minsk II a obbligo giuridico internazionale per fermare il conflitto nel Donbass. Non è stata mai attuata.
7 agosto 2026
Redazione PeaceLink

Questa è una sintetica ricostruzione cronologica che mostra la concatenazione degli eventi politici, militari e giuridici che hanno alimentato il conflitto e hanno preceduto l'invasione russa su larga scala dell'Ucraina.

  • 16 luglio 1990: il Parlamento di Kiev approva la Dichiarazione di Sovranità dello Stato, sancendo l'intenzione dell'Ucraina di rimanere un Paese permanentemente neutrale e fuori dai blocchi militari.

  • Febbraio 2024: il movimento di piazza Maidan a Kiev (noto come Euromaidan) porta al cambio di governo; il momento decisivo avviene tra il 18 e il 20 febbraio 2014 con scontri molto violenti a Kiev e la morte di oltre cento manifestanti, portando alla fuga del presidente Viktor Yanukovych, considerato filorusso; sugli scontri e le cause delle morti vi sono interpretazioni differenti.
  • Febbraio 2015: viene firmato l'accordo Minsk II. Il punto 11 impone all'Ucraina una riforma della propria Costituzione entro la fine del 2015 per concedere uno "status speciale" permanente (forte autonomia politica e linguistica) alle regioni di Donetsk e Luhansk (Donbass).

  • 17 febbraio 2015: il Consiglio di Sicurezza dell'ONU approva all'unanimità la Risoluzione 2202, elevando gli Accordi di Minsk II a obbligo giuridico internazionale. La Risoluzione 2202 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite contiene il pacchetto di misure per l'attuazione degli Accordi di Minsk (Minsk II) sottoscritto il 12 febbraio 2015 per fermare il conflitto nel Donbass, in Ucraina. [1, 2]

  • 7 febbraio 2019: il Parlamento ucraino (sotto la presidenza di Porošenko) approva in via definitiva la riforma che inserisce nella Costituzione l'obiettivo irreversibile di entrare nella NATO e nell'UE (Articoli 85, 102, 116), formalizzando il superamento della neutralità.

  • 20 maggio 2019: Volodymyr Zelensky giura come nuovo Presidente dell'Ucraina. Eredita la Costituzione modificata sulla NATO e un Paese a gravissimo rischio di default finanziario.

  • 1° ottobre 2019: nel tentativo di salvare la pace, Zelensky accetta la "Formula Steinmeier" per attuare Minsk II. Ma a Kiev scoppiano violente proteste di piazza della destra nazionalista (come Svoboda o Settore Destro) sotto lo slogan "Nessuna capitolazione" (Ні капітуляції!) per frenare i piani negoziali del neo-presidente Volodymyr Zelensky. [1, 2] La pressione della piazza mobilitata dalla destra ucraina e il rifiuto dei nazionalisti di arretrare dallle trincee del Donbass - come concordato nella "Formula Steinmeier" - furono ostacoli politici reali. Quel veto sociale e politico bloccò concretamente l'applicazione della formula Steinmeier.

    La "Formula Steinmeier" e le minacce di morte a Zelensky
    La Formula Steinmeier è un piano diplomatico del 2016 per risolvere il conflitto nel Donbass (Ucraina). [1]
    Prevede:
    • Status speciale: concessione di un'autonomia temporanea alle regioni separatiste ucraine durante lo svolgimento di elezioni locali.
    • Voto democratico: monitoraggio elettorale gestito dall'OSCE per garantire la trasparenza.
    • Status permanente: introduzione definitiva dell'autonomia se l'OSCE giudica le elezioni libere e regolari.
    • Sicurezza: ritiro simultaneo delle truppe e controllo dei confini riaffidato all'Ucraina.
    Proposta dall'allora ministro degli Esteri tedesco Frank-Walter Steinmeier, è stata firmata nel 2019, ma è rimasta inattuata. [1]

    Appena eletto, Zelensky cercò di sbloccare gli Accordi di Minsk per porre fine alla guerra nel Donbass. Il piano concordato con Mosca (la "Formula Steinmeier") prevedeva un disimpegno reciproco controllato: l'esercito ucraino e le milizie filorussa avrebbero dovuto arretrare di un chilometro in tre settori chiave (Stanytsia Luhanska, Zolote e Petrivske) per creare zone cuscinetto demilitarizzate, propedeutiche a un vertice di pace a Parigi con Vladimir Putin. [1, 2, 3, 4]

    I partiti nazionalisti e i veterani di guerra (principalmente legati al reggimento Azov e al partito alleato Corpo Nazionale) interpretarono questo arretramento come un tradimento e una cessione di terra ucraina alla Russia. [1, 2]
    Nell'ottobre 2019, le città di Zolote e Petrivske sono state al centro del disimpegno concordato delle forze militari tra l'esercito ucraino e i separatisti filo-russi nel Donbas. Questo arretramento delle truppe, supervisionato dall'OSCE, era la condizione chiave per sbloccare il vertice di pace del "Formato Normandia". L'episodio ha scatenato forti proteste interne in Ucraina e tesi confronti tra il presidente Volodymyr Zelensky e i veterani contrari al ritiro.
    • L'avamposto abusivo: decine di militanti e veterani armati si recarono a Zolote, aggirando i checkpoint della polizia. Presero posizione in città, istituendo un "ultimo checkpoint" abusivo. I nazionalisti dichiararono che, se l'esercito regolare si fosse ritirato, loro avrebbero occupato fisicamente le trincee lasciate vuote per continuare a combattere e impedire l'avanzata russa. [2, 3]
    • La campagna nazionale: contemporaneamente a Kiev e in altre città ucraine scoppiarono enormi manifestazioni di piazza sotto lo slogan della campagna "Nessuna capitolazione!". [1, 2]

    L'episodio di Zolote e Petrivske nell'ottobre 2019 rappresenta uno dei momenti di massima tensione politica interna in Ucraina prima dell'invasione su larga scala del 2022.

    La tensione divenne così alta che il 26 ottobre 2019 Zelensky decise di compiere una visita non annunciata a Zolote per affrontare di persona i militanti barricati. Durante l'incontro, documentato in un video diventato virale, il presidente ebbe un duro scontro verbale con Denys Yantar, un leader locale del Corpo Nazionale ed ex combattente di Azov. [1, 2, 3, 4]

    Quando Yantar cercò di spostare la discussione sulle proteste politiche nazionali, Zelensky rispose duramente: [1]
    "Ascoltami, Denys, sono il presidente di questo Paese. Ho 41 anni. Non sono un perdente. Sono venuto qui per dirti: rimuovete le armi". [1]

    L'epilogo e le conseguenze

    Nei giorni successivi, le forze di polizia ucraine riuscirono a disarmare parzialmente il gruppo di volontari senza spargimenti di sangue, consentendo l'avvio del temporaneo arretramento delle truppe a Zolote e Petrivske.
    Tuttavia, quell'episodio dimostrò la fragilità politica di Zelensky in quel periodo: minacciato apertamente da frange radicali a Kiev (alcuni parlamentari ed esponenti della destra arrivarono a dire pubblicamente che avrebbe "rischiato la vita" se avesse ceduto troppo a Mosca), il presidente dovette rallentare drasticamente l'attuazione degli accordi con la Russia. Il processo di pace si arenò definitivamente nei mesi successivi, fino al collasso totale della diplomazia con l'attacco russo del 2022. [2, 3]

  • Giugno 2020: il FMI approva un prestito vitale da 5 miliardi di dollari per salvare l'Ucraina dalla bancarotta, vincolando il Paese a riforme strutturali severe e al mantenimento dell'asse strategico con l'Occidente. Crolla la via del compromesso con Mosca.

  • 23 giugno 2021: l'incidente della HMS Defender è un passaggio chiave prima dell'invasione russa; infatti il cacciatorpediniere britannico compie uno sconfinamento a meno di 12 miglia dalla costa della Crimea. Per Mosca si tratta di una provocazione militare e di un test radar pre-pianificato per contestare la sovranità russa sulla penisola. Sulla nave militare c'era Jonathan Beale, corrispondente per la difesa della BBC.

  • 12 luglio 2021: Vladimir Putin pubblica il saggio "Sull'unità storica di russi e ucraini", base dottrinale in cui accusa l'Occidente di voler trasformare l'Ucraina in una fortezza militare anti-russa.

  • 23 agosto 2021: viene inaugurata a Kiev la Piattaforma di Crimea; 46 paesi occidentali e organizzazioni internazionali (inclusi USA e NATO) firmano una dichiarazione congiunta d'impegno politico e sanzionatorio per costringere la Russia a restituire la penisola.

  • Settembre - novembre 2021: in risposta all'asse politico Kiev-NATO sulla Crimea, la Russia lancia la massiccia esercitazione Zapad-2021. Al termine delle manovre, la Russia non ritira i mezzi. Satelliti e intelligence occidentali confermano l'ammassamento stabile di oltre 100.000 soldati russi pronti al confine.

  • Novembre 2021: Putin detta le sue "linee rosse" e lamenta "un'attitudine superficiale" a prenderle in considerazione da parte degli Stati Uniti e della Nato.
  • 17 dicembre 2021: Putin avanza la richiesta di rassicurazioni scritte circa il non ingresso dell'Ucraina nella Nato. Mentre sono in corso le esercitazioni militari dei 100.000 soldati, il presidente russo presenta formalmente a USA e NATO la richiesta scritta di "Garanzie di Sicurezza". Esige un trattato giuridicamente vincolante che blocchi per sempre l'ingresso dell'Ucraina nella NATO.

  • 26 gennaio 2022: gli Stati Uniti e la NATO consegnano a Mosca le loro risposte formali scritte. Rifiutano categoricamente le richieste di Putin, riaffermando il principio della "porta aperta" (l'Ucraina è uno Stato sovrano libera di scegliere le proprie alleanze). Putin dichiarerà che le preoccupazioni fondamentali russe sono state ignorate. Alcuni osservatori fanno presente che l'Ucraina non può entrare nella NATO se non vi è l'unanimità dei membri dell'Alleanza e alcuni gruppi pacifisti premono sui governi perché l'Ucraina non entri nella NATO per evitare l'insprimento delle tensioni con la Russia.

  • Il 16 febbraio 2022 la portavoce del ministero degli esteri russo, Marija Zacharova, ridicolizza le previsioni dei media occidentali di un'imminente invasione dell'Ucraina da parte della Russia chiedendo beffardamente il programma delle invasioni russe in modo da poter "pianificare le vacanze".

  • 17 febbraio 2022: l'ultimo scontro diplomatico avviene al Consiglio di Sicurezza dell'ONU. Con le truppe russe salite a 150.000 unità, la Russia convoca il Consiglio di Sicurezza per il settimo anniversario della Risoluzione 2202. Mosca accusa formalmente Kiev di aver violato gli accordi di Minsk non avendo mai inserito l'autonomia del Donbass in Costituzione. Antony Blinken ribatte che Minsk è inattuabile sotto il ricatto delle armi e presenta i dati dell'intelligence americana sull'imminente invasione.

  • 18 febbraio 2022: si verifica la fuga dei civili dal Donbass verso la Russia. Il giorno successivo al fallimento dell'ONU, i leader separatisti del Donbass ordinano l'evacuazione di massa della popolazione civile. Sirene d'allarme suonano nelle città e si formano lunghe colonne di autobus: oltre 61.000 civili (donne e bambini) fuggono dal Donbass verso la Russia (regione di Rostov) in pochi giorni. 

  • 21 febbraio 2022: mostrando in televisione l'arrivo dei profughi a Rostov e preso atto del rifiuto scritto della NATO sulle garanzie richieste, Vladimir Putin firma il decreto di riconoscimento ufficiale delle repubbliche separatiste di Donetsk e Luhansk. Questo atto cancella la validità della Risoluzione 2202 (Minsk II). Le prime truppe russe entrano nel Donbass "per mantenere la pace".

  • 24 febbraio 2022: la Russia lancia l'invasione su vasta scala dell'Ucraina. [1, 2, 3, 4, 5]

 

Fonti 

[1] https://www.repubblica.it

[2] https://www.repubblica.it

[3] https://it.wikipedia.org

[4] https://www.ilfoglio.it

[5] https://www.lastampa.it

 

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