Il prezzo dei "successi militari" di Kiev
Nelle ultime settimane, i media mainstream occidentali hanno celebrato a gran voce una serie di "successi militari" rivendicati dalle forze armate ucraine. Mappe alla mano, think tank e analisti geopolitici descrivono una ritrovata vitalità dell'esercito di Kiev, capace di sferrare contrattacchi mirati e frenare l'avanzata russa sul fronte orientale. Una narrazione di "svolta" che serve a giustificare l'invio continuo di armamenti e a dimostrare la presunta ottima salute delle forze armate ucraina.
Ma qual è il prezzo reale, nascosto dietro la lucida vetrina della propaganda occidentale? Le recenti, drammatiche inchieste giornalistiche internazionali – tra cui quella del quotidiano britannico The Times e della testata ucraina Babel – hanno squarciato il velo di ipocrisia, facendo emergere una verità agghiacciante: i successi bellici del 2026 sono il frutto diretto di una pressione disumana, violenta e sistematica esercitata sui reparti d'assalto ucraini.
Fabbricare vittorie a ogni costo: il caso del 425° Reggimento "Skelya"
L'indagine sul 425° Reggimento d'Assalto Separato ucraino (noto come Skelya) ha portato alla luce un vero e proprio sistema di torture, pestaggi e omicidi interni, perpetrati da ufficiali ucraini contro i propri stessi commilitoni. I soldati sopravvissuti hanno denunciato punizioni sadiche: militari "disobbedienti" legati con le corde a veicoli in movimento e trascinati sul terreno, scorticati vivi. E poi: privazione di cibo, pestaggi a sangue, fino a casi di soldati ucraini torturati per aver mostrato riluttanza prima di un assalto. Questi abusi non sono "casi isolati" ma la risposta strutturale di una catena di comando ossessionata dai risultati. Sotto la legge marziale, i reparti d'assalto vengono spinti a compiere missioni suicide, operazioni nelle killing zone, quelle ad altissimo tasso di mortalità. Di fronte al logoramento psicologico e al rischio di diserzione, i comandanti hanno risposto con il terrore interno. La logica è spietata: terrorizzare il soldato affinché tema i propri superiori più del fuoco nemico, costringendolo ad avanzare per conquistare pochi metri di terra da esibire nei bollettini di guerra. Queste cose ricordano tristemente gli ordini di assalto del generale Cadorna nella Prima guerra mondiale.
La necessità politica di "esibire" la vitalità del fronte
Perché questa pressione ha raggiunto livelli così drammatici proprio nel 2026? La risposta è squisitamente politica ed economica. L'Ucraina si trova in una fase cruciale in cui deve costantemente dimostrare ai partner della NATO e dell'Unione Europea di essere "viva" e in grado di "vincere". Senza successi tangibili da mostrare sui tavoli internazionali, il flusso di miliardi di dollari e di forniture militari rischierebbe di esaurirsi, lasciando il posto a pressioni per un negoziato di pace a condizioni sfavorevoli. I successi militari rivendicati in questi mesi sono stati letteralmente "fabbricati" sulla pelle delle reclute forzate, spremute fino all'estremo per produrre titoli di giornale rassicuranti per l'opinione pubblica occidentale.
Gli applausi dell'Occidente e il cinismo geopolitico
Mentre nei campi d'addestramento ucraini si consumavano queste torture per reprimere il dissenso interno, i leader occidentali accoglievano il presidente Volodymyr Zelensky con rinnovato entusiasmo. Nelle cancellerie europee e a Washington, Zelensky ha incassato calorosi apprezzamenti per essere riuscito, a dire dei partner occidentali, a "invertire le sorti della guerra" e a dimostrare la resilienza del suo popolo.

I leader della NATO hanno lodato la "straordinaria determinazione" di Kiev, celebrando la capacità strategica ucraina come la prova provata che il sostegno occidentale sta dando i suoi frutti. Un plauso che ignora deliberatamente le stesse inchieste penali avviate dallo stesso Ufficio Statale di Investigazione (SBI) ucraino che ha dovuto rimuovere Jurij Harkavyj, il comandante del Reggimento Skelya (nella foto), e incriminare diversi ufficiali per abuso di potere sotto legge marziale. Il 20 gennaio 2025 Harkavyj era stato insignito dal presidente Zelensky del titolo di Eroe dell'Ucraina, la più alta onorificenza del paese.
Ma chi ha scoperchiato la macchina della tortura militare?
Grande è stato il merito della testata giornalistica Babel. Si chiama Kateryna Lykhohliad la coraggiosa giornalista ucraina che ha raccolto testimonianze e prove della spaventosa macchina di tortura militare. La sua inchiesta è stata un terremoto che in queste settimane ha scosso le fondamenta del sistema di allucinante costrizione militare. Oggi quella giornalista sta pagando il prezzo del suo coraggio. Infatti lei, la direttrice Kateryna Kobernyk e l'intera redazione di Babel hanno ricevuto gravi minacce dirette a seguito della pubblicazione dell'inchiesta shock sul 425º Reggimento d'Assalto "Skelya". Le minacce sono arrivate direttamente da un militare appartenente allo stesso Reggimento Skelya, identificato dalla redazione come Mykola "Kyianyn" Kharkhan.
Fermare la macchina del sangue e della guerra
Come pacifisti dobbiamo informarci e informare su questi orrori, documentandoli con tutto il loro corredo di particolari raccapriccianti. Lo ripeteremo fino allo sfinimento. Questa è la guerra dei silenzi e delle bugie. Ma è anche la guerra in cui la gente scende in piazza stanca di essere condotta al massacro.
Dobbiamo uscire da una denuncia molto vaga e poco incisiva contro la guerra. La guerra è questo che avete letto. La guerra è sangue e ipocrisia. E non possiamo rimanere in silenzio di fronte a tutto questo. La retorica dei "successi militari" si conferma per l'ennesima volta una narrazione tossica che alimenta il tritacarne umano. I soldati vengono mandati al macello dai propri comandanti sotto la minaccia della tortura. Altro che guerra patriottica, in due milioni si sono sottratti alla chiamata alle armi in Ucraina. Vengono ricercati e caricati a forza sui bus per essere mandati al fronte. Questo è lo scenario cinico che l'Occidente puntella e sostiene. E lo sfrutta a fini economici per arricchire i padroni della guerra, senza provare vergogna. Ancora una volta la storia si ripete con le stesse bugie. E qualcuno ci crede.
Voi caricate le armi
che altri dovranno sparare
e poi vi sedete e guardate
mentre il conto dei morti sale
voi vi nascondete nei vostri palazzi
mentre il sangue dei giovani
scorre dai loro corpi
e viene sepolto nel fango
Bob Dylan
Bob Dylan
Venite padroni della guerra
voi che costruite i grossi cannoni
voi che costruite gli aeroplani di morte
voi che costruite tutte le bombe
voi che vi nascondete dietro i muri
voi che vi nascondete dietro le scrivanie
voglio solo che sappiate
che posso vedere attraverso le vostre maschere
Voi che non avete mai fatto nulla
se non costruire per distruggere
voi giocate con il mio mondo
come se fosse il vostro piccolo giocattolo
voi mettete un fucile nella mia mano
e vi nascondete dai miei occhi
e vi voltate e correte lontano
quando volano le veloci pallottole
Come Giuda dei tempi antichi
voi mentite e ingannate
una guerra mondiale può essere vinta
voi volete che io creda
ma io vedo attraverso i vostri occhi
e vedo attraverso il vostro cervello
come vedo attraverso l'acqua
che scorre giù nella fogna
Voi caricate le armi
che altri dovranno sparare
e poi vi sedete e guardate
mentre il conto dei morti sale
voi vi nascondete nei vostri palazzi
mentre il sangue dei giovani
scorre dai loro corpi
e viene sepolto nel fango
Avete causato la peggior paura
che mai possa spargersi
paura di portare figli
in questo mondo
poiché minacciate il mio bambino
non nato e senza nome
voi non valete il sangue
che scorre nelle vostre vene.
Che cosa sono io per parlare quando
non è il mio turno?
Direte che sono giovane
direte che non ne so abbastanza.
Ma c'è una cosa che so
anche se sono più giovane di voi:
so che perfino Gesù
non perdonerebbe quello che fate
Voglio farvi una domanda:
il vostro denaro vale così tanto
vi comprerà il perdono
pensate che potrebbe?
Io penso che scoprirete
quando la morte esigerà il pedaggio
che tutti i soldi che avete accumulato
non serviranno a ricomprarvi l'anima
E spero che moriate
e che la vostra morte giunga presto
seguirò la vostra bara
in un pallido pomeriggio
e guarderò mentre
vi calano giù nella fossa
e starò sulla vostra tomba
finché non sarò sicuro che siate morti.
Fonte: https://www.antiwarsongs.org/canzone.php?id=8&lang=it
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