Le due facce della guerra in Ucraina

Combattenti e disertori

Da una parte c’è chi combatte e proclama la propria fede nella guerra, dall’altra c’è chi si rifiuta di combattere e viene reclutato con la forza
13 luglio 2026
Ida Merello

Mentre Rai News riportava, il 9 luglio, la rivolta a Leopoli di una popolazione ucraina inferocita contro il reclutamento forzato degli uomini in età di leva, il 10 luglio il nostro Giornale Radio 3 del mattino dava spazio all'intervista di un ucraino di Mariupol, che era stato prigioniero dei russi, in celle senza riscaldamento, e li accusava di sevizie, proclamando la sua fede nella guerra e il bisogno semplice di difendere la sua terra: "Io non ho mai fatto niente di male", diceva. L'immagine offerta era dunque quella di un paese pacifico, ingiustamente attaccato, e che vuole difendersi. Immagine in contrasto con le accuse pronunciate da Dmytro Lubinets, difensore civico ucraino, nei confronti della propria classe dirigente per le violenze commesse durante il reclutamento forzato. Bandiera

Queste visioni così opposte fanno riflettere: quali sono le notizie che ci arrivano dal fronte di guerra, al netto della propaganda di cui i nostri organi di informazione, a eccezione di rari quotidiani, ci sommergono ogni giorno?

Se si sa qualcosa, per esempio, nel nostro paese, di Dmytro Koval lo si deve a PeaceLink, che ha ripreso le inchieste di Forum 18 e del giornale ucraino Babel e pubblicato anche il comunicato dell'EBCO (European Bureau for Conscientious Objection). La notizia è poi rimbalzata in alcuni siti pacifisti.

Koyal, come riferito da PeaceLink, chiedeva di svolgere il servizio civile, anziché militare, per convinzione religiosa (era un battista): è stato invece assegnato al 425 reggimento d'assalto Skelya. Allora  ha rifiutato il cibo, ed è stato torturato a tal punto che è morto dopo due settimane, a cinquant'anni, lasciando un corpo così devastato che la moglie ha dovuto basarsi su dettagli per il riconoscimento. La donna ha chiesto allora l'apertura di un'indagine. Le autorità militari giustificano le ecchimosi con pratiche di rianimazione; mentre le organizzazioni che si occupano di libertà religiosa continuano la loro lotta in nome della libertà del servizio civile, in un dibattito acceso. 

In Francia Medias-presse.info (https://www.medias-presse.info/ukraine-une-armee-camp-de-concentration) pubblicava il 6 luglio un reportage di Peter Koroatev, tradotto in francese da Thierry Marignac, che descrive le sevizie perpetrate sulle reclute nell'esercito ucraino. L'esercito ha infatti sempre più difficoltà di reclutamento e costituisce unità combattenti "monouso", a partire da tossicomani e portatori di disabilità mentali. 

Ormai chi in Ucraina rifiuta la guerra supera del doppio chi vi prende parte.
E chi si sottrae alla leva militare (il totale è di circa due milioni) viene attivamente ricercato come “renitente”. 

In Europa si sta discutendo di rispedire in Ucraina chi è fuggito dalla guerra ed è espatriato.

Questi orrori ci devono ricordare che il sostegno dell'Unione Europea li rende possibili.

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