Ucraina, impennata di denunce verso i reclutatori militari
Il difensore civico ucraino Dmytro Lubinets ha evidenziato che la mancata risoluzione legale delle denunce per abusi durante la mobilitazione, unitamente alle pratiche aggressive di reclutamento, sta alimentando una profonda sfiducia. Questo accumulo di tensioni rischia di radicalizzare la società ucraina, un problema tornato al centro del dibattito pubblico a seguito di scontri e proteste, come quelli avvenuti a Leopoli. [1, 2, 3, 4]
La renitenza alla leva militare
Le parole del difensore civico ucraino, Dmytro Lubinets, descrivono un sistema di mobilitazione che, secondo lui, si sta trasformando in un meccanismo di coercizione, alimentando una pericolosa tensione sociale e un aumento del fenomeno della renitenza alla leva.
- La renitenza riguarda i maschi di età compresa tra i 25 e i 60 anni (soglia abbassata dai precedenti 27 anni).
- In Ucraina i renitenti alla leva attivamente ricercati dalle autorità sono circa 2 milioni, secondo i dati ufficiali e confidenziali condivisi dal Ministero della Difesa ucraino, come riporta l'emittente pubblica polacca TVP World che parla anche di 200 mila disertori.
Un'impennata di denunce: i numeri della crisi
Si sta assistendo a un enorme aumento dei reclami per violazioni commesse dai centri di reclutamento militare ucraini (TCC). I numeri parlano da soli:
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2022: 18 reclami
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2023: circa 500 reclami
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2024: circa 3.500 reclami
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2025: circa 6.000 reclami (secondo alcune fonti, fino a 6.127)
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Primo trimestre del 2026: già 1.657 nuovi reclami (dovrebbe superare i 6660 casi a fine anno)
Un aumento che dimostra una conflittualità drammatica e crescente fra i cittadini e le istituzioni preposte alla mobilitazione militare.
Il difensore civico ucraino per i diritti umani, Dmytro Lubinets, ha condannato pubblicamente le detenzioni arbitrarie, l'uso della forza fisica, il sequestro dei beni personali e la negazione dell'assistenza legale, definendo queste pratiche "vergognose" e in violazione della Costituzione. [1]
Le violazioni denunciate: un "sistema di coercizione"
Lubinets descrive un sistema che ha abbandonato la logica della motivazione per abbracciare quella della coercizione, con conseguenti violazioni dei diritti umani. Tra le irregolarità più gravi da lui denunciate troviamo:
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detenzioni illegali di cittadini trattenuti con la forza nei centri di reclutamento per settimane, senza possibilità di contattare i familiari.
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uso della forza e occultamento dell'identità; vi sono denunce di aggressioni fisiche durante i fermi, con il personale dei TCC che indossa passamontagna per nascondere la propria identità.
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rifiuto di registrare le denunce; vi sono stati episodi in cui la polizia si è rifiutata di aprire un'indagine, come accaduto in un centro di reclutamento a Užhorod dove sono state riscontrate condizioni degradanti e abusi; lì sono stati documentati casi di cittadini ammanettati alle scale e privati di cibo, igiene adeguata e assistenza medica. [1, 2]
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Inosservanza delle raccomandazioni ufficiali; il caso del centro di reclutamento di Bila Tserkva è emblematico: le richieste di Lubinets per migliorare le condizioni di detenzione sono state ignorate per due mesi, fino a quando non sono intervenuti i media.
Questo comportamento, secondo il difensore civico, non solo è illegale, ma è anche controproducente per l'esercito. I soldati al fronte, ha dichiarato, non vogliono reclute "mobilitate con la forza" (il cosiddetto fenomeno della "busification"), ma soldati motivati e addestrati.
Le cause secondo Lubinets
Lubinets ha individuato alcune delle ragioni alla base di questi comportamenti. Ha suggerito che molti ufficiali di leva, spesso reduci dal fronte, potrebbero non avere la formazione psicologica necessaria per gestire situazioni di tensione, sfogando il proprio stress sulla popolazione.
Inoltre Lubinets ha criticato la mancanza di chiarezza nelle procedure di fermo, che lascia spazio ad abusi.
Le proposte per invertire la rotta
Per arginare questa crisi di fiducia e il conseguente rischio di radicalizzazione, Lubinets ha avanzato delle proposte per riformare il sistema:
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passare dalla coercizione alla motivazione, sostituendo le retate con un sistema che offra incentivi chiari e trasparenti; ad esempio, ha proposto di offrire un pagamento iniziale di circa 1 milione di grivnie (circa 25.000 dollari) a chi firma un contratto di un anno, con aumenti progressivi per i rinnovi;
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creare un sistema di reclutamento efficace, trovando il ruolo giusto per ogni volontario, tenendo conto delle sue competenze e condizioni di salute, invece di arruolare forzatamente chiunque;
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rispondere prontamente ai reclami e sollecitare le autorità a non attendere lo scandalo mediatico per agire, ma a rispondere tempestivamente alle segnalazioni ufficiali per prevenire l'escalation della tensione.
La posizione di Lubinets è chiara: il sistema attuale sta fallendo, e il crescente numero di denunce e la natura sempre più grave delle violazioni sono un campanello d'allarme per l'intera società ucraina. La sua richiesta è quella di un cambiamento radicale e urgente per ricostruire un patto di fiducia tra lo Stato ucraino e i suoi cittadini.
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