Albert, bollettino pacifista internazionale

Ucraina: la rivolta delle piazze contro il "tritacarne" militare

Il siluramento del popolare ministro della Difesa Fedorov accende proteste senza precedenti a Kiev e in altre città ucraine. Al centro della rabbia dei manifestanti e dei familiari dei soldati c'è la strategia del Comandante in Capo Syrskyi, accusato di sacrificare troppe vite umane.
18 luglio 2026
Redazione PeaceLink

Le strade di Kiev, Leopoli, Odessa e Dnipro si sono riempite di manifestanti. Non succedeva da tempo, schiacciate come sono dalla legge marziale e dal dramma quotidiano dei bombardamenti russi. Eppure, la frattura interna al potere ucraino è diventata una voragine pubblica. La decisione del presidente Zelensky di cedere all'ultimatum del Comandante in Capo delle Forze Armate, il generale Oleksandr Syrskyi, rimuovendo il giovane ministro della Difesa Mykhailo Fedorov, ha rotto il tabù dell'unità nazionale a tutti i costi.

Albert, pacifist bulletin

Nelle piazze, cartelli con la scritta "Riportate Fedorov" si mescolano a cori durissimi: "Syrskyi, vattene!". Ma dietro la superficie di un drammatico rimpasto di governo si nasconde una crisi molto più profonda: il rifiuto popolare di una strategia militare che sta costando troppi morti.

Prima di queste proteste c'erano state quelle delle mogli e dei parenti dei soldati tenuti al fronte dall'inizio della guerra, senza ricambio. Non vanno dimenticate anche le proteste del luglio 2025 contro la legge che indeboliva gli organismi anticorruzione.

 

Due visioni opposte: la tecnologia contro la logica del logoramento

Il conflitto interno che ha portato alla rimozione del ministro della Difesa Fedorov (35 anni) rappresenta uno scontro non solo generazionale, ma di paradigma.

La linea Fedorov 

Architetto della digitalizzazione dell'esercito e fautore della "guerra dei droni", l'ex ministro ha cercato nei suoi sei mesi di mandato di imporre una dottrina chiara: preservare le vite umane attraverso l'asimmetria tecnologica, automatizzando i reparti per non esporre la fanteria in prima linea.

La linea Syrskyi

Generale sessantenne cresciuto nelle accademie sovietiche, Syrskyi è accusato dalla piazza e da numerosi comandanti sul campo di applicare una dottrina dogmatica basata sull'attrito, sulla difesa posizionale ad ogni costo e sulla mobilitazione di massa.

L'ex ministro Fedorov ha denunciato pubblicamente come il capo dell'esercito abbia sistematicamente ostacolato le riforme e i tentativi di sradicare la corruzione negli approvvigionamenti militari, preferendo proteggere le vecchie gerarchie burocratiche anziché adattarsi a una guerra tecnologicamente mutata.

Il peso emotivo delle perdite: l'ombra del "Generale 200"

Ma l'elemento più significativo di queste proteste è l'emegere in forma pubblica del dolore e del malcontento per l'altissimo tributo di sangue pagato dai soldati ucraini.

A scendere in piazza sono soprattutto giovani, medici militari, reduci e madri. Nella memoria collettiva pesa enormemente la condotta strategica di Syrskyi, tristemente soprannominato dalle truppe "il macellaio" o "Generale 200" (dal codice militare utilizzato per indicare i caduti in azione) durante la logorante difesa frontale di Bakhmut, costata la vita a migliaia di soldati per difendere una città ormai ridotta in macerie. I soldati sono evidentemente stanchi di vedere la fanteria mandata a tenere linee indifendibili. Ritengono che sia perdente combattere una guerra simmetrice di logoramento contro un avversario numericamente superiore.

La crisi della mobilitazione forzata

Il siluramento di Fedorov ha fatto crollare l'ultimo argine di fiducia rispetto a una delle questioni più spinose e laceranti dell'Ucraina odierna: la mobilitazione forzata. Le piazze oggi danno voce alla rabbia contro i metodi sempre più duri degli uffici di leva e contro l'invio al fronte di reclute scarsamente addestrate ed equipaggiate.

Senza una nuova strategia militare la leva obbligatoria viene percepita da una fetta crescente di popolazione come una condanna senza appello ad un logoramento perdente di lunga durata, alimentando una crisi sociale e umanitaria che il governo non può più nascondere sotto il tappeto della propaganda bellica.

Il costo insostenibile della guerra d'attrito

Queste manifestazioni di piazza ci mostrano una verità ineludibile: la logica della guerra d'attrito non è più percepita come sostenibile dall'esercito che ha meno uomini. Ossia quello ucraino. Quando lo scontro si riduce ad infliggere perdite subendone di altrettanto devastanti per rallentare l'avanzata nemica, il collasso interno diventa una minaccia reale quanto le offensive esterne.

La richiesta di dimissioni di Syrskyi da parte dei cittadini ucraini nasconde il disperato tentativo della società civile di porre un freno alla logica del tritacarne e di rimettere il valore della vita umana al centro della discussione pubblica. La gente non è scesa in piazza per avere più droni ma per salvare la pelle.

Note: Volodymir Zelensky sta studiando la possibilità di licenziare anche il capo di stato maggiore Oleksandr Syrsky, coinvolto nel braccio di ferro con il ministro della Difesa uscente, Mikhailo Fedorov che ha aperto una delle crisi politico militari più gravi dall'inizio della guerra. Una fonte dell'Amministrazione ucraina citata dal Financial Times, spiega che da ieri il Presidente ucraino ha iniziato a incontrare comandanti delle forze militare per valutare le loro idee sulla situazione al fronte e anche per condurre interviste su possibili candidati a sostituire Syrsky, uno scenario a cui è aperto a patto di individuare la persona in grado di garantire il passaggio ordinato di poteri, senza indebolire la linea del fronte. Il Presidente ha compreso di dover fare qualcosa sul dossier, dopo che da ieri le proteste per il licenziamento del modernizzatore Fedorov si sono estese a una campagna contro il capo di stato maggiore, che viene chiamato 'il macellaio' per la sua indifferenza al numero delle vittime sostenute in una operazione militare. Sysrky aveva assunto la carica nel febbraio del 2024, dopo il licenziamento di Valery Zaluzhny, inviato a fare l'ambasciatore a Londra per la troppa popolarità raggiunta in patria, ora rivale politico di Zelensky. (Repubblica 18.7.2026)

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