Se i generali frenano la psicosi bellica dei politici
Se i generali frenano la psicosi bellica dei politici: il caso del SACEUR e i piani della Germania
Di fronte all'escalation della retorica del riarmo in Europa, le analisi del Comando Supremo della NATO offrono una chiave di lettura che smonta la psicosi dell'invasione russa in Europa, definita come imminente. È un invito alla razionalità che la cattiva politica finge di non sentire.
Ubi maior, minor cessat. In una gerarchia militare rigida come quella della NATO, le valutazioni del Comandante Supremo Alleato in Europa dovrebbero rappresentare la parola definitiva, il punto di riferimento indiscutibile per tutti i Paesi membri. Eppure, assistiamo oggi a un singolare paradosso: mentre la politica europea evoca scadenze apocalittiche per giustificare bilanci di guerra e tagli al welfare, il vertice militare europeo più alto dell'Alleanza Atlantica mantiene una postura di freddo realismo che smentisce la narrazione dei "carri armati russi alle porte" delle nostre capitali.
La tesi: la militarizzazione della Germania e la scadenza del 2029
Da mesi, le cancellerie europee – con Berlino in prima fila – hanno intrapreso una narrazione basata sull'inevitabilità del conflitto. Il governo tedesco ha formalizzato questa visione nell'Operationsplan Deutschland (OPLAN DEU), un corposo piano strategico di oltre 1.200 pagine che ridisegna la Germania non più come uno Stato pacifico, ma come il fulcro logistico di una mobilitazione di massa.
Il ministro della Difesa tedesco, Boris Pistorius, è stato categorico davanti al Bundestag: «Dobbiamo essere pronti alla guerra entro il 2029». Sulla scia di queste dichiarazioni, i capi di stato maggiore della Bundeswehr hanno ipotizzato una "finestra di opportunità" per un attacco russo all'Europa in un arco temporale compreso tra il 2028 e il 2030. La risposta politica a questa tesi è stata immediata: reintroduzione della leva obbligatoria sotto nuove forme, riconversione industriale, appelli alla protezione civile e stanziamenti miliardari sottratti alla transizione ecologica e ai servizi sociali. Una militarizzazione psicologica prima ancora che materiale. Che il presidente francese Macron ha rilanciato con queste parole: «Pronti a difenderci a costo del sangue».
L'antitesi: il realismo strategico del Comandante Supremo della NATO
Ma è proprio al vertice della piramide di comando che questa tesi si scontra con una realtà militare del tutto diversa. Il generale dell'Aeronautica statunitense Alexus G. Grynkewich, insediatosi come 21° Comandante Supremo Alleato in Europa (SACEUR) e capo dell'EUCOM, analizza lo scenario senza l'emotività (o gli interessi elettorali) della politica continentale.
Ma il generale che comanda la NATO smentisce queste ipotesi con i dati dell’intelligence.
Dalle valutazioni del comando supremo emerge un'antitesi netta: lo scenario di un attacco convenzionale o di un'invasione russa su vasta scala contro l'Europa non è considerato militarmente realistico. Le ragioni espresse dal SACEUR poggiano su questi dati di fatto.
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Logoramento strutturale. Le forze di terra di Mosca hanno subito un logoramento tale in Ucraina da richiedere anni di sola ricostruzione interna, rendendo impensabile un'offensiva contro un blocco di 32 nazioni.
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Superiorità tecnologica e aerea. Per un generale d'aviazione come Grynkewich, il controllo dei cieli è il fattore decisivo. La Russia, che non ha ottenuto la superiorità aerea in Ucraina, non ha alcuna capacità di sfidare le forze aeree integrate della NATO. Qualsiasi avventura convenzionale si tradurrebbe in un suicidio strategico per il Cremlino, e Mosca ne è perfettamente consapevole. Tanto che lo stesso Putin lo ha dichiarato.
L'invasione territoriale, la terza guerra mondiale coreografata dai talk show europei, viene declassata a scenario irrazionale e di disinformazione.
A chi giova la cultura della paura?
Se il Comandante Supremo della NATO – colui che detiene la reale responsabilità operativa e la mappa aggiornata delle capacità militari dei due blocchi – frena sugli scenari bellici, perché vari governi europei continuano a soffiare sul fuoco del panico?
La risposta non è militare, ma politica ed economica. La retorica del "nemico alle porte nel 2029" è il grimaldello ideale per costringere le opinioni pubbliche ad accettare l'inaccettabile: lo spostamento di risorse pubbliche dal welfare all'industria degli armamenti. La paura è lo strumento di condizionamento più efficace per mettere a tacere il dissenso e blindare scelte economiche che, in tempo di pace, i cittadini respingerebbero.
Sarebbe ora che la politica europea ascoltasse la fredda razionalità dei comandi militari anziché strumentalizzare la geopolitica per alimentare un'inutile e pericolosa economia di guerra.
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