La "busification" in Ucraina: il dramma della caccia ai renitenti alla leva
C'è un termine inquietante che sta emergendo dal vocabolario di guerra ucraino: "busification". Non si trova ancora nei dizionari, ma descrive una pratica sempre più diffusa e traumatica: il prelievo forzato di uomini dalle strade, dagli autobus rei reclutatori militari, persino dalle loro case, per essere arruolati nell'esercito.
I renitenti alla leva militare
Guardare il servizio della trasmissione DW News (il telegiornale di punta di Deutsche Welle, l'emittente pubblica internazionale tedesca) è un importante per capire ciò che sta succedendo. Gli abili alla leva in Ucraina oscillano fra i 4 e i 5 milioni e, se tutti si arruolassero, le sorti della guerra volgerebbero probabilmente a favore dell'Ucraina.
Ma lo slancio iniziale verso l'arruolamento sembra essersi fortemente affievolito e il video che segue getta luce su questa realtà inquietante. I renitenti scappano, i militari li catturano e li caricano a forza sul bus per portarli poi al fronte.
Il video della "busification"
Il documentario è disponibile a questo link:
https://www.youtube.com/watch?v=L4tQylc1nuY
Ecco la traduzione del testo che accompagna il servizio:
"Con l'esercito a corto di soldati, le cosiddette unità di mobilitazione dell'Ucraina stanno dando la caccia ai sospettati renitenti alla leva. DW segue una di queste unità, testimoniando il dilemma tra la difesa della nazione e il mettere a rischio la propria incolumità personale".
Il servizio prosegue descrivendo una realtà allarmante, lontana dalla narrazione eroica della resistenza ucraina.
Il malcontento cresce lontano dal fronte
Nelle città occidentali come Leopoli, lontane centinaia di chilometri dalle linee del fronte dove si consuma il massacro quotidiano, il risentimento verso le unità di mobilitazione – i cosiddetti TCK (Terrorialni Tsentry Komplektuvannia, i centri di reclutamento territoriale) – sta crescendo in modo palpabile. Non si tratta di tradimento o di mancanza di patriottismo. Si tratta, piuttosto, di stanchezza, paura e della percezione di un'autorità che agisce sempre più come un corpo di occupazione nei confronti dei propri cittadini.
Gli ufficiali incaricati di queste operazioni raccontano a DW che il loro lavoro è profondamente impopolare e psicologicamente devastante. Immaginiamo la condizione di un uomo costretto a catturare un altro uomo, suo connazionale, forse suo vicino o suo coetaneo, per consegnarlo a una trincea da cui difficilmente tornerà. Eppure, gli stessi ufficiali insistono: "Non abbiamo alternative". La linea del fronte, insanguinata e stremata, urla rinforzi.
Ma è davvero l'unica via?
La rabbia popolare e gli abusi
Alcuni residenti di Leopoli intervistati da DW affermano che la mobilitazione è essenziale per la sopravvivenza della nazione. Senza soldati, dicono, la Russia avanzerebbe. Questo è il dilemma tragico e irrisolto dell'Ucraina: resistere o disgregarsi.
Tuttavia, la diffusione sui social media di video che mostrano detenzioni violente – uomini strappati dai mezzi pubblici, malmenati, ammanettati senza un vero mandato – ha alimentato una rabbia pubblica difficile da contenere. Non è più solo paura della leva. È paura dello Stato. E la conseguenza è stata inevitabile: le autorità ucraine hanno aperto centinaia di indagini per abuso di potere contro i propri ufficiali di mobilitazione.
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