Albert, bollettino pacifista internazionale

Le torture nascoste nei reparti d’assalto ucraini

Un’inchiesta scuote l’esercito di Kiev. Tra i reparti d’assalto impiegati in battaglie chiave come quella di Kostjantynivka, il 425º reggimento è finito sotto accusa per un sistema di torture e morti sospette. Verrebbero sistemate mine attorno ai reparti per evitare che i soldati ucraini disertino.
19 luglio 2026
Redazione PeaceLink

Albert, pacifist bulletin

Nelle ultime settimane, una serie di inchieste giornalistiche ha squarciato il velo su un capitolo oscuro della guerra in Ucraina: le violenze interne ad alcuni reparti d’assalto dell’esercito di Kyiv. Al centro delle accuse c'è il 425º reggimento d’assalto “Skelya” (o “Skala”), un’unità militare ucraina impegnata nella battaglia chiave di Kostjantynivka, città-fortezza del Donbass. Questo reggimento d'assalto - citato da Kiev e dalla stampa occidentale per la valorosa e strenua difesa della fortezza ucraina - ora è sotto inchiesta per torture e morti sospette. Le cose non vanno meglio per l'unità militare voluta e armata dalla Francia (la 155ª Brigata "Anna di Kiev" nota per le massicce diserzioni) e spedita a Pokrovsk nella strenua quanto disperata difesa di una roccaforte poi caduta in mano ai russi. 

Ma più in generale è sotto accusa il sistema di “disciplina militare” che ha trasformato i centri di addestramento in veri e propri luoghi di detenzione per evitare che si verifichino diserzioni. [1]

Un’inchiesta che parte da Babel

Il caso “Skelya” esplode pubblicamente nel giugno 2026, quando il giornale indipendente ucraino Babel pubblica una lunga inchiesta basata su oltre trenta testimonianze di soldati, ex reclute e familiari. [2] Secondo i giornalisti, nei centri di addestramento del reggimento si sarebbero verificati 26 morti non legate al combattimento in soli sei mesi, tra la fine del 2025 e la primavera del 2026. Un numero anomalo per un reparto che dovrebbe perdere i suoi uomini al fronte, non nelle retrovie. [3]

Secondo Babel e le testate che hanno ripreso l’indagine, molte di queste morti vengono ufficialmente archiviate come “polmoniti” o altre cause naturali. Ma i corpi restituiti alle famiglie mostrerebbero segni di pestaggi, costole fratturate, emorragie interne e lesioni compatibili con l’uso prolungato di manette. [4] Le autorità militari del reggimento respingono l’idea di una violenza “sistematica”, ma la pressione dell’opinione pubblica ha portato all’apertura di procedimenti penali da parte dell’Ufficio statale delle indagini (SBI) e alla sospensione del comandante del 425º reggimento. [5]

Il “pollaio”: addestramento o detenzione?

Al centro delle accuse c’è il cosiddetto “pollaio”, un punto di smistamento descritto dai testimoni come una struttura agricola priva di finestre, dove centinaia di uomini vengono concentrati al loro arrivo nel reggimento. [1] Qui le reclute sarebbero spogliate, private dei telefoni e sottoposte a un regime disciplinare mutuato dal sistema carcerario post-sovietico, sotto il controllo di guardiani armati definiti “vertukhai” (carcerieri). [4]

I soldati, secondo queste testimonianze, possono muoversi solo in gruppo, accompagnati ai servizi igienici sotto la minaccia dei fucili. Per ogni minima infrazione scattano percosse, isolamento, umiliazioni pubbliche e privazione del sonno. [2] Alcune celle di isolamento ospiterebbero insieme reclute e persone con dipendenze in crisi d’astinenza, senza alcun supporto medico: un contesto esplosivo, dove la violenza è costante e spesso sedata con l’uso di gas lacrimogeni. [5]

Il reclutamento di persone vulnerabili

Un altro elemento ricorrente nelle inchieste riguarda il profilo di parte degli uomini inviati a “Skelya”. Dalle ricostruzioni emerge l’utilizzo, anche con modalità coercitive, di centri di riabilitazione statali come bacino di reclutamento: tossicodipendenti in terapia con metadone, persone con gravi disturbi psichici, obiettori di coscienza o individui in situazioni familiari drammatiche sarebbero stati convinti o spinti ad arruolarsi nei reparti d’assalto. [6]

L’inchiesta ucraina (già citata da PeaceLink) racconta, tra gli altri, il caso di Dmytro Koval, un battista cinquantenne obiettore di coscienza, e quello di Volodymyr Tsukanov, un giovane con dipendenze che si prendeva cura della madre invalida. [7] Entrambi sarebbero morti dopo settimane di violenze e condizioni di detenzione mascherate da addestramento, con certificati ufficiali che parlavano di cause naturali, mentre i corpi mostravano lesioni compatibili con torture e pestaggi sistematici. [7]

Mine attorno ai campi di addestramento per scoraggiare le diserzioni

Tra gli aspetti più inquietanti vi sono le testimonianze sul minamento dei perimetri boschivi attorno ad alcuni campi di addestramento. [1] Secondo diversi soldati, l’area intorno alle basi sarebbe stata disseminata di mine e ordigni, trasformando questi centri in spazi da cui è impossibile disertare senza rischiare la vita. [4] Alcuni raccontano esplosioni notturne attribuite tanto agli animali selvatici quanto ai tentativi di fuga di uomini disperati; almeno un caso parla di un militare sopravvissuto a una deflagrazione, poi “scomparso” dai registri con una diagnosi amministrativa di morte per arresto cardiaco. [4] Anche qui, le versioni ufficiali e le testimonianze si contraddicono, e solo le indagini giudiziarie in corso potranno stabilire la veridicità di questi episodi. [5]

Pestaggi, torture e morti non da combattimento

Le denunce raccolte da Babel e da altri media indipendenti parlano di un ampio repertorio di violenze: pestaggi con calci e pugni, colpi al torace fino a fratturare più costole, trascinamenti per le braccia, uso delle manette per tempi lunghi che lasciano segni profondi sui polsi, privazione dell’acqua e del cibo come forma di punizione. [8]

Nel caso di Dmytro Koval, testimoni riferiscono di preghiere continue, digiuni interpretati come forma di protesta o di fede radicale, e pestaggi quotidiani ogni volta che rifiutava di mangiare. [2] Per Volodymyr Tsukanov, un sergente istruttore viene accusato di avergli fratturato nove costole a suon di colpi al torace, con la morte sopraggiunta in ospedale poco dopo. [2]

Un’altra inchiesta, di Slidstvo.Info, documenta – attraverso nuove interviste e materiali – episodi di torture con privazione dell’acqua, bastonature e persino spari contro soldati che tentavano di allontanarsi dal reparto senza permesso. [8] Ancora una volta, la linea difensiva del comando parla di “isolati casi di indisciplina” e di “violenze non sistemiche”, mentre il mosaico di testimonianze suggerisce un quadro più strutturale. [3]

L’uso dei veicoli quad come tortura

Tra le pratiche più estreme che sono state denunciate, alcune testate riportano racconti di soldati legati al retro di veicoli quad e trascinati lungo piste sterrate come forma di punizione esemplare contro i renitenti o i “disobbedienti”. [9] Gli ATV (All-Terrain Vehicle) - comunementi chiamati anche Quad - sono motocicli a quattro ruote progettati per la guida su vari tipi di terreno. A questi veicoli sarebbero stati legati con delle corde e trascinati i soldati indisciplinati o riluttanti ad andare a combattere. 

Soldati legati e trascinati lungo piste sterrate

Questa specifica modalità di tortura è riferita in forma di testimonianza in almeno un articolo della stampa europea, che cita l’inchiesta ucraina sullo Skelya. [9] Si tratta di un’accusa grave, coerente con il contesto di altre sevizie descritte. [8] Le indagini ufficiali, per quanto noto, fanno riferimento in generale a torture, pestaggi e abusi di potere, senza pubblicare finora le descrizioni tecniche di ogni singolo metodo di tortura impiegato. [5]

Le reazioni delle autorità ucraine

La risonanza delle inchieste di Babel e di altre testate ha obbligato le autorità di Kyiv a reagire. Il comandante del 425º reggimento d’assalto “Skelya”, Yurii Harkavyi, è stato sospeso, in attesa dell’esito dei procedimenti penali aperti dall’Ufficio statale delle indagini per possibili fatti di tortura, abusi e morti non da combattimento. [3] La commissaria militare per i diritti dei soldati, Olha Reshetylova, ha dichiarato che i primi casi di pestaggi e maltrattamenti nella “Skelya” erano stati documentati già tra il 2025 e il 2026, e che almeno 22 militari che avevano confermato i fatti di violenza sono stati trasferiti altrove per proteggerli da ritorsioni. [5] Al tempo stesso, il comando del reggimento respinge le accuse di violenze sistematiche e attribuisce molte morti a condizioni pregresse di salute o a malattie insorte dopo la mobilitazione. [3]

Questa dinamica – negazione ufficiale, pressione dell’opinione pubblica, avvio di inchieste interne – non è nuova in tempi di guerra, ma nel caso ucraino assume un significato particolare, perché coinvolge un esercito che rivendica la propria lotta difensiva contro un’aggressione esterna e che ha finora beneficiato di un forte capitale di solidarietà internazionale. [10]

Un problema più ampio: abusi “da entrambe le parti”

Gli organismi internazionali che monitorano il conflitto hanno sottolineato più volte che violazioni dei diritti umani e del diritto umanitario si registrano “da entrambe le parti”. [11] Rapporti dell’ONU, dell’OSCE e di altre missioni d’inchiesta descrivono un quadro di torture, esecuzioni sommarie, deportazioni e violenze sessuali commesse anche dalle forze russe e dalle autorità di occupazione contro civili e prigionieri di guerra ucraini. [12]

Ma il caso ucraino in questione è molto particolare perché non riguarda abusi e torture verso i "nemici" ma abusi e torture di militari ucraini contro altri militari ucraini.

Qui, infatti, le critiche si concentrano sulla gestione interna delle unità ucraine e sul rispetto dei diritti dei mobilitati, degli obiettori di coscienza e dei soggetti vulnerabili arruolati in reparti ad altissima mortalità. [13] La vicenda della “Skelya” diventa così un banco di prova per la capacità di Kiev di fare luce sui propri crimini compiuti verso i propri connazionali. Il governo ucraino dovrà dimostrare di voler perseguire i propri responsabili militari per abusi contro i propri cittadini. Dovrà dimostrare di voler recidere procedure aberranti e riformare catene di comando che richiedono il sacrificio totale per ragioni prive di valore tattico o strategico. Gran parte dei casi in questione sono legati a battaglie e tattiche militari portate avanti per motivi di immagine internazionale ("l'esercito ucraino sta fermando l'avanziata russa") volte a ottenere armi e sostegno dall'Occidente. La necessità di fare luce sulle torture, gli abusi e le uccisioni di propri concittadini è una necessità che il governo ucraino non può minimizzare nascondendosi dietro l'argomento della propria posizione di paese aggredito. [10] 

Renitenti ucraini saliti da 800 mila a due milioni

Purtroppo la guerra in Ucraina non è stata indagata fino in fondo su un punto critico: non vi sono carceri per rinchiudere tutti i renitenti alla leva. Lo avevamo scritto l'anno scorso. Ragion per cui i renitenti alla leva vengono inviati al fronte in trappole mortali - battaglioni d'assalto e assedi senza speranza - da cui fuggire è quasi impossibile. Da qui gli abusi. Da qui i "buchi neri" che risucchieranno la possibilità di accertare la verità, essendo punti per lo più inaccessibili. Gli ottocentomila renitenti alla leva di cui parlavamo a gennaio 2025 sono ora diventati due milioni. Chi lo ha detto? Il ministro della difesa Fedorov, recentemente silurato da Zelensky.

Perché queste storie riguardano il movimento pacifista

I numeri che citiamo sono drammaticamente eloquenti.

Per chi si occupa di pace e diritti umani, questi dati non sono meri dettagli. Mostrano come la logica della guerra totale corrompa anche gli eserciti che si presentano come “difensori”, spingendo verso la normalizzazione della violenza interna, della disumanizzazione del soldato (anche dei propri soldati) e della cancellazione di ogni spazio per l’obiezione di coscienza. [12]

Denunciare gli abusi nella “Skelya” significa affermare un principio fondamentale del diritto internazionale: nessun esercito, nemmeno quello che combatte una guerra difensiva, è autorizzato a torturare i propri cittadini o a trasformare campi di addestramento in luoghi di detenzione illegale e di tortura. [11] Al contrario, la credibilità delle istituzioni ucraine passa anche dalla capacità di riconoscere questi crimini, di risarcire le vittime, di punire i responsabili e di garantire riforme strutturali che riconoscano ai soldati i diritti civili e umani fondamentali.

Per questo è essenziale che le indagini sul 425º reggimento d’assalto “Skelya” - e di altri reparti punitivi riempiti di renitenti che vengono mandati all'assalto - siano trasparenti, accessibili all’osservazione internazionale e orientate a rompere l’impunità, non a coprirla. [12]

 


Riferimenti

  1. Babel: https://babel.ua/en/texts/127938-the-skelya-assault-regiment-has-combat-merits-and-is-well-equipped-and-according-to-eyewitnesses-they-torture-and-beat-people-to-death-there-babel-s-investigation

  2. Babel: https://babel.ua/en/news/128047-after-the-babel-investigation-into-the-deaths-and-torture-in-the-skelya-regiment-a-press-conference-was-held-there-the-main-points

  3. Kyiv Independent: https://kyivindependent.com/at-least-26-non-combat-deaths-reported-among-recruits-in-ukraines-skelia-regiment-media-says/

  4. Il Giornale d'Italia: https://www.ilgiornaleditalia.it/news/esteri/799327/ucraina-inchiesta-sul-425-reggimento-skala-sevizie-e-torture-soldati-morti-per-le-violenze-degli-ufficiali.html

  5. Femida: https://femida.ua/en/news/the-state-bureau-of-investigation-has-opened-criminal-proceedings-over-possible-torture-and-deaths-of-soldiers-in-the-425th-assault-regiment-skelya/

  6. Zazoom: https://www.zazoom.it/2026-06-30/ucraina-gli-orrori-del-reggimento-skala-violenze-torture-morti-sospette-e-il-comandante-sotto-inchiesta/19407407/

  7. PeaceLink: https://www.peacelink.it/mediawatch/a/51419.html

  8. Censor: https://censor.net/en/photonews/4013740/beatings-and-torture-in-skelia-regiment-slidstvo-info-investigation

  9. L'Essentiel: https://www.lessentiel.lu/fr/story/armee-ukrainienne-ils-vous-tabassent-vous-attachent-a-un-quad-et-vous-trainent-103595066

  10. Euronews: https://it.euronews.com/2023/09/25/in-ucraina-crimini-da-entrambe-le-parti-dalla-russia-molti-piu-abusi

  11. Skribi (Consilium Europa): https://skribi.consilium.europa.eu/it/press/press-releases/2026/07/13/human-rights-violations-against-ukrainian-prisoners-of-war-council-lists-15-individuals-and-one-entity/

  12. Ancora Fischia il Vento: https://www.ancorafischiailvento.org/2025/07/05/report-shock-dellonu-sulle-torture-in-ucraina-censurate-dalloccidente/

  13. Annuario Unipd (Centro Diritti Umani): https://annuario.unipd-centrodirittiumani.it/it/notizie/osce-rapporto-su-possibili-violazioni-ed-abusi-del-diritto-internazionale-umanitario-e-dei-diritti-umani-crimini-di-guerra-e-crimini-contro-lumanita-relativi-al-trattamento-dei-prigionieri-di-guerra-ucraini-da-parte-della-federazione-russa


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