Un'analisi pacifista

Dronofobia, cosa sta realmente accadendo nella guerra in Ucraina

La guerra dei droni non viene raccontata con sufficiente profondità. Genera infatti un trauma psicologico nella vita di milioni di persone, sia soldati sia civili. La precisione dei droni ha reso la guerra molto più letale aumentando il rapporto fra soldati uccisi e feriti.
15 luglio 2026
Redazione PeaceLink

La guerra dei droni e il disturbo da stress post traumatico (PTSD) Droni russi


Il ronzio di un condizionatore d’aria. Il motore di uno scooter. Il fruscio di un tagliaerba. Suoni banali, quotidiani, che nella vita di milioni di ucraini si sono trasformati in innescatori di terrore. Non è metafora ma è la nuova frontiera del disturbo da stress post-traumaticoche gli psichiatri militari hanno già battezzato con un nome particolare: dronofobia.

Mentre l’attenzione del mondo è catturata dai numeri della produzione bellica – 10 milioni di droni all’anno dichiarati dall’Ucraina, 7,3 milioni pianificati dalla Russia – un’altra cifra, molto più silenziosa, sta crescendo nell’ombra. È quella del numero di persone affette da che dronofobia. L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha stimato che, già un anno dopo l'invasione russa, 9,6 milioni di ucraini soffrivano di un disturbo mentale come depressione, ansia o PTSD. La dronofobia è una nuova, terribile variante di questa epidemia.


L’eredità del trauma

PeaceLink ha già avuto modo di raccontare, in un editoriale del febbraio 2025, i quattro mondi della guerra in Ucraina: chi combatte, chi si sottrae, le vittime e, infine, il mondo del disturbo post-traumatico da stress, descritto come “un’umanità dolente fatta di suicidi, follia e sofferenza psicologica”.

Quel quarto mondo – già definito in quell'editoriale come “la dimensione forse più devastante e duratura del conflitto” – è oggi sotto i riflettori di psichiatri e ricercatori. E la causa principale ha oggi ormai un nome preciso: i droni.

Già nell’ottobre 2023 segnalavamo che lo stress post-traumatico dilagava fra i soldati toccando il 60% dei combattenti, colpendo soprattutto quelli che avevano un maggiore fervore patriottico. Allora il dato appariva impressionante. Oggi la situazione potrevve diventare ancora peggiore.


Dronofobia: genesi di una parola

Il termine dronofobia è stato coniato dal dottor Serhii Andriichenko, psichiatra capo dell’ospedale militare di Kiev. Non si tratta di una semplice paura: è una vera e propria sindrome clinica, una nuova variante del PTSD (disturbo da stress post traumatico) che colpisce migliaia di soldati al loro ritorno dal fronte.

“Negli ultimi mesi, la maggior parte dei pazienti – se non sono feriti fisicamente – soffre di problemi di salute mentale provocati dall’attività costante dei droni”, ha dichiarato Andriichenko.

Il meccanismo è subdolo e pervasivo. Il suono del drone – quel ronzio insistente che precede l’attacco – diventa un trauma condizionato. In psicologia, il trauma condizionato è una risposta psicofisica di forte paura o ansia scatenata da uno stimolo neutro associato in passato a un evento traumatico. Questo meccanismo si basa sui principi del condizionamento classico (famoso tramite gli studi di Pavlov). Nelle trincee, i soldati sanno che quel ronzio significa che la morte sta per arrivare, spesso con pochi secondi di preavviso. 

E il trauma non si esaurisce al fronte. I soldati che tornano a casa scoprono che i suoni della vita civile – il motore di un motorino, un condizionatore, un tagliaerba – risvegliano lo stesso terrore facendoli a volte precipitare in uno stato di panico.


I numeri del trauma: un’epidemia silenziosa

I dati disponibili dipingono un quadro allarmante. Secondo una ricerca presentata al Military Health System Research Symposium del 2025, tra i pazienti militari ucraini:

  • il 70% mostra segni di burnout;

  • il 38% soffre di disturbo post-traumatico da stress;

  • l’11% ha avuto pensieri suicidi.

I dati sono stati presentati al Military Health System Research Symposium (MHSRS) 2025 dal dottor Oleh Berezyuk, direttore della direzione psicologica e della riabilitazione psicosociale dell’ospedale Unbroken, First Medical Union Hospital di Leopoli (Ucraina).

E questi numeri riguardano solo i soldati che hanno avuto accesso alle cure. La stragrande maggioranza dei combattenti non ha alcuna pausa dalla guerra perché i russi sono in superiorità numerica e dunque il governo ucraino non lascia fare pause, se non per brevi periodi, ai suoi soldati.

Il prezzo psicologico di questa esposizione prolungata è devastante. Uno studio del 2025 ha rilevato che i genitori ucraini che vivono in aree ad alta intensità di attacchi con droni mostrano tassi di PTSD significativamente più elevati (28,9%) rispetto a quelli delle aree a bassa intensità (20,5%). Il trauma si irradia contagiando intere comunità.


Il dronista e il bersaglio

Ma c’è un’altra dimensione del trauma, meno raccontata ma altrettanto profonda: quella dei piloti di droni.

A differenza del soldato in trincea, il pilota opera spesso a centinaia di chilometri di distanza, seduto davanti a uno schermo o immerso in un visore "totale". La guerra diventa un videogioco, ma con momenti terribili. Gli operatori vedono infatti un essere umano che cerca di scappare, un volto terrorizzato in primo piano, poi il video si interrompe perché il drone che controllano esplode.

Gli studi dimostrano che i piloti di droni sono esposti a un rischio significativo di sviluppare PTSD attraverso l’esposizione traumatica vicaria. L'esposizione traumatica vicaria (o trauma vicario) è una condizione psicologica derivante dall'osservazione del dolore altrui. Colpisce prevalentemente chi svolge professioni d'aiuto (psicologi, medici, infermieri, operatori umanitari) ma può provocare sintomi simili al disturbo da stress post-traumatico anche nei piloti di droni perché vedono la morte e la distruzione in tempo reale, spesso più da vicino di qualsiasi soldato al fronte.


La tecnologia che distrugge la psiche

Per comprendere l’impatto psicologico dei droni, bisogna guardare ai numeri della loro letalità. I droni FPV non sono solo armi: sono strumenti di terrore psicologico progettati per essere precisi, letali e inarrestabili.

L'acronimo FPV sta per First Person View, ovvero "visuale in prima persona". A differenza dei droni tradizionali pilotati a vista o guardando uno schermo, i droni FPV permettono di vivere un'esperienza di volo totalmente immersiva pilotando attraverso un apposito visore che trasmette in tempo reale ciò che vede la telecamera di bordo. [1, 2, 3, 4]

Con mezzo chilo di esplosivo, un drone FPV può uccidere un soldato entro un raggio di 5-7 metri. Un drone di questo tipo si può infilere delle feritoie delle trincee. Ma il vero danno psicologico è anteriore all’esplosione: è il ronzio che annuncia l’arrivo, è la consapevolezza di essere osservati, è la sensazione di non avere scampo. “Non puoi nasconderti da un FPV, e correre è inutile”, ha detto Pavlo, il soldato ucraino.

La guerra dei droni ha trasformato il campo di battaglia in una gabbia di vetro. Ogni movimento è osservato, ogni riparo è temporaneo, ogni attimo di tregua è un’illusione. Un soldato ucraino, dopo essere stato attaccato e filmato da un drone, ha sviluppato sintomi così gravi da sigillare le finestre di casa ed evitare la luce, per paura di essere visto dal cielo.

Il dottor Joseph Bonvie, psicologo che ha studiato il fenomeno, identifica tre pilastri che distinguono la dronofobia dal PTSD tradizionale:

  1. L’ipervigilanza legata al suono: il ronzio del drone diventa un trigger ineludibile;

  2. La sensazione di essere costantemente osservati: la perdita di ogni forma di privacy e anonimato;

  3. L’impotenza appresa: la consapevolezza che non c’è scampo, che il drone ti troverà comunque.


Rapporto morti/feriti

A differenza dell'artiglieria, che colpisce un'area più vasta con schegge, causando molte ferite ma un numero relativamente minore di morti, i droni sono proiettili guidati con precisione. Un soldato colpito da un drone difficilmente sopravvive.

  • Droni FPV: secondo un'analisi condotta dall'esercito ucraino, in un periodo di cinque mesi, i droni kamikaze hanno colpito 44.610 soldati russi, uccidendone 24.731 e ferendone 19.879. Questo si traduce in un rapporto morti/feriti di circa 1,24 a 1, il che significa che per ogni soldato ferito, più di uno è stato ucciso.

  • Artiglieria: storicamente, in molti conflitti, il rapporto morti/feriti per l'artiglieria si aggira intorno a 1 a 3 o 1 a 4 (un morto ogni 3-4 feriti). La guerra in Ucraina conferma questa tendenza, con i droni che hanno soppiantato l'artiglieria come causa principale di vittime. Un rapporto del Ministero della Difesa russo, citato da KyivPost, ha rilevato che solo il 20% delle ferite dei soldati russi era causato dall'artiglieria, mentre i droni erano responsabili fino al 75-80% delle vittime.

La maggiore letalità dei droni FPV è data dalla loro capacità di inseguire il bersaglio e colpirlo con precisione, spesso a distanza ravvicinata, massimizzando l'effetto dell'onda d'urto e delle schegge sul corpo del soldato. 


Una generazione di uomini spezzati

Le conseguenze di questa epidemia psicologica sono destinate a durare decenni. Come abbiamo già scritto nel 2025, questo girone infernale della guerra “è fatto di suicidi, follia e sofferenza psicologica, che colpiranno almeno un milione di persone se si ripeterà la dinamica statistica osservata dopo la guerra in Vietnam”.

Non è un’esagerazione. La guerra del Vietnam ha prodotto centinaia di migliaia di veterani con PTSD, molti dei quali hanno lottato per tutta la vita con le conseguenze del trauma. La guerra in Ucraina, con la sua saturazione di droni e la sua esposizione prolungata al combattimento, rischia di produrre una crisi di salute mentale di proporzioni ancora maggiori.

Come ha avvertito un esperto durante un simposio sulla guerra dei droni, lo stress da combattimento e il PTSD potrebbero generare una generazione di uomini spezzati.

Specularmente la distruzione psicologica toccherà anche le truppe russe dispiegate al fronte.


Una sfida per il futuro

La comunità internazionale sta cominciando a prendere coscienza del problema. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha stimato che, un anno dopo l’invasione russa, 9,6 milioni di ucraini soffrivano di un disturbo mentale come depressione, ansia o PTSD. I numeri, oggi, sono certamente cresciuti.

Ma la risposta è ancora inadeguata. I soldati al fronte non hanno pause. I servizi di salute mentale sono insufficienti. E la guerra dei droni, con la sua capacità di infliggere traumi a distanza e in profondità, continua a mietere vittime e provocare traumi psicologici nei sopravvissuti.

La dronofobia distrugge la mente di chi l’ha subita. Il ronzio di un condizionatore d’aria, il motore di uno scooter, il fruscio di un tagliaerba continueranno per anni e anni a gettare nel panico milioni di persone, anche quando ci sarà la pace.

 

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