«Ti spediamo al fronte»: la mobilitazione come arma contro il giornalismo investigativo in Ucraina
Il caso di Shulhat non è isolato. È l'ultimo, drammatico episodio di una pratica che si sta consolidando in Ucraina: l'uso della mobilitazione forzata come strumento di intimidazione e censura contro i giornalisti indipendenti.
La minaccia: «Ti revochiamo l'esenzione e ti mandiamo al fronte»
Secondo quanto riportato da fonti di diverse redazioni di Kiev al sito Strana.news, la minaccia della mobilitazione militare è diventata «uno dei principali strumenti di pressione su giornalisti ed editori».
Un editore ha raccontato: «Sono arrivati degli uomini in divisa e hanno promesso di annullare la mia esenzione dal servizio militare in cinque minuti se non avessi rimosso una serie di articoli dal sito. Sono stato costretto a darne l'ordine».
Un altro giornalista ha descritto il caso di una direttrice di una testata a cui è stato minacciato l'arruolamento del figlio se avesse pubblicato un articolo critico verso la leadership di una delle forze dell'ordine.
Come ha spiegato una fonte del settore dei media: «Se il giornalista o l'editore non è soggetto a mobilitazione e non ha bisogno di un'esenzione, viene ricattato con la minaccia di arruolare suo figlio, marito o fratello».
Un altro giornalista ha descritto il caso di una direttrice di una testata a cui è stato minacciato l'arruolamento del figlio se avesse pubblicato un articolo critico verso la leadership di una delle forze dell'ordine
Il caso Shulhat
La vicenda di Yevhenii Shulhat è emblematica di questo meccanismo perverso.
Il 27 luglio 2026, la polizia di Kiev ha fermato il taxi su cui viaggiava Shulhat, lo ha ammanettato e portato con la forza a un centro di reclutamento. La redazione di Hromadske ha denunciato un «fermo mirato»: gli agenti non hanno controllato i documenti dell'autista, solo quelli del giornalista. Shulhat è stato rilasciato dopo aver ricevuto una convocazione per la visita medica.
La posta in gioco
La trasformazione della mobilitazione militare in uno strumento di censura rappresenta un pericoloso precedente. In un paese in guerra, dove la leva obbligatoria è una necessità, l'uso politico di questo strumento mina le fondamenta stesse della democrazia.
La Russia ha utilizzato leggi concepite per combattere terrorismo, estremismo e separatismo per soffocare la libertà di stampa. Nel 2026, la Russia occupa il 172° posto su 180 nell'Indice Mondiale della Libertà di Stampa di Reporter Senza Frontiere(RSF), mentre l'Ucraina viene collocata al 55° posto. Ad aprile 2026, 48 giornalisti russi erano detenuti nelle carceri russe. Dal 2022, si stima che 160 giornalisti russi siano stati esiliati. L'8 agosto 2026, il Comitato Investigativo della Russia ha aperto un procedimento penale contro la giornalista e blogger Katerina Gordeeva, riconosciuta dal Ministero della Giustizia come "agente straniero". L'accusa è di "diffusione di informazioni deliberatamente false" sull'uso delle Forze Armate russe, per materiali pubblicati sul suo canale Telegram. Il 1 giugno 2026, il tribunale distrettuale Zavolzhsky di Ulyanovsk ha arrestato in contumacia Anastasia Chumakova, fondatrice e caporedattrice del media indipendente ASTRA. Il motivo? I suoi post sulla strage di Bucha. Il 4 giugno 2026, OVD-Info, il progetto mediatico indipendente per i diritti umani che documenta gli arresti arbitrari e le violazioni dei diritti in Russia, è stato inserito nella lista delle organizzazioni "estremiste" e "terroriste" di Rosfinmonitoring. Un atto che criminalizza di fatto chi documenta la repressione. Nel settembre 2025, Julian Colling, corrispondente per diversi media francesi a Mosca dal 2017, è stato bandito dal territorio russo fino al 2030. Il 29 luglio 2026, Reporter Senza Frontiere ha denunciato una nuova legge che amplia l'arsenale repressivo contro i giornalisti russi in esilio.
I casi più recenti (2025-2026)
Katerina Gordeeva: l'ultimo procedimento penale
Anastasia Chumakova: l'editrice di ASTRA arrestata in contumacia
OVD-Info dichiarata "organizzazione estremista"
Julian Colling: corrispondente francese bannato fino al 2030
La nuova legge contro i giornalisti in esilio
Ha dichiarato un giornalista a Antikor.ua: «La presenza di un'esenzione e la minaccia della sua revoca sono diventati uno dei principali strumenti di pressione su giornalisti ed editori».
La posta in gioco non è solo la libertà di stampa, ma la sopravvivenza di quel giornalismo investigativo che, anche in tempo di guerra, continua a fare il suo lavoro: vigilare sul potere, denunciare la corruzione, raccontare la verità.
E per questo, chi lo pratica rischia di essere ammanettato e spedito al fronte.
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