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Forum: Forum contro la guerra

25 febbraio 2014

Opzione fiscale, Difesa popolare non armata e nonviolenta, Corpi Civili di Pace, il FCG interroga Arena 2014

Opzione fiscale, Difesa popolare non armata e nonviolenta, Corpi Civili di Pace, il Forum Contro la Guerra interroga gli ideatori e i promotori di Arena di pace 2014 (quarta questione sollevata)
Autore: Elio Pagani
Fonte: Promotori del Forum contro la guerra

Agli ideatori e promotori di Arena di Pace 2014 In queste note i promotori del Forum contro la guerra, pongono una quarta questione agli ideatori e promotori di Arena di Pace 2014: Vignarca (RID – Rete Italiana Disarmo) ci ha illustrato quello che potrebbe essere il percorso successivo di “Arena di Pace 2014”, elementi peraltro già presenti anche nella conferenza stampa di Roma del 22 gennaio scorso. Forti anche della approvazione dell’emendamento di Giulio Marcon che istituisce i “Corpi civili di pace” grazie ad un finanziamento di 9 milioni di euro in tre anni, si sta pensando al lancio di una Campagna per una legge di iniziativa popolare che permetta l’Opzione fiscale per il finanziamento della “Difesa non armata e nonviolenta” piuttosto che della “Difesa militare” e che metta le basi per avere “Corpi civili di pace” all’interno di una struttura di “Difesa civile”. La proposta è ovviamente molto interessante, Marcon il 18 dicembre scorso, infatti affermava: “L’idea di corpi civili di pace è quanto mai attuale. Soprattutto in un momento in cui la guerra e gli interventismi militari sono stati purtroppo rilegittimati come strumenti ordinari della politica estera e della governance – si fa per dire – delle relazioni internazionali. I corpi civili di pace ci indicano una strada alternativa: che si può intervenire nei conflitti con gli strumenti della nonviolenza, promuovendo azioni concrete come la interposizione e la riconciliazione tra le parti in conflitto.” Al di la del fatto che la Campagna non riesca poi concretamente a portare alla legge auspicata, sarebbe comunque una “battaglia culturale di massa” che potrebbe lasciare un segno positivo. Quello che preoccupa è il fatto che quand’anche la legge fosse approvata, come verranno effettivamente utilizzati questi “Corpi civili di pace”? Quale reale autonomia avranno dalle operazioni militari? Poiché, come esistono giornalisti “embedded” che seguono le “missioni di pace”, incorporati nel sistema militare e con “visione” di questo, esistono già in altri Paesi Corpi civili “embedded”, di fatto dipendenti, lo vogliano o meno, dalle strategie militari dei loro Paesi. Già molti anni fa Alex Langer riuscì ad ottenere l’approvazione di una risoluzione da parte del Parlamento europeo che chiedeva l’istituzione di Corpi di pace in Europa, ma la direzione intrapresa dall’UE, è quella della “Forza di reazione rapida”. Le posizioni che da anni si confrontano sono da una parte, quelle di chi vuole una maggiore integrazione militare tra i paesi dell’Unione capace anche di ridurre le spese militari e la necessità dell’esportazione di armi, grazie alla razionalizzazione necessaria, e, dall’altra quelle che difendono l’autonomia dei singoli stati proteggendo l’industria bellica nazionale. Vi è chi vuole una UE meglio armata e più indipendente dalla NATO, e chi pensa ad un’ulteriore integrazione in quella alleanza, anche attraverso una standardizzazione degli armamenti che privilegi quelli USA (vedi F35) e che vede le “Forze Armate” UE come pilastro europeo della NATO. Non viene messo in discussione tuttavia il modello vigente di un interventismo “a geometria variabile” dispiegabile in violazione, di fatto, dello Statuto ONU. In questo contesto la discussione sui Corpi civili di pace nella UE risulta al momento subalterna e non alternativa alla politica militare. Tornando al nostro Paese, ricordiamo che già la Legge 230/1998 prevedeva che l’Ufficio nazionale per il servizio civile (UNSC) predisponesse «d’intesa con il Dipartimento della protezione civile, forme di ricerca e di sperimentazione di difesa civile non armata e non violenta». Inoltre, con DPCM del 18 febbraio 2004 è stato istituito presso la Presidenza del Consiglio dei ministri un Comitato di consulenza per la difesa civile non armata e nonviolenta (DCNAN), «con il compito di elaborare analisi, predisporre rapporti, promuovere iniziative di confronto e ricerca al fine di individuare indirizzi e strategie di cui l’Ufficio nazionale per il servizio civile possa tenere conto nella predisposizione di forme di difesa civile non armata e nonviolenta». In un documento elaborato da questo Comitato nel gennaio 2006, intitolato “La Difesa civile non armata e nonviolenta – DCNAN” per la definizione del concetto di "Difesa civile non armata e nonviolenta", tra l’altro si legge: La DPN –Difesa Popolare Nonviolenta (ed in questo contesto, anche la DCNAN) trovano la loro principale ragion d’essere nella scelta a vantaggio della nonviolenza, prima ancora che nella più modesta scelta dell’alternativa disarmata rispetto a quella armata.” Ma quando, citando alcuni punti della «Carta» del Movimento Nonviolento italiano, vi è il tentativo di meglio definire il contenuto di questo concetto, i membri governativi del Comitato di consulenza sulla DCNAN dichiarano di non condividerlo. Ricordiamo che uno dei punti contestati era “l’opposizione integrale alla guerra”, nonché l’affermazione che la difesa armata “resta sullo sfondo come un quadro di riferimento che si intende superato e dannoso”. Come fare allora? Riuscirà il movimento che uscirà dall’Arena di Pace a tener fede alla “l’opposizione integrale alla guerra”, di cui parla questo documento? I promotori del Forum Contro la Guerra Varese – Novara, febbraio 2014

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